Le vere notizie? Arrivano da pochi e selezionati giornali

Uno studio del Nieman Lab rivela come il dibattito in rete nasca da un’informazione originale prodotta da redazioni tradizionali

“Le notizie non le porta la cicogna. Per quanto il mondo dei blog e l’informazione del citizen journalism siano ormai realtà adulte e costituiscano una ricchezza per tutti, i fatti di cui tutti parlano restano quelli scovati e raccontati dalle redazioni tradizionali“. Così afferma Marco Bardazzi, giornalista della Stampa, commentando uno studio del Nieman Lab, autore Jonathan Stray, studio in cui si analizza una notizia internazionale per vedere quante testate hanno fatto un lavoro originale per raccontarla, e non un semplice copia e incolla da altre fonti.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , , ,

Nessun commento

Donne e giornalismo

La presenza femminile nel giornalismo secondo i dati forniti dall’ultimo rapporto Who Makes the News del Global Media Monitoring Report

Quale ruolo hanno le donne nel giornalismo e quale presenza e spazio viene loro riservata nelle notizie prodotte dai diversi media come televisione radio e giornali? In base ai risultati preliminari del rapporto pubblicato dal Global Media Monitoring Report (GMMP), Who Makes the News, le donne hanno un ruolo paritario nel presentare le notizie alla TV o alla radio, tendono invece ad avere un ruolo subalterno nella produzione delle notizie: nella TV la componente di notizie prodotte dalle donne è del 44%, nella radio del 27%, nei giornali del 35%.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

,

Nessun commento

L’informazione imbavagliata

Corriere del Ticino

La decisione del CdA della RAI di sospendere la messa in onda dei programmi di appro­fondimento informativo, sostituendoli con tri­bune elettorali (per i cardini del regolamento www.francoabruzzo.it), non è certo una notizia spendibi­le sui media mainstream esteri come la recente gaf­fe del cuoco Bigazzi e i gatti in pentola. Fa però ri­flettere che a qualche giorno dal provvedimento i maggiori quotidiani non ne abbiano parlato. Fat­ta eccezione per alcuni come il londinese Indepen­dent e il francese Le Figaro. Nemmeno giornali co­me il Times o la Süddeutsche Zeitung che solita­mente seguono le vicende dell’Italia con molto in­teresse.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , , ,

Nessun commento

Per un’etica della responsabilità

In Italia in questo periodo si fa un gran parlare di etica del giornalismo e dei doveri di chi fa informazione. I fatti di cronaca politica, da ultimo lo scandalo della Protezione Civile, vengono a galla tramite le intercettazioni telefoniche e sono supportati da grandi campagne di stampa. Ed è un fiorire di polemiche sull’uso che gli organi di informazione fanno di queste intercettazioni. Ma non solo. I toni usati sulla stampa e nei talk show d’informazione televisiva sono sempre più elevati. Sempre meno ci si àncora ai fatti nelle argomentazioni e sempre più si scade nell’insulto  e nelle urla.  Sempre più i giornalisti sono protagonisti della vita politica italiana, rappresentanti di posizioni politiche, se non proprio dei partiti e le testate diventano armi con cui combattere in quest’arena.  Il giornalismo ne perde inesorabilmente in credibilità e autorevolezza.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , ,

Nessun commento

Internet e il giornalismo copia e incolla

La necessità dell’immediatezza della pubblicazione delle notizie rende più vulnerabile la qualità del giornalismo? Il caso del giornalista del NYT licenziato

Nel corso del mese di febbraio un giovane giornalista del New York Times, Zachery Kouwe, è stato costretto alle dimissioni per avere utilizzato impropriamente e ripetutamente contenuti del WSJ, della Reuters e altre fonti informative accedute via internet. La decisione del NYT – abbiamo tolleranza zero nei confronti di una mancanza di etica giornalistica, ha detto Bill Keller executive editor del Times – è stata presa a seguito delle evidenze presentate da giornalisti del WSJ che dimostravano come Kouwe avesse ripreso nei suoi articoli contenuti letteralmente copiati senza riportare le fonti di provenienza.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , , ,

