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	<title>EJO - European Journalism Observatory &#187; Editoria</title>
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		<title>Investire sui giovani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 12:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Brunati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dare più spazio ai giovani nelle redazioni, più attenzione  ai contenuti loro dedicati potrebbe rappresentare una formula vincente per i quotidiani, confrontati con sempre meno copie cartacee vendute e con un calo d’interesse da parte delle nuove generazioni. È quanto suggerisce il risultato di una ricerca preliminare pubblicata nel Newspaper Research Journal (Nr. 1/Inverno 2011), che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6588" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Giovani" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Giovani-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><strong>Dare più spazio ai giovani nelle redazioni, più attenzione  ai contenuti loro dedicati potrebbe rappresentare una formula vincente per i quotidiani, confrontati con sempre meno copie cartacee vendute e con un calo d’interesse da parte delle nuove generazioni.</strong></p>
<p>È quanto suggerisce il risultato di una ricerca preliminare pubblicata nel <em>Newspaper Research Journal</em> (Nr. 1/Inverno 2011), che ha interrogato 134 quotidiani locali statunitensi con una diffusione compresa prevalentemente tra le tremila e le sessantamila copie. L’obiettivo, comprendere quali siano le strategie adottate per far fronte alla costante diminuzione di lettori, in particolare nel pubblico più giovane, e su quali conviene investire maggiormente. Agli editori dei quotidiani è stato chiesto di rispondere, tramite questionario, a domande inerenti i contenuti indirizzati ai giovani, lo staff impiegato, le risorse finanziare messe a disposizione, la strategia adottata e l’andamento delle vendite.</p>
<p>Più della metà dei partecipanti al sondaggio (il 57%) ha risposto di includere, nel target, sia bambini che adolescenti; un quarto di loro ha dichiarato di avere uno staff dedicatovi per l’edizione cartacea e il 42% di avere uno staff appositamente impiegato nell’edizione online. Non più di uno su quattro i quotidiani che avevano assunto giovani allo scopo di produrre contenuti indirizzati ai loro coetanei; giovani redattori prevalentemente impiegati nell’edizione su web. Ad essere assunti ragazzi di età media di 17 anni, in molti casi non remunerati.</p>
<p><span id="more-6585"></span>Secondo la ricerca i risultati di questa strategia si dimostrano visibili unicamente nella versione online, con il 56% degli intervistati che dichiara di avere appurato un aumento significativo dell’audience più giovane, e solo l’8% ad averlo constatato in rapporto alla versione stampata. È infatti sul web che la quasi totalità dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di puntare, sottolineando la necessità e l’importanza di Internet per attrarre questa fetta di pubblico. C’è anche chi puntualizza, tuttavia, che l’unico modo per non perdere completamente i lettori del cartaceo, in futuro, è proprio quello di dare spazio ai contenuti dedicati ai più giovani.</p>
<p>Una strategia che è anche una tradizione negli Stati Uniti, consolidatasi durante la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, dove sezioni specifiche sono andate creandosi sotto la spinta di due obiettivi: coltivare nei giovani lettori, adulti di domani, l’abitudine e l’interesse nei confronti dei quotidiani e creare nel contempo una sorta di nicchia dove fare incontrare i loro interessi con quelli degli investitori pubblicitari.</p>
<p>È quindi un’operazione che guarda lontano e che punta ad avvicinare i giovani alla lettura del giornale come a ridurne l’allontanamento, aprendo anche degli spiragli in merito al calo della raccolta pubblicitaria. Per la maggior parte degli intervistati (il 60%) le entrate legate agli spazi pubblicitari indirizzati al target giovane non erano sufficienti a coprire i costi di produzione dei contenuti; tuttavia, per il 20% degli intervistati permettevano di raggiungere il pareggio e per alcuni anche un guadagno (11%). In questo senso il dato più interessante della ricerca è che il 65% dei proventi proveniva da investitori locali, fatto che suggerisce &#8211; seppur nei limiti di un sondaggio effettuato su scala ridotta &#8211; l’esistenza di una base solida sulla quale vale la pena continuare ad investire.</p>
<p><em><strong><span style="color: #888888;">Fonte: Geoffrey M. Graybeal. 2011. Newspapers Publish Less in Print; Focus on Web to Attract Young Readers. Newspaper Research Journal 32(1): 90-99</span></strong></em></p>
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		<title>La ricetta del Financial Times:specializzazione e valore dei contenuti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il Financial Times, scelto, anche, per confronto rispetto alla case study effettuata per Il Sole24Ore.  La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da Pearson editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, Italia compresa, che detiene marchi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6564" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="ft-app" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app-300x179.jpg" alt="" width="240" height="143" /></a><strong>Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il <em>Financial Times, </em>scelto, anche, per confronto rispetto alla <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">case study</a> effettuata per <em>Il Sole24Ore. </em></strong></p>
<p>La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da <a href="http://www.pearson.com/">Pearson</a> editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, <a href="http://www.pearson.it/la-casa-editrice/i-nostri-marchi">Italia</a> compresa, che detiene marchi di grande notorietà nel settore editoriale (anche libri) e della formazione.</p>
<p>Per leggere il <em>Financial Times </em>bisogna sempre e comunque pagare, che si tratti della versione cartacea o delle edizioni digitali, in mobilità o sul Web, tutta l&#8217;informazione del giornale è a pagamento. Un tentativo che era stato fatto anche dal  <em>Il Sole24Ore</em> che ha dovuto prontamente fare marcia indietro sulla decisione presa.</p>
<p><span id="more-6559"></span>Il giornale ha una <a href="http://blogs.pressgazette.co.uk/wire/8661">readership</a> di oltre 2,2 milioni di lettori nel mondo e nel periodo tra il 02 gennaio ed il 01 aprile di quest&#8217;anno ha venduto mediamente 604,856 copie tra digitale e cartaceo. Viene stampato in 22 città nel mondo, l&#8217;edizione cartacea a marzo 2012 ha venduto, secondo quanto <a href="http://aboutus.ft.com/corporate-information/ft-company/#axzz1uSGUMlG0">dichiarato</a>,  una media di 319,381 copie dell&#8217;edizione cartacea e ben 285,475 copie della versione digitale. Il sito web del quotidiano anglosassone ha 4,5 milioni di utenti registrati ai quali si aggiungono 1,7 milioni di utenti registrati per <a href="http://www.ftchinese.com/">versione cinese</a>.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.pearson.com/about-us/business-information/announcements/?i=1524">applicazione</a> per iPad, realizzata in html 5, anche per non sottostare ai <a href="http://gigaom.com/2012/05/07/are-publishers-waking-up-from-their-dream-about-apps/">vincoli</a> dello store della Apple, ha tassi di adozione straordinari ed ha <a href="http://www.guardian.co.uk/media/appsblog/2012/apr/24/financial-times-web-app-2m">raggiunto</a> recentemente i 2 milioni di downloads, <a href="http://it.ejo.ch/6187/marketing-pubblicita/financial-times-i-ricavi-dei-lettori-a-pagamentosuperano-la-pubblicita#more-6187">confermando</a> la definitiva affermazione della componente mobile, ovvero tutto ciò che attiene la distribuzione su dispositivi mobili, che ora pesa il 12% degli abbonamenti al quotidiano.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-6563" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="financial-times-web-app-usage" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1-300x224.gif" alt="" width="300" height="224" /></a>Il quotidiano economico finanziario londinese rappresenta uno dei rarissimi casi di successo in ambito editoriale nella  valorizzazione dei contenuti online. Primo tra tutti i giornali internazionali a passare anche nell&#8217;edizione digitale esclusivamente a pagamento, già nel 2010, pur partendo da una circolazione e da accessi online decisamente più contenuti rispetto ai due quotidiani generalisti precitati, ha totalizzato numeri da record a dispetto di un <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2012/jan/04/financial-times-raises-cover-price?CMP=EMCMEDEML665">prezzo di vendita</a> decisamente non “popolare” incrementato del 25% dall&#8217;ottobre 2011 ad inizio anno.</p>
