I media locali e il web 2.0

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26 marzo, 2012 da  

Giornalismo partecipativo: un input alla pluralità giornalistica o uno mero strumento di marketing per le imprese mediatiche?

Le redazioni di tutto il mondo stanno ricorrendo ai social media per sollecitare la partecipazione del pubblico. Sono stati ormai testati diversi modelli con differenti gradi di successo e popolarità: il tabloid tedesco Bild ha ad esempio introdotto la rubrica “il reporter lettore”e il Guardian ha coinvolto i propri lettori in una campagna investigativa sui parlamentari britannici sospettati di evasione fiscale.

Il problema è chiedersi se questa nuova forma di “giornalismo partecipativo” contribuisca di fatto a una certa pluralità giornalistica o se è solo il sistema mediatico ad attribuirle importanza. Un recente progetto di ricerca condotto da Annika Sehl, docente di giornalismo alla Technische Universität di Dortmund, analizza le strategie del web 2.0 della stampa locale e svela come gli esperimenti con questi nuovi format siano in realtà spesso ostacolati dalla mancanza di risorse.

Nel suo studio – intitolato “Il giornalismo partecipativo nei quotidiani: un’analisi empirica della pluralità giornalistica nella stampa locale” – Sehl intervista una serie di redattori e decision maker della stampa tedesca e analizza al contempo il contenuto di numerosi quotidiani, compresi la Braunschweiger Zeitung, la Rheinische Post e la Westdeutsche Allgemeine Zeitung.

L’indagine mostra dei risultati interessanti da ambo i fronti. L’analisi dei contenuti fa luce su differenti modalità di feedback alle notizie locali, promuovendo in tal modo i criteri della varietà di opinione e dell’eterogeneità degli argomenti. Ma sono soprattutto i contributi di commento ai servizi da parte dei lettori a guidare le conclusioni della docente. I format in cui i lettori potevano affrontare nuove tematiche o persino contribuire al lavoro di ricerca di informazioni sono risultati piuttosto rari, dimostrando così che anche nell’era 2.0 del giornalismo, sono ancora molti i giornalisti che non intendono rinunciare al ruolo di “detentori della notizia”.

Le interviste ai redattori sono state poi a dir poco illuminanti, dal momento che la maggior parte degli intervistati (ben il 94%) ha espresso il desiderio di promuovere “la fedeltà” dei propri lettori: il 79% spera, infatti, di poter conquistare nuove fasce di pubblico per le versioni on-line, mentre il 69% intende guadagnarsi ulteriori lettori per l’edizione in stampa.

Inoltre, l’82% dei redattori ha sperimentato di riuscire a ricevere in anticipo un feed-back sui propri servizi proprio grazie agli strumenti partecipativi, mentre solo il 64% spera di poter incoraggiare in tal modo la diversità di opinione, e il 54 % addita l’inclusione della cronaca locale quale stimolo significativo.

I risultati dello studio di A. Sehl hanno pertanto dimostrato come le ragioni economiche rivestano per un capo redattore un ruolo molto più significativo rispetto al sano desiderio dei fautori del giornalismo partecipativo di coinvolgere maggiormente il pubblico nel lavoro giornalistico.

Contatto: Annika Sehl, annika.sehl@tu-dortmund.de

 

Traduzione dall’originale tedesco “Regionale Medien und das Web 2.0″ a cura di Maria Elena Caiola 

Susanne Fengler

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