Un decalogo hacker per giornalisti

Il lavoro del giornalista necessita spesso di segretezza. Proteggere una fonte, mettere al sicuro informazioni e coprire un’inchiesta prima della sua pubblicazione sono attività comuni per chi si occupa di giornalismo investigativo. La storia dell’informazione è fatta anche di discrezione e a volte misteri: i Pentagon Paper, lo scandalo Watergate fino al più recente lavoro redazionale svolto nel “bunker” della redazione del Guardian per preparare la pubblicazione dei cablo di WikiLeaks sono stati possibili anche perché i giornalisti coinvolti hanno potuto lavorare con i dovuti accorgimenti di sicurezza per proteggere il loro lavoro da intrusioni. Ma nell’era della Rete è ancora possibile mantenere un livello sufficiente di segretezza o il giornalismo e le campagne degli attivisti sono in costante pericolo per via delle insidie poste dal Web? In una recente panel discussion di re:publica, l’appuntamento berlinese dell’anno, il più importante in Germania, dedicato a censura, Internet e hacking, Jacob Appelbaum e il cyber-attivista Dmytri Kleiner hanno discusso di come Internet sia divenuto un luogo in cui la sorveglianza sulle comunicazioni si è fatta sempre più stretta per via della tecnologia disponibile e della mutazione del Www stesso, oggi privatizzato e controllato da grandi corporation affamate di dati sensibili dei loro utenti. Ovviamente, a essere più a rischio sono proprio quelle persone che operano sulla Rete e che si occupano di informazione o attivismo politico. I casi di censura in paesi poco o per nulla democratici sono noti e sempre più diffusi, insieme alle incarcerazioni di dissidenti che si sono esposti troppo in Rete.

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Investire sui giovani

Dare più spazio ai giovani nelle redazioni, più attenzione  ai contenuti loro dedicati potrebbe rappresentare una formula vincente per i quotidiani, confrontati con sempre meno copie cartacee vendute e con un calo d’interesse da parte delle nuove generazioni.

È quanto suggerisce il risultato di una ricerca preliminare pubblicata nel Newspaper Research Journal (Nr. 1/Inverno 2011), che ha interrogato 134 quotidiani locali statunitensi con una diffusione compresa prevalentemente tra le tremila e le sessantamila copie. L’obiettivo, comprendere quali siano le strategie adottate per far fronte alla costante diminuzione di lettori, in particolare nel pubblico più giovane, e su quali conviene investire maggiormente. Agli editori dei quotidiani è stato chiesto di rispondere, tramite questionario, a domande inerenti i contenuti indirizzati ai giovani, lo staff impiegato, le risorse finanziare messe a disposizione, la strategia adottata e l’andamento delle vendite.

Più della metà dei partecipanti al sondaggio (il 57%) ha risposto di includere, nel target, sia bambini che adolescenti; un quarto di loro ha dichiarato di avere uno staff dedicatovi per l’edizione cartacea e il 42% di avere uno staff appositamente impiegato nell’edizione online. Non più di uno su quattro i quotidiani che avevano assunto giovani allo scopo di produrre contenuti indirizzati ai loro coetanei; giovani redattori prevalentemente impiegati nell’edizione su web. Ad essere assunti ragazzi di età media di 17 anni, in molti casi non remunerati.

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La Corte libera il blog

E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi alla voce Huffington Post). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli di nicchia o anche senza nessun cappello sulla testata. Che lo si dica giornalismo oppure no, c’è sempre lui sotto tutte queste vesti: è il blog. Uno strumento nato libero assieme alla libera rete e che più di una volta, nelle fasi evolutive del world wide web, ha rischiato di finire intrappolato in qualche groviglio legislativo. Durante l’autunno 2011, sul finire del governo Berlusconi, si era tornati a discutere dell’obbligo di rettifica anche per i blogger, con tempi rapidi o altrimenti una sanzione pecuniaria. Era la disposizione soprannominata “ammazza-blog”. Questa primavera e a governo cambiato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha rilanciato la necessità di regolamentare la blogosfera ammiccando di nuovo all’ipotesi di rettifica obbligatoria.

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Avanzano le donne nel servizio pubblico radiotelevisivo svizzero

per.corsi, aprile 2012

Intervista a Krysia Bynek, referente Pari Opportunità RSI e a Nelly Valsangiacomo, Responsabile per l’Università di Losanna del progetto di ricerca nazionale “Uguaglianza dei sessi: un’idea svizzera? Pari opportunità nella SSR dal 1980 ad oggi”

A guidare il New York Times in un momento critico e difficile per il settore della carta stampata è stata designata una donna, Jill Abramson. Ai vertici della Bbc per fine anno all’attuale Mark Thompson molto probabilmente succederà una donna, sarebbe le prima nella storia dell’emittente pubblica inglese. Alle nostre latitudini, facendo le dovute proporzioni, c’è un esempio recente, quello della nomina di Prisca Dindo a capo del sito del Corriere del Ticino. Proporzioni a parte, la nomina è di per sé importante perché secondo quanto pubblicato in un recente articolo proprio dal CdT (“Il potere è ancora maschio”) nel settore della carta stampata ticinese le donne nelle redazioni sono ancora una netta minoranza rispetto agli uomini.

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La ricetta del Financial Times:
specializzazione e valore dei contenuti

Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il Financial Times, scelto, anche, per confronto rispetto alla case study effettuata per Il Sole24Ore. 

La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da Pearson editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, Italia compresa, che detiene marchi di grande notorietà nel settore editoriale (anche libri) e della formazione.

Per leggere il Financial Times bisogna sempre e comunque pagare, che si tratti della versione cartacea o delle edizioni digitali, in mobilità o sul Web, tutta l’informazione del giornale è a pagamento. Un tentativo che era stato fatto anche dal  Il Sole24Ore che ha dovuto prontamente fare marcia indietro sulla decisione presa.

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