<p>Minor dipendenza dalla pubblicità e grande concentrazione sui contenuti, il cui valore è cresciuto sino ad un&#8217;incidenza del 58% portando il <a href="http://www.pearson.com/media-1/presentations/?i=1523">bilancio 2011</a> ad un profitto di 76 milioni di sterline (pari a oltre 86 milioni di euro) con una crescita del 17% rispetto al 2010.</p>
<p>La chiave di un <a href="http://paidcontent.co.uk/article/419-which-papers-are-winning-the-digital-revenue-race/">successo</a> che dura ormai da anni sembra risiedere essenzialmente in due fattori: forte specializzazione e valore dei contenuti combinata con una grandissima attenzione, in termini di monitoraggio, delle informazioni ottenute grazie al tracking dell&#8217;utenza online, ai quali, con specifico riferimento ai dati finanziari, va aggiunta l&#8217;importanza dell&#8217;informazione in tempo reale, e dunque necessariamente digitale/online, che rappresenta sicuramente un valore aggiunto in tale ambito.</p>
<p>Non vi è dubbio che il  <em>Financial Times </em>abbia trovato <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/07/business/media/07iht-cache07.html?_r=2&amp;partner=rss&amp;emc=rss">la strada giusta</a>, resta da vedere se i processi di innovazione ed internazionalizzazione siano replicabili anche per per le iniziative editoriali italiane.</p>
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		<title>Il giornalista della carta stampata non esiste più</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[de bortoli]]></category>
		<category><![CDATA[media digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3824" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="giornali" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre è accaduto. Per gli editori le opportunità e la relativa complessità risiedono nel mettere in atto una logica informativa integrata, differenziando la proposta in base al mezzo utilizzato, con l&#8217;obiettivo di ottimizzarne le singole potenzialità e offrire un&#8217;esperienza di lettura coerente con le aspettative di un pubblico più vasto e più variegato rispetto al passato.</p>
<p><span id="more-6508"></span>Il passaggio e la transizione a un mondo digitale hanno comportato una ridefinizione del ruolo stesso della carta stampata. Quest&#8217;ultima, nonostante più e più volte sia stata data per spacciata, continuerà a esercitare una funzione importante: non sarà il contenitore primario e strategico delle notizie, questo ruolo verrà assorbito progressivamente dal web, ma sarà il luogo dove troveranno spazio approfondimenti e servizi di più ampio respiro rispetto a quanto riversato sul web. Insomma, verrà ribaltata la gerarchia dell&#8217;informazione, assecondando una tipologia di informazione coerente con le diverse piattaforme di distribuzione, soprattutto in merito alla scansione temporale con cui ciascun mezzo permette di erogare le notizie.</p>
<p>Abbiamo usato il verbo al futuro, ma quanto descritto è già stato declinato al presente. Certo è un fenomeno che non si è ancora pienamente espresso. E&#8217; un &#8220;work in progress&#8221; ed è il percorso intrapreso dai grandi editori che hanno in essere un sistema informativo di tipo ibrido, che coniuga passato e presente, carta e web, tablet e smartphone.</p>
<p>“Il giornale sarà in prospettiva più snello, in relazione alla progressiva migrazione delle notizie sul web. Chiuderà la prima edizione molto prima. Sarà pensato molto prima”, <a href="http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=9029">afferma il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortol</a>i. E nello stesso tempo si dice convinto che il giornalista della carta stampata non esiste più: “non ha più senso dire: scrivo per la carta, per il web o per l&#8217;iPad. Si scrive per tutto il sistema Corriere”.</p>
<p>Cambiano quindi i contenitori dell&#8217;informazione e i contenuti diventano, dove possibile, multimediali. Una stessa notizia può innescare un&#8217;esperienza di lettura diversa in base al canale prescelto e il lettore decide cosa e come leggere. Ma proprio in virtù di questa trasformazione diventa sempre più importante che, così come non esistono, o meglio, non dovrebbero esistere, barriere tra giornalismo della carta stampata e web, anche il consumatore dovrebbe essere messo nella condizione di fruire dell&#8217;uno o dell&#8217;altro servizio nel modo più semplice possibile, ovvero avere a disposizione una proposta commerciale trasversale alle diverse piattaforme e disporre dell&#8217;uno o dell&#8217;altro prodotto a seconda delle necessità.</p>
<p>Così come è stato documentato da più ricerche che hanno investigato sull&#8217;uso dei diversi media digitali, è molto più probabile che il lettore, già oggi, e ancor più in una prospettiva futura, voglia fruire dei contenuti utilizzando la tecnologia a lui più consona nei diversi momenti della giornata. L&#8217;acquisizione di informazione, non avviene per singole dosi, come avveniva per il giornale tradizionale, ma è sempre più diluita nell&#8217;arco delle 24 ore. E&#8217; quindi importante accompagnare il lettore nel corso della sua giornata proponendo un servizio informativo integrato, fruibile nel migliore dei modi, sia in merito alla tecnologia sia da un punto di vista di offerta commerciale.</p>
<p>Insomma un&#8217;informazione che potrebbe essere parafrasata con lo slogan &#8220;anything, anytime, anyplace, any device&#8221;.</p>
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		<title>Frequenze tv: i dubbi ancora sul tavolo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo sui Media]]></category>
		<category><![CDATA[asta televisiva]]></category>
		<category><![CDATA[beauty contest]]></category>
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		<description><![CDATA[Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave  stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come abbiamo illustrato in un precedente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Beauty.jpg" alt="" width="270" height="284" />Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave  stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">abbiamo illustrato in un precedente approfondimento su Ejo</a>. Ecco perché le novità recenti sul “beauty contest all’italiana” lasciano tuttora aperti alcuni interrogativi, che provengono da specialisti del settore come dalla società civile. Dalla redazione siciliana di Telejato dove Pino Maniaci lancia l’allarme chiusura, passando per l’équipe del portale specialistico La Voce, sono almeno due i punti di domanda che le ultime mosse del ministro Passera lasciano aperti.</p>
