Archivio per la categoria Libertà di stampa

Censura e blocco della Rete:
non dimentichiamo l’Iran

 Nella foto, ecco come appare il sito di London 2012 dall'Iran. Fonte: thenextweb.com L’Iran è pronto a bloccare l’accesso a Internet? La notizia è circolata nei giorni scorsi: i cittadini di Teheran e di tutto il paese non avrebbero più potuto andare in Rete, niente Google, né Facebook, né servizi mail per volere del governo. Il Web iraniano sarebbe diventato una questione nazionale, il traffico dirottato su domini locali controllati dal governo grazie a una rete Intranet autarchica. Una dichiarazione attribuita a Reza Taghipour, ministro per l’informazione e le comunicazioni, e originariamente resa nota dalla Afp, dava l’operazione in fase di attuazione; a partire da maggio l’Iran avrebbe avuto una “Internet pulita” ed entro cinque mesi, ad agosto, il filtro sarebbe stato in attività e tutti i provider avrebbero dovuto adeguarsi. Alla notizia sono seguite le smentite dello stesso Taghipour, che ha parlato di “nessun fondamento” e di “operazione di propaganda dell’Occidente”. Scongiurato forse l’incubo oscuramento, rimane il pericolo autarchia e nel caso dell’Iran, però, non basta una dichiarazione a mezzo stampa per scongiurare le cattive intenzioni. 

 

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Birmania: i social media aggirano la censura

“Siamo preoccupati per i segnali di crescente tensione fatti trapelare dalla PSRD e i suoi tentativi di ristabilire il controllo sui media, in particolare quelli di opposizione, in occasione delle elezioni amministrative”. Così parlava Reporters Without Borders qualche giorno prima del voto in Birmania, competizione elettorale che ha visto Aung San Suu Kyi e il suo partito conquistare almeno 40 dei 44 seggi per i quali il popolo birmano si è recato alle urne. Che la PSRD, l’agenzia che si occupa di controllare gli organi d’informazione per conto del governo di Naypyidaw avesse rinforzato le minacce contro le testate critiche non era un mistero. Le nuove intimidazioni erano già state portate in superficie dalla Burma Media Association che aveva dato voce ai tanti editori e giornalisti cui il governo aveva fatto causa con l’intento di zittirne le opinioni. Libertà di informazione in libertà vigilata. Myint Naing, editore del settimanale Toetakyay, vicino alle opposizioni, si è visto portare in tribunale per una disputa con la PSRD a riguardo di un articolo pubblicato in febbraio che criticava la politica del governo; Ohn Kyaing, editore di D-Wave, magazine della National League for Democracy, al contrario, è stato citato per aver pubblicato una vignetta satirica a riguardo proprio della PSRD. Atti che inevitabilmente nulla hanno a che vedere con una nazione che vuole lasciarsi alle spalle la dittatura e aprirsi alla democrazia.

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Serbia: un piccolo mercato con tanti problemi

Milica Jevtic e Marko Nedeljkovic in Ethics & Quality, Media Policy, 12 gennaio 2012

Sebbene in Serbia vivano solo sette milioni di persone, ci sono ben 610 organi di stampa e 456 piattaforme digitali di news. La mancanza di trasparenza rispetto alla proprietà dei giornali, la limitata libertà di stampa, l’ingerenza del governo sono alcuni dei problemi con i quali i media serbi sono confrontati. Nonostante queste difficoltà, l’introduzione di nuove tecnologie potrebbe rivelarsi un possibile rimedio.

IL MERCATO

La stampa: uno dei maggior problemi della stampa nazionale è l’enorme concorrenza che domina il settore. Secondo i dati forniti dalla “ Serbian Business Registers Agency” sono presenti sul mercato non meno di 610 organi di stampa, tra cui 20 quotidiani e 83 settimanali. La maggior parte di questi sono diffusi su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati forniti dall’Associazione dei giornalisti indipendenti serbi (NUNS) nel 2009 gli inserzionisti hanno investito 36 milioni di euro in annunci pubblicitari negli organi di stampa registrati, ciò significa che mediamente ogni singola pubblicazione deve sopravvivere con solo 72000 euro, ovvero 6000 euro al mese (NUNS: Media Dossier No. 32, 2010 / NUNS: Dosije o medijima broj 32, 2010). Gli organi di stampa, che sono più della metà dei media del paese, ricevono solo il 22 per cento della somma globale spesa in pubblicità.

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MEDIADEM si avvia alla conclusione

Mentre gli autori di MEDIADEM continuano la loro ricerca, prende forma  il progetto di media policy da 2,65 milioni di euro.

 In un’approfondita analisi, Evangelina Psychogiopolou dell’Hellenic Foundation for European and Foreign Policy (ELIMEP) di Atene, direttrice del progetto, guida un gruppo di ricerca volto ad analizzare se la media policy dell’Europa stia rinforzando o inibendo un sistema mediatico libero e indipendente.

L’obiettivo di MEDIADEM è localizzare e sviluppare politiche mediatiche che siano su misura delle peculiari oscillazioni che stanno avvenendo lungo tutto il panorama mediatico europeo. Il progetto di ricerca vanta collaborazioni con 14 università in 12 paesi, due nazioni candidate ed è finanziato dal settimo Framework Programme for Research della Commissione Europea come parte della convenzione di sovvenzione Citizen in the European Union. La considerevole ricerca in corso ha avuto inizio nell’aprile 2010 e si concluderà nel marzo del 2013.

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La stretta sui media in Turchia

97. Questo secondo il sindacato della categoria il numero di giornalisti, professionisti, editori e operatori dell’informazione attualmente in carcere in Turchia per un numero complessivo che supera quello dei detenuti cinesi. Ankara, però, nega le accuse di censura: fatto salvi 8 casi, scrive il New York Times, a detta delle fonti governative le persone arrestate non sarebbero in prigione a causa della loro professione. Ma il numero è enorme e preoccupante e se a questo dato si aggiunge quello dei siti internet, circa diecimila, bloccati dall’agenzia di monitoraggio della Rete, le tinte dello scenario turco si fanno ancora più fosche: fino a settembre YouTube non era raggiungibile a causa di alcuni video che insultavano Mustafa Kemal Ataturk. Con circa novemila segnalazioni, il paese è uno di quello su cui maggiormente si è posato l’occhio della Corte europea per i diritti dell’uomo e la libertà della stampa. Il premio Nobel Pamuk, scrittore e intellettuale turco conosciuto e letto in tutto il mondo, è stato multato per circa 3mila dollari per aver accusato la Turchia, sulle pagine di un giornale svizzero, di essere responsabile del genocidio armeno e della morte di trentamila curdi.

Ma il segnale più grave della stretta nei confronti dei media ad opera dal governo Erdogan riguarda il processo che vede coinvolti 13 giornalisti, tutti accusati di far parte di Ergenekon, un gruppo terrorista che complotterebbe contro il governo in carica.

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