Archivio per la categoria Cultura Professionale

Il sito rumeno dell’EJO si presenta
e ci parla dei media nel suo Paese

Il 1989 è un anno di svolta per i mass media della Romania: ogni singolo aspetto della società viene trasformato e le istituzioni mediatiche comuniste scompaiono per lasciare il posto a quelle democratiche. Quasi tutti i media cambiano il proprio nome, sostituendo le vecchie etichette comuniste demagogiche e aggiungendo la parola “libero” nei titoli delle testate, ad esempio: Gioventù Libera (quotidiano nazionale), Televisione Rumena libera (televisione pubblica), Vita Libera (quotidiano di Galati), Pensiero Libero (quotidiano in Costanza) e il quotidiano La Scintilla diventa La Verità. L’unica testata che non ha necessitato di un cambio di nome è stata România Liberă (“Romania Libera”), sebbene si tratti di un epiteto che ha acquisito un significato ben diverso a partire da questa data.

Sfortunatamente, nonostante il cambio di nome, nella maggior parte dei casi lo staff è rimasto sempre lo stesso. Giornalisti pre-revoluzionari, obbligati a scrivere ciò che veniva impartito per timore della censura, sono diventati post-revoluzionari e sufficientemente aggressivi da compensare la docilità impostagli in passato. Durante il breve passaggio verso il governo democratico i giornalisti si sono sentiti liberi di violare qualsiasi tipo di regola e di scrivere di ogni su chiunque senza il pericolo di alcuna sanzione.

Prosegui la lettura »

, , ,

Nessun commento

Carta deontologica e precariato al centro della convention fiorentina

Due giorni passati al cinema Odeon di Firenze a parlare dei problemi gravi del giornalismo italiano soprattuto di quello precario. Molte discussioni anche fortemente accese. Una denuncia forte e vibrante contro le pratiche di editori e colleghi. La presa di coscienza che in Italia ci sono delle nuove generazioni di giornalisti che lottano e non molleranno per un giornalismo vero e diverso. Il primo sciopero dei collaboratori delle redazioni dell’Unità. La fotografia di un “vecchio giornalismo” e dei relativi editori ancora arroccati. Una Carta di Firenze redatta in bozza, discussa, poi rivista e ora al vaglio del Consiglio dell’Ordine. Queste le immagini più nitide rimaste nella memoria della due giorni a Firenze per parlare di “Giornalismi e Giornalisti, Libera stampa liberi tutti”.

Prosegui la lettura »

, , , ,

Nessun commento

“Twittate o sarete licenziati”

Corriere del Ticino, 23.09.2011

Queste le parole di Peter Horrocks un anno fa (nel frattempo i followers di twitter della BBC da 0,6 milioni sono passati a 1,8 milioni) ai suoi giornalisti per espri­mere il cambiamento culturale in at­to nel mondo del giornalismo. Un’espressione forte per far intendere che un giornalista oggi non è comple­to, non è in grado di leggere gli even­ti nella loro complessità e nella velo­cità con la quale accadono se non ha familiarità con i social media e le lo­ro dinamiche.

Prosegui la lettura »

, , , , , , , ,

Nessun commento

“Si, la rete è sicuramente l’alternativa”- Intervista a Massimo Fini

Nella cornice della rassegna letteraria Parolario, dove ha presentato il suo libro “Mullah Omar”, abbiamo chiesto a Massimo Fini che cosa ne pensa dello stato di salute del giornalismo in Italia.

Lo scorso aprile una giornalista di Libero, una deputata PDL e alcuni rappresentanti di associazioni hanno annunciato di intraprendere le vie legali contro la sua biografia sul leader dei talebani, Mullah Omar. Nel 2003 il suo programma tv Cyrano per il servizio pubblico viene improvvisamente bloccato per “veto politico aziendale”, come verrà poi serenamente ammesso dai vertici Rai. Massimo Fini è una delle firme e delle menti più spigolose del giornalismo italiano. Apertamente antisistemico, polemicamente non allineato e strenuo antimodernista in quarant’anni di carriera Fini ha preso parte ad alcune fondamentali esperienze della stampa italiana. Oggi Scrive per Il Fatto Quotidiano, Il Gazzettino e La Voce del Ribelle, mensile in abbonamento da lui ideato. Come saggista ha scritto Il vizio oscuro dell’Occidente, Sudditi e Il conformista.

Prosegui la lettura »

, , , ,

1 Commento

Le ricerche scientifiche sull’informazione tra teoria e realtà

Corriere del Ticino, 03.05.2011

Da qualche giorno sulle pa­gine dei più importanti giornali svizzeri si svolge un acceso dibattito sulla necessità, l’utilità e soprattutto l’atten­dibilità degli studi e delle ricerche scien­tifiche applicati al mondo dei media e dell’informazione. Ad innescarlo è sta­ta la ricerca commissionata dal Ba­com, Ufficio federale delle comunica­zioni, assegnata a cinque team prove­nienti da diversi centri di ricerca sviz­zeri. Titolo: «Il futuro dei media in Sviz­zera». Scopo: indagare le basi economiche sulle quali poggiano le im­prese mediatiche svizzere, le conseguen­ze della concentrazione mediatica sul­la pluralità d’opinione, le opportuni­tà future dei diversi media così come le conseguenze del web su stampa, ra­dio e Tv, in particolare sulle pratiche giornalistiche e le norme che regolano la professione, così come degli svilup­pi economici nell’ambito del panora­ma mediatico svizzero.
Budget totale messo a disposizione per il progetto: 385.900 franchi.
Risultato finale dello studio: la tiratu­ra dei quotidiani è in costante dimi­nuzione mentre aumentano invece pubblicità e utenti nei media elettro­nici; confermato il postulato secondo il quale i media svizzeri sono poco qua­litativi e anzi c’è una tendenza a peg­giorare; necessità di introdurre sovven­zioni statali dirette per salvare quei me­dia indispensabili per la salvaguardia della democrazia. Non stupisce che chi sul campo fa in­formazione tutti i giorni si sia sentito punto nel vivo e non ci stia a prende­re lezioni dall’accademico di turno che non ha idea di quello che succede nel mondo reale.
Prosegui la lettura »

, , , ,

Nessun commento