<p>E’ il 16 aprile quando viene approvato, su proposta del ministro per lo Sviluppo economico, un emendamento al decreto che riguarda le semplificazioni fiscali. Corrado Passera fa seguito così alle dichiarazioni lanciate già a dicembre e rivede il sistema di assegnazione previsto dal governo Berlusconi. E’ in particolare il conferimento gratuito delle frequenze ad aver fatto discutere negli ultimi mesi, e il ministro del governo Monti cambia le procedure. La gara  a titolo oneroso – non più la concessione gratuita prevista con Berlusconi premier &#8211; partirà entro la metà di agosto. Rai, Mediaset e gli altri beneficiari del vecchio sistema di “concorso di bellezza” ormai annullato, riceveranno indennizzi in quantità da definire sulla base dei guadagni che l’asta porterà alle casse pubbliche. Verranno tenuti separati gli operatori di rete dai fornitori di contenuti e gli acquirenti dovranno consentire l’uso delle frequenze a chi offre contenuti in una quantità prevista per il 60%.</p>
<p><span id="more-6503"></span></p>
<p><strong>TAGLIATI FUORI </strong></p>
<p>A <a href="http://www.telejato.it/ComitatoSiamoTuttiTelejato.htm">sostenere questo inverno</a> che il governo Monti dovesse rendere a pagamento il concorso per l’assegnazione di frequenze, c’era anche una piccola tv comunitaria con sede a Partinico, Sicilia, e che nel panorama italiano costituisce un caso di eccezione. Telejato, nata come tv di Rifondazione comunista nel 1989, è stata rilevata dieci anni dopo dall’imprenditore edile Pino Maniaci. Lui e la redazione si sono fatti conoscere in questi anni per le battaglie contro la mafia, che hanno portato alla tv locale riconoscimenti di merito in ambito giornalistico e civile, ma anche numerose querele e minacce da parte di cosa nostra. Fra i componenti della redazione, oltre a Pino Maniaci e alla figlia Letizia vincitrice del premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, c’è anche Salvo Vitali. Lui, amico di Peppino Impastato, collaborò al manifesto di Radio Aut che recitava tra l’altro: “La notizia discende direttamente dal sociale e va riproposta in maniera amplificata al sociale stesso senza filtri o interventi manipolatori”. Un intento programmatico che costituisce l’ossatura di molte tv civiche e comunitarie, ancor più in terre difficili per la libera informazione come quella dove opera Telejato. Un intento programmatico che rischia di sbattere contro il muro dello <em>switch off</em>. Il nuovo provvedimento sull’assegnazione delle frequenze non introduce infatti novità riguardo a quelle disposizioni del passaggio da analogico a digitale che di fatto lasciano fuori le tv comunitarie. Soltanto l’ingresso delle tv commerciali viene infatti concesso e normato. Le tv onlus come Telejato, quelle che la legge Mammì del’90 riconobbe come “tv comunitarie”, non avranno passaporto nel nuovo sistema e la loro stessa sopravvivenza è a rischio. Sono più di duecento e verranno chiuse, salvo modifiche (per ora non annunciate) della legge entro il 30 giugno.</p>
<p> Al grido di dolore delle tv come Telejato si aggiunge poi la dichiarazione delle piccole emittenti locali. Marco Rossignoli rappresentante di <a href="http://www.aeranticorallo.it/chi-siamo.html">Aeranti-Corallo</a> ha annunciato infatti che “le attuali risorse frequenziali per le imprese televisive locali sono quantitativamente insufficienti per consentire la prosecuzione dell&#8217;attivita&#8217; in molte delle regioni digitalizzate al 31 dicembre 2010 e per permettere nelle regioni in corso di digitalizzazione a tutte le tv locali analogiche di diventare operatori di rete digitali&#8221;. La richiesta è quella di dedicare un terzo delle frequenze a emittenti locali. Al di là delle proporzioni, le vicende di Telejato e tv locali riportano in luce la sete di pluralismo, che come abbiamo <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">visto a gennaio su Ejo</a> dovrebbe essere il principio chiave, e lo è stato di principio e di fatto in altri Paesi europei. Basti citare il caso svedese, dove è stata data attenzione particolare ai programmi locali e alla varietà e pluralità dell’offerta di contenuti.</p>
<p><strong>IL TORNASOLE DELL’ECONOMIA </strong></p>
<p>E se il pluralismo dei contenuti va di pari passo in ambito europeo con il requisito della concorrenza e della neutralità delle tecnologie, allora anche tra gli specialisti del settore i cambiamenti introdotti da Passera sembrano mostrare luci e ombre. Il portale specialistico <em>La Voce</em> sottolineava <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002721.html">per voce di Carlo Cambini e Antonio Sassano</a> le numerose anomalie del sistema di assegnazione previsto fino al 16 aprile. A dispetto delle indicazioni europee, la procedura italiana non rispettava il criterio della neutralità del servizio e della tecnologia, escludeva peraltro gli operatori della telefonia ed era destinata alla specifica tipologia degli operatori televisivi nazionali verticalmente integrati, con un sistema di punteggio che favoriva i player già forti. Dopo l’emendamento introdotto il 16 aprile, il giudizio degli economisti è più benevolo ma i punti d’ombra non mancano neppure ora. All’operazione di Passera, Carlo Cambini e Tommaso Valletti riconoscono il primato del primo importante tentativo di mettere ordine nel sistema frequenziale italiano. Particolarmente ben accolti dai due economisti de <em>La Voce</em> sono la realizzazione di un’asta economica competitiva e la separazione verticale tra fornitori di contenuti e operatori di rete. Questi criteri venivano <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">invocati già lo scorso inverno</a>. Ma la loro <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003040-351.html">analisi di fine aprile</a> chiede ancora “maggiore trasparenza su alcuni punti oscuri” e invoca una seria ed efficace <em>spectrum review</em>. Tra le zone d’ombra della nuova gara, c’è ad esempio la questione del pacchetto relativo alle pregiate frequenze in banda 700 MHz. Come richiesto dalla Commissione europea, a partire dal 2015 dovranno essere assegnate ai servizi di larga banda mobile. Il governo prevederebbe un’asta per l’assegnazione triennale ai soli operatori tv, per poi liberarle e condurre una gara rivolta agli operatori delle telecomunicazioni. Una soluzione che <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003040-351.html">lascia perplessi i due specialisti</a>.</p>
<p>Perché non aprire subito l’asta anche agli operatori mobili, con benefici per l’agenda digitale del Paese e per le casse dello Stato, visto che l’asta in questo modo non sarà al ribasso? Questa e altre questioni si aggiungono alla “incertezza esistenziale” delle tv di prossimità come Telejato. Stiamo a vedere che cosa succederà e se queste domande avranno una risposta.</p>
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		<title>Il Mondo non si è Fermato mai un Momento</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo online]]></category>
		<category><![CDATA[le monde]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuiamo ad esaminare sperimentazioni e modelli di proposta ai lettori da parte di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l&#8217;analisi della settimana scorsa del Sole24Ore ed il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism,  è oggi la volta di un giornale generalista di grande tradizione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Twitter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6429" style="border-width: 3px; border-color: white; border-style: solid;" title="Le Monde Twitter" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Twitter-259x300.jpg" alt="" width="207" height="240" /></a>Continuiamo ad esaminare sperimentazioni e modelli di proposta ai lettori da parte di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">l&#8217;analisi</a> della settimana scorsa del <em>Sole24Ore</em> ed il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello <a href="http://it.ejo.ch/6414/nuovi-media/per-linformazione-online-onlyla-sopravvivenza-e-un-successo">studio</a> del Reuters Institute for Journalism,  è oggi la volta di un giornale generalista di grande tradizione, il francese <em>Le Monde</em>.</p>
