Osservatori dei media sotto… osservazione

Die Furche, 26.08.2010

Nel bel mezzo del vuoto estivo è accaduto un miracolo: un gruppo di ricercatori di Zurigo, guidati del sociologo dei media Kurt Imhof, per la prima volta in Svizzera ha dato vita ad un annuario sulla “Qualità dei media”.

Nelle 373 pagine viene minuziosamente documentato lo sviluppo del giornalismo e dei mezzi di informazione nella Confederazione elvetica. E a detta degli autori le prospettive non sono rosee.

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Il futuro dei giornali è il Web, il futuro della TV è la TV

Nonostante la discontinuità tecnologica introdotta da Internet, l’informazione televisiva italiana, al contrario di quanto avvenuto per la carta stampata, rimane legata alle formule tradizionali

Vi sognereste mai di guardare uno dei qualsiasi popolari TG su WEB? L’ipotesi è alquanto improbabile. L’informazione pensata per la TV continua a essere diffusa nello stesso identico modo in cui veniva proposta nel passato. Al di là delle novità introdotte dal digitale terrestre e dal satellitare, le modalità di fruizione sono esattamente le stesse.

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Quale spazio per il testo nel futuro dell’informazione?

Audio, video, immagini… Come il Web ha metabolizzato la componente multimediale e ridimensionato/trasformato il valore della parola scritta

Nel susseguirsi dell’evoluzione tecnologica a supporto dell’informazione, dalla carta stampata alla radio per arrivare poi alla TV, il denominatore comune che ha contraddistinto il cambiamento è stato la predilezione della comunicazione orale al posto di quella scritta. Non secondario, come elemento di trasformazione, è stato il fattore tempo. Video e audio garantiscono immediatezza di linguaggio e consentono ai fruitori del contenuto di vivere l’informazione in modo passivo, ascolto, vedo ….in contrapposizione alla lettura che implica un coinvolgimento più attivo.

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Prove di pay per view del New York Times

Da lunedì 16 agosto, per poter leggere alcuni degli articoli dell’edizione online del quotidiano di Worcester Telegram & Gazette, del gruppo New York Times, bisogna pagare.

Il sistema è semplice: gli utenti possono leggere gratuitamente 10 articoli al mese. Una volta raggiunto questo numero dovranno però scegliere tra le tante sottoscrizioni  che il quotidiano offre, spendendo dai 14.95 $ per una sottoscrizione mensile, a 1$ per quella giornaliera.

I lettori abbonati al cartaceo invece potranno continuare a leggere il giornale sul web gratuitamente.

Così il Telegram fa da apri pista al New York Times che, secondo quanto rivelato dallo stesso quotidiano,  sta mettendo a punto un sistema di pagamento che sarà attivo a partire dall’anno prossimo.

Fonte: New York Times, 15.08.2010

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Giornalismo e democrazia: una comparazione tra Italia e Gran Bretagna

Lo studio di Federica Cherubini mette a confronto l’informazione a mezzo stampa in Italia e in Gran Bretagna individuando le maggiori differenze e somiglianze dei due sistemi, il diverso ruolo che ricopre il giornalismo e, soprattutto, i suoi riflessi sulla qualità della democrazia.  Ci si chiede, in particolare, se ci sia un nesso diretto fra giornalismo di qualità e opinione pubblica di qualità e se, in secondo luogo, un’opinione pubblica di qualità sia ritenuta necessaria. La risposta che emerge da questo lavoro è affermativa, precisando che cosa si intende con qualità.Va intesa al di fuori di un ideale normativo (buona democrazia, buona informazione, cittadini bene informati). L’informazione non deve essere buona, ma adeguata, corretta, ovvero capace di fornire al cittadino-lettore-telespettatore le informazioni necessarie all’espletamento della sua funzione di cittadino.

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“Fermate Wikileaks”…è troppo tardi!

Che Wikileaks avrebbe fatto il botto era prevedibile. Che si sarebbe tirato addosso le ire e le critiche di qualcuno, in particolare le istituzioni filo governative americane, e i media a loro vicini, anche. Ne è un esempio un pezzo uscito ieri sul Washington Post dal titolo poco equivoco “Fermate Wikileaks”, in cui la si accusa di essere, niente meno che un’organizzazione criminale con le mani imbrattate di sangue che deve essere subito fermata e il suo fondatore, Julian Assange, perseguito dalla legge. Come stupirsi: il pezzo é firmato Marc Thiessen, ex ghostwriter di George W. Bush. Molto di più, invece, mi ha colpito leggere il commento di Sergio Romano, “Wikileaks e il rischio ti trasparenza totale”, apparso sabato scorso sul maggior quotidiano della Svizzera italiana Corriere del Ticino.

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Lo spin dietro la foto-choc di “Time”

Questa foto, pubblicata da Time in copertina questa settimana, ha suscitato un certo dibattito nel  mondo giornalistico. Molti si sono chiesti se fosse opportuno pubblicarla in prima pagina, considerato che Time è una rivista che entra nelle famiglie, altri hanno invocato l’etica giornalista. Tutto giusto, per carità.

Ma il punto, però, è un altro. Quasi nessuno si è chiesto perché questa foto sia uscita proprio adesso e cosa abbia spinto Time a pubblicarla così in evidenza. Conoscendo le tecniche di spin, a me sembra evidente che si tratti di un caso di “controspin” o di “spin difensivo” da parte del governo americano.

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Il New York Times nomina il suo quarto Public Editor

Il New York Times ha un nuovo Ombudsman

Un nuovo giornalista chiamato a garantire la correttezza e l’imparzialità dell’informazione

Il 21 giugno il New York Times ha nominato il  nuovo public editor del giornale ovvero l’ombudsman chiamato a garantire la correttezza e l’imparzialità dell’informazione. Arthur S. Brisbane è il quarto giornalista nella storia del prestigioso quotidiano a ricoprire questo ruolo e vanta un curriculum di tutto rispetto: 34 anni di esperienza dapprima come reporter e editor al Washington Post, editor e publisher al Kansas City Star ed infine senior executive alla Knight Ridder.

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Che cosa insegna lo scoop afghano di Wikileaks

Due considerazioni sullo scoop dei file del Pentagono pubblicati da  Wikileaks.

La prima: orientare l’insieme dei media è molto più facile di quanto accademici e giornalisti siano disposti ad ammettere. Sapendo che l’80% delle notizie è di fonte istituzionale, la trasparenza dell’informazione dipende  innanzitutto dalla correttezza di chi opera all’interno delle istituzioni.

Se il governo o, nel caso specifico, la Casa Bianca e il Pentagono decidono una linea e riescono a imporre una disciplina ai propri funzionari, dunque a evitare fughe di notizie sgradite, riescono a orientare non un giornale, ma l’insieme dei mezzi di informazione.

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Brutti voti per i “citizen journalist”

Sul fronte dell’interattività i “vecchi” mezzi di comunicazione si rivelano migliori di quanto ultimamente si sente raccontare. I “nuovi” media invece, come i blog e i social network, devono migliorare, soprattutto per quanto riguarda la qualità.

Questo è l’esito cui sono giunte le ricerche internazionali presentate recentemente al Congresso mondiale degli studiosi di comunicazione a Singapore, organizzato dalla International Communication Association.

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