1 Commento

MediaAct – Per un autocontrollo dei media in Europa

In tempi di crescente concentrazione mediatica la funzione di controllo dei media acquista sempre più importanza

È questo il parere dei 31 ricercatori provenienti da tredici diversi paesi dell’Europa dell’est e dell’ovest ma anche dal mondo arabo, riunitisi alla fine di febbraio presso l’Istituto Erich – Brost del Politecnico tedesco di Dortmund (partner e collaboratore  dell’Osservatorio europeo di giornalismo) per il workshop inaugurale del progetto di ricerca europeo “MediaAct”, acronimo che sta per “Responsabilità e trasparenza dei media in Europa”.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , , ,

Nessun commento

Il giornalismo? Può solo migliorare

Tutto cambia, ma i valori fondanti del giornalismo, possono e devono essere preservati anche nel passaggio a un mercato dell’informazione basato sul web. L’opinione di Tom Rosenstiel, direttore del Project for Excellence in Journalism

Ciò che più si teme è il cambiamento, ma il cambiamento è essenziale per migliorare e raggiungere nuovi traguardi. Il processo di innovazione, comunque e sempre, ha decretato la crisi dei modelli di mercato esistenti, ma ne ha favorito l’evoluzione. Così è per il giornalismo: le opportunità sono molto maggiori delle minacce. E’ questo, in sintesi, lo scenario disegnato da Tom Rosenstiel – giornalista e direttore del Project for Excellence in Journalism del Pew Research Center – in un recente intervento che proponiamo nella sua interezza in questo video realizzato dalla Public Radio del Minnesota.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , ,

Nessun commento

La società non ha bisogno di giornali, ma di giornalismo

Clay Shirky e gli effetti della discontinuità tecnologica introdotta da Internet nel mondo della comunicazione

In un incontro promosso dallo Joan Shorenstein Center dell’Università di Harvard, dal titolo How to make money in news: new business models for the 21st century, Clay Shirky – professore  associato alla New York University dove insegna New Media all’interno del programma sulle telecomunicazioni interattive nonché uno dei più autorevoli e massimi esperti riguardo agli effetti sociali economici introdotti da Internet -  è intervenuto in un panel di giornalisti e operatori del settore formulando la seguente affermazione:

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , ,

Nessun commento

L’informazione ansiogena dei TG italiani

Lo studio di Demos rivela come i fatti di cronaca nera abbiano una copertura mediatica di gran lunga superiore al numero effettivo di reati commessi

Il rapporto sulla Sicurezza in Italia, realizzato da Demos con il contributo dell’Osservatorio di Pavia, analizza la copertura mediatica dei telegiornali Rai e Mediaset in relazione al numero di fatti criminosi commessi nel periodo 2005-2009. Ciò che appare più evidente è l’ossessione, tutta italiana, di puntare sulla cronaca nera come tema portante dell’informazione, amplificandone la dimensione e sottraendo spazio ad altri argomenti.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , , , ,

Nessun commento

Il miglior giornalista dell’anno? Un passante di Teheran

Il Giornale

Il prestigioso PolkAward all’anonimo che ha ripreso la morte della giovane iraniana Neda, uccisa negli scontri di piazza a Teheran il 21 giugno 2009

Il giornalista più bravo dell’anno non è un giornalista, ma un oscuro cittadino di Teheran. A sceglierlo sono stati i giurati del George Polk Award, premio giornalistico poco conosciuto in Italia ma considerato negli Usa pari al Pulitzer. Per la prima volta nella storia il riconoscimento è andato a un autore anonimo: a essere premiato è stato il video che mostra la morte di Neda, la giovane uccisa dalle milizie degli ayatollah durante una manifestazione di protesta, un’immagine diventata l’icona della resistenza iraniana. «Nel mondo di oggi un coraggioso passante con un telefonino può usare i siti per la condivisione di immagini e quelli di social-networking per diffondere notizie», spiega la motivazione del riconoscimento attribuito dall’Università di Long Island.

Prosegui la lettura »

  • Share/Bookmark

, , , , ,

Nessun commento