<p>Come per la maggioranza dei giornali in questo periodo, per il quotidiano transalpino è un momento di transizione ed evoluzione.</p>
<p><em>Le Monde</em> ha recentemente inaugurato la propria <a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/01/23/le-huffington-post-debuts_n_1223689.html">partecipazione</a> alla versione francese dell’Huffington Post, attraverso la società del banchiere Matthieu Pigasse, socio del giornale insieme a Pierre Bergé e Xavier Nie, del quale detiene una quota del 30%. Iniziativa che sembra aver avuto una buona partenza anche se non mancano <a href="http://www.erwanngaucher.com/14032012Le-Huffington-Post-dope-par-les-archives-du-Postfr,1.media?a=840">le polemiche</a> sui vantaggi ottenuti grazie al fatto di essere sorto sulle ceneri di <em>LePost</em> e sulla bassa capacità di attrazione che paiono avere gli articoli prodotti dai blogger d&#8217;oltralpe che attraggono solamente l&#8217;8% del totale delle visite mensili.</p>
<p><span id="more-6425"></span>Poco dopo il lancio della prima versione non in lingua inglese dell&#8217;HuffPost, ha visto la luce il <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2012/03/17/le-monde-de-twitter/">rinnovamento</a> del sito web del quotidiano francese. Edizione online che nel mese di marzo ha raccolto oltre 67 milioni di utenti unici nel mese dei quali, secondo i <a href="http://www.ojd-internet.com/chiffres-internet/5691-lemonde.fr">dati</a> disponibili, quasi un quarto proveniente da fuori la Francia posizionandosi come <a href="http://www.ojd-internet.com/chiffres-internet/">il primo</a> quotidiano generalista, alle spalle solamente dello sportivo L&#8217;Equipe, per lettori e pagine viste.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Live.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6430" style="border-width: 3px; border-color: black; border-style: solid;" title="Le Monde Live" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Live-162x300.jpg" alt="" width="162" height="300" /></a>Si tratta di un rinnovamento del sito web basato fondamentalmente su un approccio maggiormente visivo dell&#8217;informazione, con molte più immagini e video, e, in particolare con la predisposizione di un&#8217; interfaccia più adatta alla partecipazione delle persone per favorire un processo più sociale, o almeno social, dell&#8217;informazione. E&#8217; in particolare “Live” (vd immagine) la caratteristica probabilmente più interessante della revisione effettuata; una finestrella in stile chat che permette ai lettori di fare domande in tempo reale ai giornalisti di <em>Le Monde</em>.</p>
<p>Un sito che con tutte le altre testate digitali del gruppo ha aumentato del 21% l’audience su internet e del 65% quella su tablet e smartphone. L&#8217;edizione online del giornale non è protetta, chiusa da alcun paywall ma vengono offerti diversi pacchetti di abbonamento mensile, sia solo per la versione digitale che in abbinamento con quella tradizionale cartacea, che tende a fornire alcune <a href="http://www.lemonde.fr/teaser/">opzioni premium</a> a soli 0,50€ al giorno per l&#8217;edizione digitale.</p>
<p>In occasione delle elezioni presidenziali, delle quali si è avuto ieri il primo turno, il giornale sta sperimentando l&#8217;integrazione tra le redazioni della carta stampata e quella dedicata al Web. Una sperimentazione dedicata esclusivamente alla copertura di questo evento specifico e che dovrebbe cessare una volta terminato secondo quanto <a href="http://www.newsressources.com/nouveau-site-le-monde-video-alexis-delcambre-redacteur-en-chef">dichiara</a> Alexis Delcambre, capo della redazione di Le Monde.fr, il quale afferma che solo dopo aver esaminato con attenzione i risultati del test verrà presa una decisione sullo sviluppo organizzativo futuro.</p>
<p>Una fusione prevista nel piano strategico di rilancio approvato nel 2010, dopo che nel decennio precedente <em>Le Monde</em> aveva perso un quarto della propria diffusione, arrivando a vendere poco più di 320mila copie ed un crollo degli investimenti pubblicitari con tassi di decremento a due cifre per l&#8217;edizione cartacea che avevano generato di riflesso un indebitamento dal peso insostenibile.  Piano strategico che pare abbia già dato i primi <a href="http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204041857142775&amp;chkAgenzie=ITALIAOGGI&amp;sez=newsPP&amp;titolo=Francia,%20Le%20Monde%20torna%20a%20guadagnare%20dopo%2012%20anni">risultati</a> per l&#8217;esercizio 2011, riportando il bilancio in positivo e dimostrando concretamente che è possibile ristrutturare, risanare anche i giornali di carta.</p>
<p>Per il giornale della sinistra liberale e riformista francese sembra che la strada intrapresa sia quella giusta, che possa essere un modello di benchmarking per le iniziative editoriali italiane è la domanda che resta aperta.</p>
<p>La prossima settimana analizzeremo un&#8217;altra testata internazionale cercando di arrivare nel tempo, attraverso l&#8217;analisi di diversi case studies, ad offrire un panorama completo su i diversi modelli di business e le distinte soluzioni che vengono adottate</p>
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		<title>Quanto brilla il sole digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo Sole24Ore]]></category>
		<category><![CDATA[Sole24Ore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Quintarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Come promesso nell&#8217;ultimo articolo sulle nuove possibilità di ricavi per l&#8217;industria dell&#8217;informazione in ambito digitale, che pare stiano già dando buoni frutti, approfondiamo IL tema della compensazione delle perdite delle revenues della carta stampata analizzando, a partire da oggi, come alcune delle principali testate si muovono in tale ambito. Iniziamo oggi da una testata italiana, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Sole24Ore-Principali-Risultati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6378" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Sole24Ore Principali Risultati" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Sole24Ore-Principali-Risultati-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>Come promesso nell&#8217;ultimo articolo sulle nuove <a href="http://it.ejo.ch/6274/nuovi-media/nuove-fonti-di-ricavo-per-lindustria-dellinformazione">possibilità di ricavi</a> per l&#8217;industria dell&#8217;informazione in ambito digitale, che pare stiano già dando <a href="http://www.marketingvox.com/googles-microsurvey-tool-pays-off-for-publisher-050978/?utm_campaign=newsletter&amp;utm_source=mv&amp;utm_medium=textlink">buoni frutti</a>, approfondiamo IL tema della compensazione delle perdite delle <a href="http://www.lsdi.it/2012/sono-27-e-non-7-i-dollari-persi-dalla-stampa-usa-su-ogni-dollaro-guadagnato-nell-online/">revenues</a> della carta stampata analizzando, a partire da oggi, come alcune delle principali testate si muovono in tale ambito.</strong></p>
<p>Iniziamo oggi da una testata italiana, <em>Il Sole24Ore</em>, caso di eccellenza tra i quotidiani economici a livello internazionale  per numerosità di lettori, per la quale ho raccolto anche alcune dichiarazioni di <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/">Stefano Quintarelli</a>, Direttore dell’area digital del Gruppo Sole24Ore.</p>
