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La Stampa intervista Obama e perde un’occasione
Scritto da Natascha Fioretti in Etica e Qualità il 9 febbraio 2012
Stamani diversi notiziari diffondevano alcune delle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama rilasciate in un’intervista esclusiva pubblicata oggi dal quotidiano torinese La Stampa. “L’Italia sta facendo passi impressionanti al fine di modernizzare la sua economia, avanti così su deficit e crescita” era una di queste. Senza voler entrare nel merito di questioni politiche, chi vive la quotidianità italiana di questi tempi e soprattutto chi legge i giornali e si informa tutti i giorni, si sarà chiesto certamente se Obama stesse con cognizione di causa effettivamente parlando dell’Italia, quell’Italia che è andata in tilt per la neve e il freddo, che deve fare i conti con tagli importanti al settore sociale e della cultura, aumento delle tassazioni, e intanto non vede nessuna misura per il rilancio dell’economia, oppure di un altro paese. Poi naturalmente, come le interviste ai grandi Statisti prevedono, si è parlato anche di politica internazionale, della ricetta di Usa-Ue per superare la crisi finanziaria, di firewall finanziari, e di come aiutare le svolte democratiche in Medio Oriente e Nord Africa ecc.
Comunicazione scientifica online: il primato degli Stati Uniti
Scritto da Filippo Marano in Giornalismi il 9 febbraio 2012
Gli U.S.A. sono un Paese di grandi contraddizioni anche in campo scientifico dove accanto ai cervelli più raffinati, convivono i conservatori più tradizionalisti. Ma questo non toglie loro il primato nell’attuale scenario della divulgazione della scienza. Sono statunitensi le riviste più accreditate nel settore – i “Philosophical Transactions” della Royal Society “che si collocano su un livello più specialistico, non essendo indirizzati a un pubblico generalista – e sono statunitensi i blog e i siti web più attivi nella disseminazione del patrimonio delle diverse discipline. Inoltre, alcuni tra i più illustri scienziati che vivono e lavorano sul territorio americano sono particolarmente attivi nell’attività divulgativa, sperimentando linguaggi e stili adatti all’utente medio, e persino utilizzando il web come canale di comunicazione privilegiato (per rivolgersi a questo tipo di audience).
Julian Assange avrà un suo show televisivo
Scritto da Philip Di Salvo in Nuovi Media e Web 2.0 il 8 febbraio 2012
Spesso ci si dimentica di come Julian Assange, prima di diventare un hacker e iniziare la sua battaglia per la trasparenza dell’informazione, sia stato anche un giornalista. Nonostante si trovi tutt’ora agli arresti domiciliari in Inghilterra in attesa del giudizio finale sulla sua estradizione, il fondatore di Wikileaks ha annunciato che condurrà un suo show televisivo composto da dieci dialoghi con altrettanti pensatori globali contemporanei, rivoluzionari e personalità politiche cardine della scena pubblica. L’ispirazione per tornare al giornalismo dall’altro lato della barricata, stando a quanto dichiarato tramite un annuncio sulla piattaforma di whistleblowing, nascerebbe dai sommovimenti venuti in superficie nel corso del 2011 grazie alla Primavera araba e alle manifestazioni dei movimenti #Occupy che a detta dell’attivista australiano avrebbero messo in discussione l’ordine globale, facendone tremare le istituzioni più rappresentative.
Assange punta a illustrare il mondo per come sarà, dandogli forma insieme alle persone che lo stanno cambiando in quella direzione. “Si tratta di un’opportunità esaltante di mettere in luce la visione dei miei ospiti con uno show che ne analizzi il pensiero e le battaglie in modo più chiaro e profondo di quanto non si sia mai fatto prima”, si può leggere nel comunicato. La serie consterebbe di dieci episodi da mezz’ora, trasmessi settimanalmente; finora però non è ancora trapelato nulla su dove sarà possibile assistere al programma, né è stato dichiarato quali network lo manderanno in onda, né è possibile sapere chi saranno i protagonisti.
Il paywall del NYT funzionama non compensa il calo della pubblicità
Scritto da Pier Luca Santoro in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 6 febbraio 2012
Il caso del The New York Times è considerato, al di là della indiscutibile universale autorevolezza del quotidiano, un successo.
Dopo tentennamenti e rinvii a marzo del 2011 il quotidiano newyorkino ha introdotto quello che personalmente ho definito come un “soft paywall” per la possibilità offerta di leggere sino a 20 articoli senza pagare, così come altrettanto avviene se si approda sul sito del NYT arrivando da un social network e/o da un motore di ricerca. La formula si è rivelata vincente e già a metà dell’anno scorso appariva chiaro che l’obiettivo di raggiungere 300mila abbonamenti digitali nei primi 12 mesi sarebbe stato raggiunto.
Arrivano ora i risultati dell’ultimo trimestre a confermare che effettivamente la meta non solo è stata raggiunta ma addirittura superata. Secondo i dati diffusi alla fine della scorsa settimana, a fine dicembre 2011 sarebbero stati effettuati ben 406mila abbonamenti a pagamento dei quali 390mila sono direttamente riferibili al New York Times. Se già la settimana scorsa è stato approfondito il significato ed il valore, soprattutto, del successo del Mail Online proprio a discapito del giornale statunitense, anche in questo caso vale la pena di andare oltre le apparenze e qualificare meglio i termini del successo.
USA: la pubblicità va sul web e abbandona la carta
Scritto da Piero Macri in Marketing / Pubblicità il 3 febbraio 2012
Negli Stati Uniti i ricavi della pubblicità on line supereranno quelli sulla carta. Una tendenza positiva, ma che non si traduce in un immediato vantaggio per quotidiani e riviste che gestiscono in parallelo prodotti tradizionali e digitali. I ricavi dell’editoria sono infatti suscettibili di ulteriori contrazioni. E’ quanto si apprende dal report rilasciato in questi giorni da eMarketer. Un risultato che è stato preannunciato da quanto accaduto nel corso del 2011, periodo durante il quale il valore della pubblicità online è cresciuto del 23% raggiungendo la ragguardevole cifra di 32 miliardi di dollari. L’incremento percentuale atteso nel 2012, in base a quanto affermato dagli analisti dovrebbe ripetere le stesse performance dello scorso anno, con ricavi complessivi prossimi ai 40 miliardi di dollari mentre gli investimenti su carta passerebbero da 36 a 33,8 miliardi.






