Problemi dell’informazione: iconismo e potere nell’era del digitale

26 aprile 2017 • Brevi • by

Il journal Problemi dell’informazione ha aperto la sua call for paper per il suo prossimo numero, intitolato “Iconismo e potere. Politiche dell’immagine nell’era digitale”. Il numero sarà curato da Fausto Colombo e Maria Francesca Murru (Università Cattolica del Sacro Cuore).

Il numero 1/2018 di Problemi dell’Informazione intende approfondire tali questioni mediante la discussione di indagini empiriche e analisi teoriche. Tra i molteplici temi che potranno essere indagati, si segnalano a titolo esemplificativo le seguenti aree d’interesse: la produzione di immagini iconiche nella comunicazione politica istituzionale e la loro circolazione nei media tradizionali e nei social media; la produzione iconica come strategia del terrorismo globale; la proliferazione di immagini a forte impatto emotivo che ritraggono la sofferenza di persone e popoli lontani dalla quotidianità di chi le guarda; la manipolazione delle immagini iconiche nel corso della loro circolazione mediale (sia reinterpretazioni artistiche che parodie, fake, détournement e culture jamming).

I ricercatori interessati possono inviare i loro abstract (250 parole) entro il 30 aprile a probleminformazione@mulino.it. I full paper (8mila parole massimo) selezionati, invece, saranno richiesti entro il 15 settembre. A seguire, il testo completo della call:

Sono numerosi gli eventi recenti, di rilevanza sia globale che nazionale, la cui percezione sociale è stata fortemente influenzata dalla diffusione di immagini fotografiche. L’ondata migratoria, il terrorismo globale, le leadership internazionali sono alcuni degli esempi che meglio illustrano la centralità della dimensione iconica nella rappresentazione della realtà e delle sue ricadute politiche. La capacità di alcune icone di condensare nel proprio nucleo formale gran parte delle contraddizioni politiche di un’epoca non appartiene alla sola contemporaneità. La novità cui assistiamo riguarda piuttosto le dinamiche di diffusione di tali icone, ormai inevitabilmente influenzate dalla combinazione di comunicazione di massa e comunicazione interpersonale che caratterizza il nuovo panorama mediale.

In questo contesto diventa dunque prioritario comprendere se e in che misura la capacità di risonanza narrativa e interpretativa delle immagini sia condizionata dalle pratiche – comunicative, dialogiche e rappresentative – che le hanno prodotte e messe in circolazione. A tal fine, è utile pensare l’immagine non come un puro evento segnico, bensì come un crocevia di pratiche sociali e culturali che la rendono significativa attribuendole compiti di volta in volta differenti. Dall’immagine fotografica ci si aspetta che svolga funzioni diverse a seconda del microcontesto sociale e del macro-contesto storico in cui viene prodotta e guardata. Ci si può attendere che racconti il vero e che raccolga nella sua inquadratura tutti quegli elementi che hanno reso unico e irripetibile un istante che ha cambiato la storia; oppure che dia a un gesto ordinario il peso e il senso di tutta un’esistenza; oppure ancora, che offra al soggetto ritratto la voce e l’occasione di esigere qualcosa da chi guarda.

In quanto dispositivi di visibilità, luoghi della socievolezza disimpegnata e della messa in scena di nuove forme di identità e autenticità, i social media stanno con larga probabilità contribuendo ad assegnare alla fotografia nuovi compiti e nuove funzioni, plasmando il modo in cui la interroghiamo e le aspettative con cui la accogliamo nel nostro orizzonte percettivo. In questa chiave, l’impatto politico dell’immagine può dunque essere interpretato come una graduale acquisizione di significato civico, culturale ed etico mediante l’attraversamento dei diversi contesti comunicativi in cui l’immagine viene fatta circolare.

Problemi dell’informazione è partner dell’Osservatorio europeo di giornalismo

 

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