<p><span id="more-6376"></span>Per il quotidiano gli abbonamenti hanno sempre avuto un&#8217;incidenza di gran lunga superiore ad altre testate, un peso che, secondo quanto dichiara Quintarelli, è confermato anche per quanto riguarda l&#8217;edizione digitale che specifica però che “e&#8217; connaturato con i tablet in quanto, in assenza dei punti prezzo da parte di Apple, l&#8217;acquisto della copia singola e&#8217; sconveniente e quindi tutti gli editori prediligono dare, vendere abbonamenti che abbiano una durata almeno settimanale”.  Osservando l&#8217;area dedicata agli abbonamenti al giornale di Confindustria si vede come l&#8217;offerta si concentri prevalentemente su una proposta “mista” di carta + digitale che viene <a href="https://www.abbonamenti.ilsole24ore.com/promoquot/web/condizioni.pdf">valorizzato</a> nel pacchetto a soli 22 euro per tutto l&#8217;anno mentre stand alone, solo digitale, viene <a href="http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=prod990019#config">proposto</a> a circa 32 euro mensili.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Sole24Ore-Bilancio-Generale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6379" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Sole24Ore Bilancio Generale" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Sole24Ore-Bilancio-Generale-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a>La scelta del Gruppo è stata quella di adottare un modello organizzativo che assegna responsabilità diretta esclusiva su alcuni ricavi e, con una attività di supporto, anche su altre linee di business (formazione, radio, business media, cultura&#8230;). Per semplicità di reporting, i dati forniti dal <a href="http://syndication.teleborsa.it/Nis/NisViewer.ashx?file=73888.pdf&amp;year=2012&amp;filetype=documenti">bilancio 2011</a> sono consolidati nelle stesse aree, per privilegiare una visione per competenza piuttosto che per tecnologia distributiva e nel loro insieme rappresentano il 23,3% del totale dei ricavi con una crescita del 5% rispetto al 2010.</p>
<p>E&#8217; grazie a questa base già rilevante ed <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2012/03/29/disastri-quotidiani/">ai successi</a> raccolti in termini di visitatori all&#8217;edizione online, che il piano strategico 2011 -2013 prevede il lancio di prodotti multimediali, multipiattaforma ed una forte enfasi sullo sviluppo del business online.</p>
<p>Elementi che il  Direttore dell’area digital del Gruppo Sole24Ore <a href="http://it.ejo.ch/6208/nuovi-media/siamo-tutti-editori">conferma</a> affermando che la sfida, l&#8217;obiettivo da perseguire,  nella sua visione sia quello di “monetizzare l&#8217;attenzione del cliente”, effettuando “cross e upselling nei prodotti editoriali tradizionali ed  attraverso esplorazione di nuove iniziative che possano fare leva/beneficiare degli asset caratteristici” del giornale e del gruppo più in generale.</p>
<p>Si tratta di un percorso di sviluppo che per quanto riguarda i ricavi derivanti dall&#8217;advertising, fondamentalmente in linea con le tendenze di mercato nel 2011, attualmente risulta penalizzante per l&#8217;online/digitale, sia in virtù del fatto che nel nostro Paese vi sia uno dei <a href="http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1318425822Welcome_To_The_New_Normal_Age.pdf">rapporti più bassi</a> tra adverting/pagine viste e utenti, con CPM medio tra 1 e 3 euro, che a causa dell&#8217;attuale metodologia, per così dire, di Audipress che offre coefficienti di moltiplicazione dei lettori della versione cartacea che invece non hanno, allo stato attuale, corresponsione per la versione digitale che “vale solamente un lettore”. Aspetti che si riflettono, come si evince dai dati pubblicati ai pagina 15 della <a href="http://syndication.teleborsa.it/Nis/NisViewer.ashx?file=73888.pdf&amp;year=2012&amp;filetype=documenti">sintesi dei risultati 2011</a>, in ricavi direttamente riferibili all&#8217;area digital per 16,3 milioni di euro (+6,3% vs 2010) sommando le revenues derivanti dalla raccolta pubblicitaria a quelle degli abbonamenti.</p>
<p>Personalmente ritengo che <em>Il Sole24Ore, </em>per le caratteristiche di specializzazione che presenta, sia uno dei quotidiani che sia nella versione cartacea, anch&#8217;essa in netta ripresa di diffusioni sotto la nuova direzione, che nell&#8217;area digitale abbia, a parità di condizione, di contesto generale di riferimento, migliori e maggiori possibilità di trovare il bandolo della matassa rispetto ad altri quotidiani generalisti.</p>
<p>Certamente non si può pensare ad un processo immediato, come ho già avuto modo dire, il futuro è qui ma non ora si tratta di lavorarci sopra nel giusto modo a seconda delle caratteristiche delle singole testate e dei pubblici di riferimento. Proprio per questo qui all&#8217; EJO abbiamo deciso di dedicare ogni settimana un&#8217;analisi specifica per ciascuna testata. La prossima settimana analizzeremo una testata generalista internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dalla Francia all’Italia, l’edicola è digitale e a km zero</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 08:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Se l’acquisto del giornale di carta è entrato di diritto, assieme al caffè, nel rito del risveglio di molti italiani, l’iniziativa di quattro grandi gruppi editoriali italiani promette di disordinare un po’ la quotidianità di molti di noi. La lettera di intenti firmata alla fine di marzo da Mondadori, l’Espresso, Rcs e Sole 24 Ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/madrid.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6294" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Cara vecchia edicola goodbye, arriva l'edicola digitale" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/madrid-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Se l’acquisto del giornale di carta è entrato di diritto, assieme al caffè, nel rito del risveglio di molti italiani, l’iniziativa di quattro grandi gruppi editoriali italiani promette di disordinare un po’ la quotidianità di molti di noi. La lettera di intenti firmata alla fine di marzo da Mondadori, l’Espresso, Rcs e Sole 24 Ore li impegna a dar vita ad una edicola digitale, “Edicola italiana”. I quattro gruppi che si sono consorziati lasciano le porte aperte dichiarando che al momento della partenza il consorzio sarà aperto a tutti gli editori che vorranno aggregarsi.  Anche i meno aggiornati sul piano tecnologico troveranno la strada aperta: per chi non avesse già approntato una versione digitale delle testate, sarà disponibile uno “sfogliatore”, e la carta potrà prendere la strada del digitale. Una operazione di sistema che ha l’obiettivo di stipulare uno spazio condiviso, una edicola digitale, in cui l’utente possa muoversi con libertà, scegliendo la testata preferita, quotidiana o periodica, con un semplice click. L’obiettivo è quello di avvicinare all’acquisto dei giornali i <em>digitally addicted</em> e, perché no, di modificare le abitudini di consumo degli amanti della carta.</p>
<p><span id="more-6289"></span></p>
<p><strong>PICCOLI E GRANDI PLAYER</strong></p>
<p>Questa nuova edicola, che potremmo definire “a chilometro zero”, sarà accessibile dal proprio computer, dallo smartphone, dal tablet, senza alcuna distanza se non il <em>digital divide</em>. E il rapporto tra editori e lettori sarà il meno intermediato possibile. La gestione operativa del servizio sarà affidata ad un partner tecnologico e commerciale indipendente, e gli editori dichiarano di “puntare ad ottenere una piena trasparenza di rapporto con i propri clienti nonché il controllo delle proprie politiche commerciali, a partire dalla piena libertà nella definizione dei prezzi”. Un protagonismo che fa da contraltare al ruolo sempre più ingombrante di player internazionali come Google e Apple, che dalle loro posizioni di mercato molto forti giocano il ruolo di intermediari tra editori e acquirenti. La scommessa con i grandi competitori come Apple fu proprio una delle ragioni di una esperienza europea simile a quella oggi avviata in Italia.  Anche in Francia infatti molte testate importanti si sono aggregate per rilanciare il settore, allargare la fetta degli introiti basati sul digitale e liberarsi da un rapporto di eccessiva dipendenza con Google e Apple: il primo consentiva agli editori di determinare le tariffe di distribuzione e prelevava il dieci per cento, il secondo chiedeva loro il trenta per cento sul fatturato. Anche per questo l’estate scorsa, dopo un anno di preparativi, <em>Le Figaro</em>, <em>Le Parisien</em>, <em>Aujourd’hui en France</em>, <em>Libération</em>, <em>Les Echos</em>, <em>L’Equipe</em>, <em>Le Nouvel Observateur</em>, <em>L’Express</em> e <em>Le Point</em> hanno dato vita a<em> ePresse</em>, edicola digitale per iPhone e iPad. Un progetto che ha fornito le basi per trattare con Apple sulle commissioni di vendita.</p>
