6 cose facili che i media possono fare per la democrazia

4 novembre 2016 • Brevi, Media e Politica • by

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Jeremy Zilar / Flickr CC / BY-NC-ND 2.0

Tv, radio, giornali e media online hanno storicamente fornito alla società fondamenti comuni, assicurando il flusso di informazioni, offrendo un’arena per il dibattito e una manciata di altre funzioni vitali per la democrazia. Ma viviamo in tempi precari e gli sviluppi nei media e nel loro utilizzo stanno cambiando le regole del gioco. Una nuova ricerca di Anders Hofseth stabilisce un certo numero di semplici azioni chiave che possono essere intraprese nel nome della democrazia.

Make Yourself Useful: Six simple things your newsroom can do for democracy si rivolge alle redazioni, ai giornalisti, agli editori e ai manager. Hofseth per il NRKbeta Future Lab, think thank della Norwegian Broadcasting Corporation. La sua ricerca si basa su delle interviste fatte a 18 figure di spicco nell’ambiente mediatico e accademico e vuole stabilire come i media possano continuare ad adempiere al loro ruolo democratico in questo panorama in evoluzione.

“La nuova sfera pubblica potrebbe avere meno carenze rispetto a quella dei media tradizionali”, dice Hofseth, “ma l’ecosistema da cui le società dipendono per informarsi e orientarsi sta cambiando e i social media vi hanno un ruolo sempre più centrale. I media tradizionali devono adattarsi per mantenere presenza e rilevanza, e molte delle domande dirette ai media stanno cambiando. Sono sorti nuovi bisogni, ma alcune pratiche che sono state sviluppate sono disfunzionali”.

“La mia ricerca si concentra sulle pratiche che possono essere applicate dalle maggiori redazioni senza eccessivi cambiamenti”, continua Hofseth, “e vuole dare consigli diretti su argomenti come: corretta comprensione dei social media, fact checking e visione d’insieme, oltre a evidenziare errori comuni che andrebbero evitati. Molti dei suggerimenti sono alquanto semplici – alcune cose rasentano l’ovvio. Eppure spesso ancora non vengono seguiti. La speranza è che i consigli dati qui possano contribuire a cambiare questo stato di cose”, aggiunge Hofseth.

Ecco, in sintesi, le sei raccomandazioni comprese nella  ricerca di Hofseth:

1) L’attenzione va a chi capisce i social media:
Ci si guadagna l’accesso all’attenzione del pubblico comprendendo e accettando il modo in cui  funziona questo ecosistema.

2) Ascoltare prima di parlare ti manterrà connesso:
Ascoltare e rispondere alle preoccupazioni del pubblico rende possibile connettersi con esso e accrescerà la rilevanza e la qualità dei contenuti.

3) Se il contenuto non va all’editor, l’editor deve andare ai contenuti:
Evidenziare le falsità è un’attività preziosa, visto che non c’è nessun organo centralizzato a regolare quanto viene pubblicato su Internet.

4) Offrire una visione d’insieme garantisce influenza editoriale:
Fornire una visione migliore e più ampia può aiutare il pubblico a ordinare e comprendere le questioni più complesse.

5) Evitare i tranelli più comuni rende tutto migliore:
Stare alla larga dalle insidie e dalle pratiche disfunzionali può migliorare l’intero ecosistema.

6) Il giornalismo ha poco valore finché la gente non lo capisce davvero:
Rendere i problemi comprensibili, rilevanti e coinvolgenti per i lettori è anche più importante quando la presentazione dei contenuti ha luogo in un’unica arena insieme a più alternative d’intrattenimento.

Gli intervistati includono Emily Bell, Tow Center for Digital Journalism;  Tin Radovani, BBC News Group; Wolfgang Blau, Condè Nast International; Andrew Sparrow, The Guardian; Janine Gibson, BuzzFeed UK e Alan Rusbridger, ex Direttore, The Guardian.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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