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	<title>EJO - European Journalism Observatory &#187; Nuovi Media e Web 2.0</title>
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		<title>Un decalogo hacker per giornalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Philip Di Salvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Ziccardi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il lavoro del giornalista necessita spesso di segretezza. Proteggere una fonte, mettere al sicuro informazioni e coprire un&#8217;inchiesta prima della sua pubblicazione sono attività comuni per chi si occupa di giornalismo investigativo. La storia dell&#8217;informazione è fatta anche di discrezione e a volte misteri: i Pentagon Paper, lo scandalo Watergate fino al più recente lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="https://mail.google.com/mail/u/0/?ui=2&amp;ik=d262497b4a&amp;view=att&amp;th=1374848ec50b3068&amp;attid=0.0.1&amp;disp=emb&amp;zw&amp;atsh=1" alt="" width="248" height="354" />Il lavoro del giornalista necessita spesso di segretezza. Proteggere una fonte, mettere al sicuro informazioni e coprire un&#8217;inchiesta prima della sua pubblicazione sono attività comuni per chi si occupa di giornalismo investigativo. La storia dell&#8217;informazione è fatta anche di discrezione e a volte misteri: i <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/Pentagon_Papers">Pentagon Paper</a>, lo scandalo <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/Watergate">Watergate</a> fino al più recente lavoro redazionale svolto nel &#8220;bunker&#8221; della redazione del Guardian per preparare la pubblicazione dei <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_diplomatic_cables_leak">cablo di WikiLeaks</a> sono stati possibili anche perché i giornalisti coinvolti hanno potuto lavorare con i dovuti accorgimenti di sicurezza per proteggere il loro lavoro da intrusioni. Ma nell&#8217;era della Rete è ancora possibile mantenere un livello sufficiente di segretezza o il giornalismo e le campagne degli attivisti sono in costante pericolo per via delle insidie poste dal Web? In una recente panel discussion di <a href="http://re-publica.de/12/">re:publica</a>, l&#8217;appuntamento berlinese dell&#8217;anno, il più importante in Germania, dedicato a censura, Internet e hacking, <a href="mailto:https://twitter.com/%23!/ioerror">Jacob Appelbaum</a> e il cyber-attivista <a href="mailto:http://twitter.com/%23!/dmytri">Dmytri Kleiner</a> <a href="mailto:http://daily.wired.it/news/internet/2012/05/04/re-publica-appelbaum-kleiner-rete-privacy-69421.html">hanno discusso</a> di come Internet sia divenuto un luogo in cui la sorveglianza sulle comunicazioni si è fatta sempre più stretta per via della tecnologia disponibile e della mutazione del Www stesso, oggi privatizzato e controllato da grandi corporation affamate di dati sensibili dei loro utenti. Ovviamente, a essere più a rischio sono proprio quelle persone che operano sulla Rete e che si occupano di informazione o attivismo politico. I casi di <a href="mailto:http://it.ejo.ch/5926/etica/google-oscura-22-siti-in-india">censura</a> in paesi poco o per nulla democratici sono noti e sempre più diffusi, insieme alle <a href="mailto:http://it.ejo.ch/6368/liberta-di-stampa-2/censura-e-blocco-della-rete-non-dimentichiamo-liran">incarcerazioni</a> di dissidenti che si sono esposti troppo in Rete.</p>
<p><span id="more-6594"></span>Come proteggersi, quindi? A questa domanda ha dato risposta <a href="mailto:http://www.ziccardi.org/">Giovanni Ziccardi</a>, giornalista, docente e scrittore che ha pubblicato Il giornalista hacker, un ebook gratuito (si trova in molti store online, o <a href="mailto:http://blog.marsilioeditori.it/2012/04/24/ebook-gratis-il-giornalista-hacker/">qui</a>) edito da <a href="mailto:http://www.marsilioeditori.it/">Marsilio</a> che vuole essere una guida minima all&#8217;<a href="mailto:http://it.wikipedia.org/wiki/Hacking">hacking</a> per giornalisti fornendo alcune nozioni base utili per rendere sicure le proprie attività in Rete. Nel volume, che è stato presentato al Festival del Giornalismo di Perugia, Ziccardi fornisce un decalogo di buone pratiche: crittografia, anonimato, cancellazione di dati, applicazioni portable, software come <a href="mailto:https://tails.boum.org/">TAILS</a> e hardware come i firewall che dal mondo dell&#8217;hacking possono tornare utili anche ai giornalisti. I file sono al sicuro? I recapiti di fonti sensibili sono sufficientemente protetti sul nostro hard disk? Ecco come cifrare dei dati per renderli inutilizzabili in caso di furto o intrusione: usando <a href="mailto:http://www.truecrypt.org/">TrueCrypt</a>, un software che crea delle chiavi per cifrare hard disk o chiavette Usb.</p>
<p>Ma l&#8217;esempio forse più preciso riguarda la possibilità di navigare in Rete nel completo anonimato senza esporsi al rischio di essere tracciati: Ziccardi fornisce una buona introduzione a <a href="mailto:https://www.torproject.org/">Tor</a>, il software ideato proprio da Jacob Appelbaum, che in modo molto intuitivo garantisce una connessione sicura a prova di intrusioni esterne. Ziccardi nella sua Piccola guida per un uso sicuro e consapevole della tecnologia espone in modo semplice e sintetico concetti che potrebbero, almeno sulla carta, spaventare i lettori: nel volume digitale non ci sono tecnicismi eccessivi e il testo risulta accessibile anche per chi a malapena mastica le basi dell&#8217;html, rendendolo un efficace bignami per un primo approccio alla materia.</p>