<p><strong>INSEGUENDO I CONSUMI </strong></p>
<p>Al di là delle ragioni di pura contrattazione commerciale, l’edicola digitale francese così come quella ventura italiana rappresentano un tentativo di dare risposte a uno scenario mutato. Innanzitutto dalla parte del lettore la galassia delle offerte editoriali digitali rischia di essere estremamente dispersiva, perciò la costruzione di uno spazio condiviso di acquisto rappresenta uno sforzo importante di rincorrere i cambiamenti già in atto e di cavalcarli interagendo con loro. Inoltre l’edicola digitale nasce dalla consapevolezza del profilo dei consumi digitali. Quando in Francia è nata ePresse, <a href="http://www.editorsweblog.org/2011/07/05/french-editors-launch-digital-newsstand-on-iphone-and-ipad">Havas Media ha presentato i risultati</a> di un sondaggio: solo 150 su 600 partecipanti avevano finora pagato per i contenuti editoriali e tra coloro che erano stati disponibili a pagare, una stragrande maggioranza (il 72 per cento) avrebbe volentieri optato per un contenuto gratuito finanziato dalla pubblicità. La piattaforma digitale, la nuova edicola, promette tra l’altro di ridurre le distanze tra l’offerta e le preferenze del lettore: l’abbonamento tradizionale, mensile o annuale che sia, risulta sotto molti punti di vista eccessivamente monolitico per il mondo dei consumi attuale. Non è un caso che tra i punti di frizione fra gli editori d’oltralpe e i colossi internazionali ci fosse proprio la gestione dei dati degli utenti. Una edicola innestata direttamente nel mondo editoriale consente di valutare i consumi, le preferenze, i gusti. <a href="http://www.mondaynote.com/frederic-filloux/">Fréderic Filloux</a> ha visto nascere la piattaforma francese nelle vesti di general manager del consorzio <em>ePress</em>. E non è un caso che proprio lui, alla domanda “Perché costruire una edicola digitale?”, metta nero su bianco <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/pda/2011/jul/11/digital-media-internet">sul Guardian</a> tante buone ragioni. Non per ultima c’è la possibilità di introdurre nuove formule di acquisto, di affinare il marketing. “Per fare tutto questo ci vogliono un grande progetto e una eccezionale dose di cooperazione fra le testate”, scriveva Filloux nel 2011. A distanza di un anno, vedremo se l’editoria italiana saprà mostrarsi all’altezza.</p>
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		<title>Nuove Fonti di Ricavo  per l&#8217;Industria dell&#8217;Informazione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 07:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Google Customer Surveys]]></category>
		<category><![CDATA[State of the News Media 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tentativo di recuperare le revenues perse dalla carta attraverso l&#8217;online è IL problema, l&#8217;aspetto cruciale in attesa di una soluzione sostenibile. Ambito che da tempo ho definito come il dilemma del prigioniero, pietra miliare della teoria dei giochi, poiché  illustra egregiamente il falso paradosso della probabilità contro la logica. Un modello che pare perfettamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/google_surveys.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6278" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="google_surveys" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/google_surveys-300x80.png" alt="" width="300" height="80" /></a>Il tentativo di recuperare le revenues perse dalla carta attraverso l&#8217;online è IL problema, l&#8217;aspetto cruciale in attesa di una soluzione sostenibile.</p>
<p>Ambito che da tempo ho definito come il dilemma del prigioniero, pietra miliare della <a href="http://www.dii.unisi.it/~agnetis/introgiochi.pdf">teoria dei giochi</a>, poiché  illustra egregiamente il falso paradosso della probabilità contro la logica. Un modello che pare perfettamente calzante all’attuale difficoltà di definire se e come sia possibile rimpiazzare i ricavi della carta con quelli del digitale.</p>
<p>Aspetto che alla luce delle tendenze emerse dal recente rapporto del PEW Research Center’s Project for Excellence in Journalism: “State of the News Media 2012″, che evidenzia la crescente rilevanza di smartphones e tablets, <a href="http://it.ejo.ch/6260/marketing-pubblicita/il-valore-della-pubblicita-100-su-carta-10-su-web-1-su-mobile">accentua</a>, pare, invece di risolvere come da più parti si è sostenuto a lungo.</p>
<p>A cercare di dare una mano a risolvere i loro problemi ci prova ora Google che cerca così, anche, di smentire la fama di vampiro, di parassita dell&#8217;industria dell&#8217;informazione che tanti problemi e conflitti ha creato nel tempo tra l&#8217;impresa di Mountain View ed il comparto editoriale in tutto il mondo.</p>
<p>Dopo Google One Pass, sistema di remunerazione che <a href="http://www.google.com/onepass">consente</a> agli editori di vendere abbonamenti digitali a condizioni migliori rispetto a quelle <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2012/03/apple-ancora-in-lotta-con-gli-editori-della-carta-stampata-riduce-il-prezzo-dei-giornali-ma-impone-stringenti-condizioni.html">proposte</a> da Apple, viene ora lanciato Google Customer Surveys.</p>
<p> <span id="more-6274"></span>Alan Rusbridger, editor-in-chief del <em>Guardian</em>, durante l&#8217;open weekend promosso dal quotidiano anglosassosone, chiedeva cosa le persone fossero disposte a dare ai giornali in cambio delle notizie, <a href="http://blogs.journalism.co.uk/2012/03/25/rusbridger-guardian-paywall-has-not-been-ruled-out/">elencando</a> come scelte possibili: soldi, tempo e informazioni.</p>
<p>E&#8217; proprio su questo terzo aspetto, la raccolta di dati, di informazioni, che, come suggerisce il nome, si concentra la nuova proposta di Google. Soluzione alternativa concettualmente al paywall che propone un breve questionario al quale il lettore deve rispondere per poter avere accesso all&#8217;articolo completo, già adottata da una ventina di testate quale, ad esempio <em>AdWeek</em>, che pare <a href="http://www.adweek.com/news/advertising-branding/adweek-google-partner-publishing-revenue-model-139265">entusiasta</a> della soluzione.</p>
<p>Secondo quanto <a href="http://www.theatlanticwire.com/technology/2012/03/googles-alternative-paywalls-customer-surveys/50513/">riportato</a>, Google riconosce all&#8217;editore della testata online cinque centesimi di dollaro per ogni risposta, una media di 15$ per ogni mille pagine viste che rappresenta sicuramente un valore interessante che a livello di CPM poche, forse nessuna, delle testate riuscirebbe a spuntare. Valori che Google da parte sua come minimo <a href="http://www.google.com/insights/consumersurveys/pricing">raddoppia</a>, arrivando sino a dieci volte tanto, in termini di proposta di vendita alle aziende interessate a questo tipo di servizio, a cavallo tra la promozione, la <a href="http://www.google.com/insights/consumersurveys/case_studies">brand awareness</a> e la ricerca, il sondaggio.</p>
