Perché il paywall del NYT può avere successo

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4 marzo, 2011 da  

Ritarda la partenza del metered model, il metodo di accesso a pagamento che il New York Times vuole introdurre per l’accesso ai contenuti del proprio quotidiano online. Arthur Sulzberger, chairman e publisher del Gruppo, intervenuto a Londra in occasione della Digital media Conference promossa dal Financial Times, rassicura: manca poco. Il parto evidentemente non è dei più semplici. E’ più di un anno che si è iniziato a lavorare sul nuovo progetto e nulla è ancora accaduto. Tutto ciò testimonia di quanto sia complicato mettere insieme un meccanismo efficace ed efficiente che possa consentire di ribaltare la logica del tutto gratis senza rischiare una drastica diminuzione dei lettori, come già successo all’inglese Times di Murdoch.

Ma dalle indiscrezioni circolate fino a questo momento appare chiaro che il metodo Sulzberger darà la possibilità a molti di continuare a leggere senza pagare alcun balzello poiché la richiesta di pagamento scatterà nel momento in cui verranno superati un certo numero di articoli al mese. Il che vuol dire che gran parte del traffico che vanta oggi il NYT non verrà compromesso. Saranno i lettori online più assidui che dovranno essere convinti ad accettare di sborsare 20 dollari al mese mentre verrà premiata la fedeltà degli abbonati all’edizione cartacea che potranno continuare a navigare liberamente.

Steven Brill, fondatore della piattaforma per il pagamento online Press+, si dice convinto che l’introduzione del nuovo paywall consentirà al NYT di aumentare il proprio fatturato di circa 100 milioni di dollari l’anno riuscendo a preservare il 90% dell’audience. Eppure le statistiche dicono che solo un 18% di coloro che leggono oggi un giornale sarebbero disposte a pagare per l’online. Certo conosciamo le statistiche, afferma Gerry Marzorati, assistant managing editor for new products and strategies del gruppo editoriale, ma sono affermazioni molto generalizzate. Il pubblico del NYT – dice Marzorati – è profondamente diverso da quello di altri giornali e la formula a pagamento può essere valida per il Times e non adatta per tanti altri giornali generalisti. Secondo l’opinione di Marzorati non è nemmeno vero che una eventuale diminuzione dei lettori possa compromettere il fatturato pubblicitario. Può invece essere il contrario, ossia che gli investimenti pubblicitari possano essere favorevolmente condizionati dall’esistenza di un pubblico a pagamento. Infine, non bisogna dimenticare che il luogo più importante dove collocare la pubblicità è l’home page e questa – afferma Marzorati – rimarrà comunque e sempre accessibile a tutti.

Giornalista professionista, scrittore, traduttore. Si occupa da oltre vent’anni del mercato dell’Information & Communication Technology, Internet e New Media. E’ collaboratore dell’Osservatorio Europeo di Giornalismo per il quale ha realizzato whitepaper, analisi e ricerche sul mercato dell’editoria riguardo alle implicazioni del web e del business digitale nonché articoli e servizi di attualità sul mercato dell’informazione.

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