La linea editoriale dei giornali
è influenzata dalla pubblicità

Fonte: qualinfo.it

È quanto emerge  dalla ricerca compiuta dal Gruppo di lavoro su “Qualità dell’ informazione e pubblicità” del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Italiani  insieme al LaRiCA1 dell’ Università di Urbino Carlo Bo, dall’équipe di ricerca costituita da Giovanni Boccia Artieri, Luca Rossi e Stefania Antonioni.

Come spiega Pino Rea, coordinatore del gruppo di Lavoro del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti “Qualità dell’informazione e pubblicità” nonchè Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti e coordinatore di Lsdi, nell’intervista che segue,  lo studio analizza il complesso rapporto tra informazione e pubblicità alla luce delle trasformazioni e delle evoluzioni che lo hanno caratterizzato negli ultimi decenni. Mettendo in luce la necessità di un adeguato programma formativo per le giovani generazioni di giornalisti  insieme ad una campagna di rilancio dei principi etici.

Quello che in particolare emerge dalla ricerca è che nella teoria funziona tutto benissimo: i giornalisti  italiani conoscono perfettamente le linee teoriche di comportamento etico che regolano il rapporto tra giornalismo e pubblicità. Il 73% infatti afferma che sia importante evitare di fornire informazioni, consigli o giudizi in favore degli inserzionisti, il 63% di fornirli all’editore e il 66% ad un gruppo politico o sociale.

Ma nella realtà concreta solo il 50% si sente di affermare che di fatto la pubblicità non influisca sulla linea editoriale dei giornali.

Prosegui la lettura »

Slow News: un decalogo per consumatori di notizie

Schweizer Journalist Nr. 12/2011 +1/2012

“Spegnete la TV se ne sapete di più del presentatore”

Dalla costa occidentale dell’America giunge, transitando per l’Italia, un salvagente per tutti i consumatori di notizie che rischiano l’annegamento nell’oceano dell’informazione. Nel suo nuovo libro “Slow News” (finora pubblicato solo in italiano da Sironi a Milano, la versione americana è programmata per il 2012) Peter Laufer, nominato recentemente professore di giornalismo all’Università dell‘Oregon, e da sempre uno spirito libero tra i giornalisti investigativi americani, ci invita ad un approccio maggiormente critico nei rapporti con i media. Il suo manuale di istruzioni racchiude 30 suggerimenti – tra cui alcuni così facili da seguire e azzeccati che funzionerebbero anche in uno spettacolo di cabaret. Per esempio: “Spegnete la TV quando ne sapete di più del presentatore”. Altri consigli racchiudono delle perle di saggezza filosofica: “Corriamo il pericolo di non sentire la storia a causa del rumore di fondo”.

Prosegui la lettura »

Meno lettori, più appassionati
per il giornalismo di domani

Corriere del Ticino, 24.01.2011

Con l’inizio del nuovo an­no retrospettive, previsio­ni e riflessioni si rincorro­no. Soprattutto nei media, ambito in costante fermento. Ed è in­teressante vedere come le opinioni di due personaggi molto competenti, di­versi per età e cultura giornalistica siano in realtà complementari e re­stituiscano un quadro di insieme molto fedele di quello che oggi avvie­ne nel giornalismo e nella professio­ne.
Horst Pöttker, tedesco, classe 1944, è professore, sociologo, studioso dei me­dia e pubblicista. Clay Shirky, clas­se 1964, è professore e scrittore sta­tunitense, blogger, considerato un gu­ru dei nuovi media.

Secondo entrambi la crisi che stia­mo vivendo nel mondo dell’informa­zione è culturale prima che econo­mica. Non v’è dubbio ormai – dice Pöttker sulla Neue Zürcher Zeitung – che il giornalismo così come lo ab­biamo conosciuto fino ad oggi sia volto al termine. Continuerà ad esi­stere come professione al servizio del­l’opinione pubblica perché non pos­sono esistere società moderne senza un giornalismo libero e indipenden­te ma esso dovrà ripensarsi e rivalu­tarsi.

Prosegui la lettura »

Morte del giornale cartaceo,
nessun paradiso in vista

Schweizer Journalist Nr. 12/2011 + 1/2012

Se i giornali non verranno più stampati, la professione del giornalista cambierà profondamente – e non solo in meglio.

Mentre nei paesi di lingua tedesca numerosi conglomerati di media, tra cui Ringier e Springer, si stanno preparando a un futuro online riunendo diverse redazioni, negli Stati Uniti già da qualche tempo svariati giornali hanno rinunciato alla versione cartacea e sono consultabili solo su Internet.

Il Capital Times di Madison in Wisconsin è stato tra i pionieri che hanno osato il grande passo e potrebbe ora passare alla storia come il primo giornale il cui processo di trasformazione è stato indagato in modo approfondito e completo.

Prosegui la lettura »

I tablet non bastano,
ci vuole una migliore esperienza di lettura

Esiste una contraddizione nel mercato dell’editoria italiano associato ai prodotti digitali. Con l’introduzione della nuova ondata tecnologica di dispositivi mobili, leggi smartphone e tablet, gli editori si sono convinti che essa possa determinare una potenziale risposta alla crisi dei prodotti cartacei così come alla precaria sostenibilità della logica del tutto gratuito associata al web.

Nessun foglio generalista, ma nemmeno i quotidiani economici-finanziari, in primis il Sole 24 Ore, hanno mai preso in considerazione l’idea di mettere in atto una politica di pagamento per l’accesso all’informazione online. Può essere che vi sia alla base un ragionamento di tipo filosofico, approccio che ha per esempio da sempre contraddistinto il modello dell’inglese Guardian, paladino dell’informazione libera. Ma appare più realistico pensare che l’ipotesi del paywall venga scartata per ragioni prettamente economiche: il pagamento assicurerebbe un numero di lettori percentualmente troppo limitato rispetto alle potenzialità dell’audience del web diminuendo in modo significativo la capacità di attrazione di investimenti pubblicitari. Eppure, più di qualche giornale, un esempio per tutti il New York Times, ha rotto questo incantesimo introducendo un sistema che presenta una flessibilità tale da garantire una percentuale di pubblico a pagamento senza incidere negativamente sui flussi di traffico complessivi.

Prosegui la lettura »