<p>Pare che il servizio agli editori, ed alle aziende, sia già <a href="https://services.google.com/fb/forms/surveysforpublishers/">disponibile</a> in tutto il mondo, Italia compresa, e che ci sia, come sempre avviene in questi casi, come in quello dei paywall, chi ha trovato il modo di aggirarlo e di leggere comunque gli articoli senza rispondere <a href="http://digitaldreamer.com.au/customer-survey-program-unveiled-google/">utilizzando</a> l&#8217;ad blocker che molti browser hanno come plug in.</p>
<p>Insomma la ricerca di soluzioni per il recupero contributivo continua ed anche nel nostro Paese si stanno già sperimentando forme di “<a href="http://24o.it/links/?uri=http://www.gazelle.com/&amp;from=Tablet,+pc,+bici+e+accessori+usati,+rimessi+a+nuovo+e+venduti+low+cost.+Arriva+in+Italia+il+re-commerce">curation sponsorizzato</a>” che sembrano davvero interessanti.</p>
<p> Dalla prossima settimana analizzerò il caso di una testata, i modelli di pagamento adottati per ciascuna piattaforma raccogliendo le opinioni dei responsabili, per approfondire questo tema centrale per tutto il comparto editoriale.</p>
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		<title>USA, la rivoluzione digitale di smartphone e tablet</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 07:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità economica]]></category>
		<category><![CDATA[State of the News Media 2012]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>
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		<description><![CDATA[La rivoluzione digitale è entrata in una nuova era, quella della distribuzione dei contenuti attraverso dispositivi mobili. E&#8217; questo il fenomeno più rilevante che si evince dall&#8217;ultimo rapporto State of the News Media 2012. Più di un americano su quattro possiede uno smartphone, uno su cinque utilizza un tablet. E&#8217; un fenomeno che l&#8217;editoria ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/snapshot.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6222" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/snapshot-300x148.jpg" alt="" width="300" height="148" /></a>La rivoluzione digitale è entrata in una nuova era, quella della distribuzione dei contenuti attraverso dispositivi mobili. E&#8217; questo il fenomeno più rilevante che si evince dall&#8217;ultimo rapporto <a href="http://stateofthemedia.org/">State of the News Media 2012</a>. Più di un americano su quattro possiede uno smartphone, uno su cinque utilizza un tablet. E&#8217; un fenomeno che l&#8217;editoria ha iniziato a osservare attentamente poiché rappresenta una dinamica di sviluppo foriera di nuove opportunità. Il consumo di notizie tende infatti a diversificarsi ogni qualvolta una nuova tecnologia di accesso alla rete inizia a diventare una risorsa comune per un numero sempre più rilevante di persone. Un fenomeno che, ancora una volta, deve essere visto non tanto come un comportamento alternativo da parte di chi è oggi il consumatore medio di notizie.</p>
<p><span id="more-6217"></span>L&#8217;acquisizione di notizie da dispositivi mobili diventa un complemento all&#8217;informazione distribuita via TV e computer. Questi ultimi canali distributivi non vengono azzerati in virtù del progressivo successo del mobile media. E&#8217; vero, al contrario, che il tempo che una persona dedica al consumo di informazione viene distribuito tra diverse piattaforme in base alle abitudini e stili di vita quotidiani.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media2-mobile.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6219" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media2-mobile-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a>Tra coloro che utilizzano uno smartphone o un tablet come media informativo, otto persone su dieci accedono a informazioni via computer. Il dispositivo mobile non è quindi sostitutivo delle forme di informazione attraverso le quali sono distribuiti contenuti vocali e testuali, ma complementa e arricchisce lo spettro di opzioni disponibili.</p>
<p>Lo studio rivela, inoltre, come i dispostivi mobili abbiano determinato, nel corso dell&#8217;anno, un incremento degli accessi ai siti web in misura pari al 9%. Altrettanto significativa la costante affermazione della dimensione dei social network: il 54% degli americani che possiedono una connessione internet utilizza Facebook, una percentuale equivalente a circa 130 milioni di persone. E sui social network gli utenti trascorrono, in media, un tempo 14 volte superiore rispetto a quello trascorso sui siti di informazione. Tuttavia solo un 10% degli americani si affida al social network per accedere alle notizie.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media5-plusvalenza-mobile.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6220" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media5-plusvalenza-mobile-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Il rapporto mette in evidenza un altro fenomeno, per certi versi preoccupante: la concentrazione degli investimenti pubblicitari online, accreditata per il 68% degli investimenti complessivi a quattro sole grandi aziende: Google, Yahoo, Microsoft, Facebook. Quest&#8217;ultima, in particolare, viene data come l&#8217;azienda che da qui al 2015 controllerà il 20% della torta pubblicitaria. Facebook, quindi, è destinato a diventare il concorrente numero uno di Google andando a insidiare la posizione che quest&#8217;ultimo ha raggiunto nel corso degli ultimi dieci anni. Di fronte a queste dinamiche il rapporto ipotizza che nel medio periodo i giganti della rete potranno essere stimolati nel mettere a segno partnership o acquisizioni nell&#8217;ambito dell&#8217;editoria, come già avvenuto, per esempio con l&#8217;acquisizione dell&#8217;Huffington Post da parte di Yahoo.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media4-big-ads.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6221" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media4-big-ads-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a></p>
<p>Notizie contrastanti come è inevitabile che avvenga in un periodo di grandi cambiamenti. Per gli editori la situazione rimane difficile e complicata. Nonostante gli sforzi e gli investimenti fatti nell&#8217;online e nel digitale, investimenti che iniziano a dare i loro frutti in termini di lettori acquisiti, non emerge un modello di sostenibilità economica: la contrazione dei ricavi su carta non viene compensata dall&#8217;aumento della quota di ricavi su nuove tecnologie: per ogni 10 dollari persi sulla carta si acquisisce un solo dollaro su online e digitale. Un fenomeno che dal 2000 a oggi ha determinato una diminuzione dei ricavi dei giornali del 43%.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media1-revenue-fall.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6218" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/media1-revenue-fall-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>Ma se i fondamentali finanziari sono ancora motivo di preoccupazione, vi sono anche segnali positivi che riguardano gli utenti: sempre più persone accedono alle notizie. Il mondo mediatico plasmato da Internet ha portato il giornalismo a una più ampia fascia di utenza. Il problema è, come si ripete ormai da tempo, individuare il modo migliore per monetizzare questa dinamica di sviluppo. Obiettivo che alcune realtà hanno cercato di raggiungere mettendo a punto un modello a pagamento, modello che continua a coinvolgere un numero più ampio di giornali. Il rapporto afferma, infatti, che siano già un centinaio le pubblicazioni che hanno implementato un paywall, non blindato ma basato su una logica più aperta così come realizzato dal <em>New York Times</em>. E a questi 100 si afferma che se ne aggiungeranno presto altri. Ma la transizione verso un&#8217;editoria, pesantemente condizionata dal consumo digitale comporterà inevitabilmente delle defezioni. Alcuni giornali non reggeranno la competizione generata dalle nuove tecnologie e cesseranno di esistere, altri diminuiranno la frequenza delle uscite, non più giornaliere, ma infrasettimanali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Siamo tutti editori?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 07:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Jarvis]]></category>
