Archivio per la categoria Giornalismo sui Media

Avanzano le donne nel servizio pubblico radiotelevisivo svizzero

per.corsi, aprile 2012

Intervista a Krysia Bynek, referente Pari Opportunità RSI e a Nelly Valsangiacomo, Responsabile per l’Università di Losanna del progetto di ricerca nazionale “Uguaglianza dei sessi: un’idea svizzera? Pari opportunità nella SSR dal 1980 ad oggi”

A guidare il New York Times in un momento critico e difficile per il settore della carta stampata è stata designata una donna, Jill Abramson. Ai vertici della Bbc per fine anno all’attuale Mark Thompson molto probabilmente succederà una donna, sarebbe le prima nella storia dell’emittente pubblica inglese. Alle nostre latitudini, facendo le dovute proporzioni, c’è un esempio recente, quello della nomina di Prisca Dindo a capo del sito del Corriere del Ticino. Proporzioni a parte, la nomina è di per sé importante perché secondo quanto pubblicato in un recente articolo proprio dal CdT (“Il potere è ancora maschio”) nel settore della carta stampata ticinese le donne nelle redazioni sono ancora una netta minoranza rispetto agli uomini.

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El Pais punta sul digitale
e sulla relazione con il lettore

Proseguiamo l’analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l’analisi della settimana scorsa del Sole24Ore, il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism e la case study del francese Le Monde, parliamo quest’oggi di El Pais.

Il quotidiano spagnolo ha compiuto proprio in questi giorni 36 anni di vita, e probabilmente non è stato il più felice dei compleanni stretto tra crollo delle vendite in edicola e riorganizzazioni interne.

 Crisi, come noto comune a tutta la carta stampata, alla quale il quotidiano sta cercando di dare una risposta con una forte accelerazione nell’area digitale e, soprattutto, spingendo con sempre maggior forza sulla relazione con il lettore.

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Frequenze tv: i dubbi ancora sul tavolo

Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave  stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come abbiamo illustrato in un precedente approfondimento su Ejo. Ecco perché le novità recenti sul “beauty contest all’italiana” lasciano tuttora aperti alcuni interrogativi, che provengono da specialisti del settore come dalla società civile. Dalla redazione siciliana di Telejato dove Pino Maniaci lancia l’allarme chiusura, passando per l’équipe del portale specialistico La Voce, sono almeno due i punti di domanda che le ultime mosse del ministro Passera lasciano aperti.

E’ il 16 aprile quando viene approvato, su proposta del ministro per lo Sviluppo economico, un emendamento al decreto che riguarda le semplificazioni fiscali. Corrado Passera fa seguito così alle dichiarazioni lanciate già a dicembre e rivede il sistema di assegnazione previsto dal governo Berlusconi. E’ in particolare il conferimento gratuito delle frequenze ad aver fatto discutere negli ultimi mesi, e il ministro del governo Monti cambia le procedure. La gara  a titolo oneroso – non più la concessione gratuita prevista con Berlusconi premier – partirà entro la metà di agosto. Rai, Mediaset e gli altri beneficiari del vecchio sistema di “concorso di bellezza” ormai annullato, riceveranno indennizzi in quantità da definire sulla base dei guadagni che l’asta porterà alle casse pubbliche. Verranno tenuti separati gli operatori di rete dai fornitori di contenuti e gli acquirenti dovranno consentire l’uso delle frequenze a chi offre contenuti in una quantità prevista per il 60%.

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Art&Press: quando il giornale è un’opera d’arte

Può un giornale diventare un’opera d’arte? L’arte si è sempre confrontata con i media e non si contano gli esempi di come l’attualità e il presente si siano trasformati nell’oggetto dell’espressione artistica. Ma cosa succede quando i giornali diventano la base – o il materiale stesso – di un’opera? La mostra Art & Press in cartellone alla Martin Gropius Bau di Berlino fino al 24 giugno esplora le potenzialità dei giornali come strumento – oltre che contenuto – artistico, offrendo una carrellata sui maggiori esempi in un lasso di tempo che dalla seconda metà del diciannovesimo secolo si spinge fino alla stretta contemporaneità. L’esposizione, il cui claim è “arte, verità, realta” raccoglie opere seguendo due filoni distinti: un primo dove fatti realmente accaduti e la loro narrazione diventano il contenuto, il significato, delle opere e altre in cui, al contrario, i giornali o i media in genere vengono utilizzati come materia della rappresentazione se non esplicitamente come materiale del lavoro creativo.

Alla prima categoria e all’ambito della testimonianza appartengono ad esempio le opere di Gerhard Richter della serie Banalitaet des Boesen realizzate con scatti tratti dalle pagine di cronaca di quotidiani. Sullo stesso piano opera anche il lavoro senza titolo che il cinese Ai Weiwei ha realizzato appositamente per la mostra berlinese: si tratta di un’installazione realizzata con alcuni pezzi di ferro prelevati dalle macerie della Beichuan High School, una scuola crollata nel 2008 durante un terremoto per i suoi difetti di costruzione.

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Francia 2012: una opinione pubblica europea?

E’ proprio vero che queste elezioni presidenziali francesi segnano un punto di svolta per l’Europa? Per ciò che riguarda la stampa e i media in genere, possiamo dire che stavolta viene chiamata in causa una opinione pubblica europea? Alcuni indizi lasciano pensare che le cose stiano proprio così, ma la partita è ancora tutta da giocare.

Europa 2005 “à rebours”, torniamo indietro di sette primavere. E’ il 29 maggio 2005 e i francesi vanno alle urne in occasione del referendum sulla Costituzione europea. Lasciando da parte le elezioni per i membri dell’Europarlamento, si tratta di una occasione unica per i cittadini d’oltralpe per esprimersi in merito al progetto europeo e al suo avanzamento. Quale momento migliore per verificare la formazione di una opinione pubblica davvero europea? Ma se sfogliamo gli archivi del 2005 e prendiamo in considerazione i più autorevoli quotidiani francesi ed anche britannici e italiani, scopriremo che l’occasione è in gran parte andata persa. Fuori dalla Francia, il Times si concentra sulle dinamiche interstatali, o tutt’al più mette a confronto due modelli di Europa: quello inglese contro quello francese. I ragionamenti sul bilanciamento tra potenze hanno la meglio sulla costruzione di una identità europea. Il Daily Telegraph si concede anche la riproposizione di antichi stereotipi antifrancesi. Fa ancora più riflettere ciò che avviene sulla stampa francese, direttamente coinvolta nell’appuntamento elettorale. Il Nouvel Observateur con la voce di Jacques Julliard parla apertamente di un voto motivato dalla politica nazionale. L’autorevole Le Monde sottolinea il ruolo della vittoria del “no” alle urne come sanzione negativa per la classe dirigente nazionale.

Certo, le ragioni del malcontento vengono ricomprese poi in una dimensione europea, come fa Pierre Rosanvallon sempre su Le Monde. Ma persino in una elezione europea come questa, dire che il dibattito dell’opinione si sia realizzato sulla base di una identità e di un coinvolgimento europei sarebbe quantomeno azzardato.

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