		<category><![CDATA[modelli di business]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Quintarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi modelli di business e Nuove definizioni per l&#8217;editoria Jeff Jarvis, giornalista e docente di giornalismo alla City University di New York, ha raccolto una serie di indicazioni sulla dura realtà dell’industria editoriale, sia cartacea che online, che nonostante non sia recentissima resta di scottante attualità. La lista si articola in oltre 40 punti. E&#8217; interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/power-to-the-people.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6211" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="power-to-the-people" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/power-to-the-people-300x96.jpg" alt="" width="300" height="115" /></a><strong>Nuovi modelli di business e Nuove definizioni per l&#8217;editoria</strong></p>
<p><strong></strong>Jeff Jarvis, giornalista e docente di giornalismo alla City University di New York, ha raccolto una serie di <a href="http://www.buzzmachine.com/2011/04/25/hard-economic-lessons-for-news/">indicazioni</a> sulla dura realtà dell’industria editoriale, sia cartacea che online, che nonostante non sia recentissima resta di scottante attualità. La lista si articola in oltre 40 punti. E&#8217; interessante riprenderne qualcuno, quelli che a mio avviso sono i tre più significativi:</p>
<p><em>-      </em><strong>La tradizione non è un modello economico</strong><em>. Il passato non è più una guida affidabile per successi futuri.</em></p>
<p>-      <strong>Dovrebbe” non è un modello economico.</strong> Puoi sostenere che la gente “dovrebbe” pagare per avere i tuoi prodotti ma lo farà solo se ritiene che ci sia del valore in essi.</p>
<p>-      <strong>Ci sono altri canali di entrate che meritano di essere considerati.</strong></p>
<p>Da un lato concorrenti a basso costo e abbondanza dell’offerta che continueranno inevitabilmente a ridurre <a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1008888&amp;ecid=a6506033675d47f881651943c21c5ed4">il prezzo</a> della pubblicità e, dall&#8217;altro, la perdita di controllo del mercato che <a href="http://newsosaur.blogspot.com/2012/03/retailers-are-routing-around-media.html">si ridefinisce</a> nel nuovo ecosistema digitale, le principali motivazioni che spingono necessariamente il comparto editoriale ad esplorare nuove strade.</p>
<p>Probabilmente, come avviene in tutti i momenti di profonda crisi ed incertezza così com&#8217;è da almeno un triennio per il comparto editoriale, per l&#8217;industria dell&#8217;informazione, è necessario (ri)partire da una definizione non convenzionale, distinta da quella tradizionale, di cosa voglia dire essere, fare, l&#8217;editore.</p>
<p><span id="more-6208"></span>Un contributo importante in tal senso è stato fornito da Stefano Quintarelli, Direttore dell&#8217;area digital del Gruppo Sole24Ore, che <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2011/08/i-giornali-quotidiani-possono-sopravvivere-solo-con-internet-.html">analizzando</a> i modelli di business dei quotidiani ha affermato che “editore è colui che monetizza l&#8217;attenzione del cliente (nel massimo numero di modi e occasioni possibili)”. Definizione integrata, ampliata, successivamente da Filippo Pretolani, editore digitale non convenzionale, che <a href="http://www.gallizioeditore.com/2012/03/99-idee-per-leditoria/">sostiene</a> che editore sia “colui che mette insieme capillarità dell&#8217;informazione e degli interessi”, continuando, “la sfida da vincere per gli editori è di mettere insieme la capillarità delle reti di persone e delle loro preferenze su inﬁniti spazi di pubblicazione continuamente/istantaneamente connessi esistenti”.</p>
<p>Attenzione ed interesse, che nella mia visione interpreto come sinonimi, si confermano dunque inevitabilmente protagonisti. Coinvolgere il pubblico di riferimento, le persone, attraverso la <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/04/12/lera-della-rilevanza/">rilevanza</a> ed il dialogo, utilizzare la tecnologia per fornire un’esperienza digitale personalizzata ad un costo prevedibile e stabilire modelli di business basati sul successo della relazione tra impresa e pubblico, stakeholders, sono i tre elementi chiave di successo e di <a href="http://hbr.org/2011/01/the-big-idea-creating-shared-value/ar/1">creazione di valore</a> per l’industria dei media in generale, e per quella dell’informazione, della carta stampata in particolare, che devono sviluppare un approccio che fondi il modello di business su criteri transmediatici e multipiattaforma, dando un ruolo ed un significato a ciascun mezzo, a ciascun supporto.</p>
<p>L&#8217;informazione è inseparabile dalle persone che la stanno creando. Si tratta di un concetto che dapprima le principali reti sociali e successivamente alcune delle più importanti e meglio strutturate organizzazioni aziendali hanno <a href="http://www.guardian.co.uk/media-network/media-network-blog/2012/feb/15/what-media-learn-facebook">compreso</a> creando nel tempo sistemi di comunicazione e di relazione circolari attraverso i quali sono in grado di valorizzare, anche sotto il profilo economico,  i contenuti che vengono prodotti dal loro staff e dalle persone stesse. Anche i media, le imprese del comparto dell&#8217;informazione devono attrezzarsi, indifferentemente che si tratti di carta o digitale, allo stesso modo se vogliono sopravvivere.</p>
<p>Con tutti i limiti di un ragionamento generale sul comparto nel suo insieme e le inevitabili generalizzazioni che ne derivano, ritengo che non si debba cedere ad ipotesi, a tentazioni, che distraggono dal core business, come in parte avvenuto con l&#8217;e-commerce che molti hanno implementato a livelli diversi, ma, appunto concentrarsi sull&#8217;attività principale editoriale attualizzandola e reinterpretandola in virtù delle evoluzioni in corso.</p>
<p>Se l&#8217;industria dell&#8217;informazione deve continuare a viaggiare sul doppio binario di relazione con i lettori, con le persone, e con le imprese, con gli investitori pubblicitari, si tratta evidentemente di lavorare coerentemente in questi ambiti.</p>
<p>Sul lettore, con <a href="http://www.thinkwithgoogle.co.uk/quarterly/people/power-to-the-people-meg-pickard.html">le persone</a>, è necessario tornare ad essere perno centrale dei loro interessi, delle loro conversazioni e dei diversi gruppi, delle distinte comunità, sia in Rete che fisicamente come, uno per tutti, il caso dei cafè come punto d&#8217;incontro con le redazioni esemplifica.</p>
<p>Per le imprese, gli investitori pubblicitari, in virtù della possibilità concreta di spaziare con un&#8217;offerta multimediale, organica, si tratta di riproporsi come consulenti di comunicazione offrendo loro quello di cui hanno bisogno e non, come spesso avviene oggi, (s)vendendo un tot al chilo l&#8217;unica merce disponibile.</p>
<p>Se c&#8217;è una lezione che arriva da quella che comunemente chiamiamo primavera araba è che la tecnologia, la Rete, il digitale sono elementi tanto preziosi quanto inutili se non ci sono le persone a fare le rivoluzioni.</p>
<p>Come si dice in questi casi, non fate questo a casa da soli.</p>
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