<p>È lo stesso Ziccardi, infatti, a suggerire un metodo: come l&#8217;hacking e la programmazione informatica sono sfide costanti al miglioramento di competenze, allo stesso modo il libro vuole essere un percorso verso l&#8217;accrescimento della consapevolezza tecnologica e non un manuale. Un buon punto di partenza per cercare di superare quel gap che spesso caratterizza i giornalisti: non riuscire ad affiancare alla competenza professionale e deontologica, una precisa conoscenza degli strumenti, anche quelli di utilizzo quotidiano.</p>
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		<title>La Corte libera il blog</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Severino]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi alla voce Huffington Post). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://losmercadosfinancieros.es/analisis-blogosfera-dow-jones-e-inditex.html"><img class="alignleft size-medium wp-image-6582" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Foto di Los Mercados Financieros.es, Ricardo Gonzalez" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/blogosphere1-300x228.jpg" alt="" width="240" height="182" /></a>E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi <a href="http://it.ejo.ch/5171/nuovi-media/huffpost-cronistoria-di-un-successo">alla voce Huffington Post</a>). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli di nicchia o anche senza nessun cappello sulla testata. Che lo si dica giornalismo oppure no, c’è sempre lui sotto tutte queste vesti: è il blog. Uno strumento nato libero assieme alla libera rete e che più di una volta, nelle fasi evolutive del world wide web, ha rischiato di finire intrappolato in qualche groviglio legislativo. Durante l’autunno 2011, sul finire del governo Berlusconi, si era tornati a discutere dell’obbligo di rettifica anche per i blogger, con tempi rapidi o altrimenti una sanzione pecuniaria. Era la disposizione soprannominata “ammazza-blog”. Questa primavera e a governo cambiato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha rilanciato la necessità di regolamentare la blogosfera ammiccando di nuovo all’ipotesi di rettifica obbligatoria.</p>
<p><span id="more-6577"></span>In un contesto tecnologico ed editoriale che non può fare a meno di mutare, la tensione tra libera sperimentazione e rigida regolamentazione produce la ricerca di un equilibrio. E come avvenne per la televisione in Italia, anche per ciò che riguarda il blog, se la tecnologia e la pratica vanno più veloci della legge, è la giurisprudenza a tentare di compensare le distanze. Anche in questo caso, infatti, è la Corte di Cassazione a mettere qualche punto fermo nella miriade delle ipotesi e delle interpretazioni. La stella polare appuntata il 10 maggio nel firmamento dell’informazione dice che il blog non ha obbligo di registrazione in tribunale. Una sentenza che ribalta la valutazione del tribunale di Modica e la sentenza d’appello. Protagonista della contesa giuridica che si è protratta per circa sette anni è lo storico, giornalista e saggista siciliano Carlo Ruta. Una voce impegnata contro la mafia, la sua, e che ha resistito a minacce, pressioni, denunce.  Ma laddove le pressioni illecite non sono riuscite, è arrivato per uno strano paradosso lo Stato, il che ricorda <a href="http://it.ejo.ch/6503/giornalismo-sui-media/frequenze-tv-i-dubbi-ancora-sul-tavolo">le ultime vicende della siciliana Telejato</a>. Il blog <em>accaddeinsicilia.net</em> è stato oscurato non perché la voce di Ruta si sia affievolita a causa delle minacce, ma perché stando a quanto ha sentenziato il tribunale di Modica nel 2008 in primo grado, il blogger era colpevole di stampa clandestina.</p>
<p>L’appiglio giuridico era la legge sulla stampa, ovvero la n.47 dell’8 febbraio 1948, la quale stabilisce che nessun giornale o periodico possa essere pubblicato senza venir prima registrato in tribunale. Una norma, questa del dopoguerra tuttora in vigore, che è stata dichiarata estensibile anche ai prodotti editoriali telematici da una più recente norma del 2001, la numero 62. Ma questa legge sull’editoria del 2001 lascia di fatto aperte le interpretazioni, al punto che un esperto del settore come Guido Scorza non ha esitato a sottolineare come in virtù di questa <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=331">“da un giorno all&#8217;altro l&#8217;intera Rete avrebbe potuto essere ritenuta clandestina”</a>. L’interpretazione della legge adottata con la sentenza di Modica ha fatto scalpore, suscitando massicce reazioni di blogger, cultori e frequentatori della rete, oltre che un certo sconcerto suggerito dal ritorno dopo trent’anni di una condanna per stampa clandestina. Il sito <a href="http://www.censurati.it/">Censurati.it</a> aveva definito la sentenza “oscurantista” e lanciando una petizione chiamava a raccolta “le realtà delle reti, le sedi dell&#8217;informazione, le espressioni del paese civile” perché ”rispondessero con la massima determinazione&#8221;. La condanna è stata però confermata dalla prima sezione penale della Corte d’appello di Catania a fine maggio 2011. Anche in appello quindi la giustizia sembrava dar ragione al procuratore ragusano Agostino Fera, dichiaratosi parte lesa nel processo e che si riteneva danneggiato dai post di Ruta. Nel frattempo, per il mondo dell’opinione e dell’informazione online si presagiva un profondo scompiglio: se il blog dello scrittore siciliano era clandestino perché a tutti gli effetti paragonabile a titolo di legge a un quotidiano cartaceo, allora tanti altri blog si sarebbero trovati nella medesima condizione di illegalità.</p>
<p>Ma la sentenza d’appello, che l’avvocato di Ruta Giuseppe Arnone aveva attaccato come “gravemente illiberale”, viene ribaltata un anno dopo dalla Corte di Cassazione. Arriviamo così al 10 maggio 2012. Il giudizio di legittimità della Corte stabilisce che un blog, pur se afferibile alla categoria informativa, non sia affatto tenuto a registrarsi in tribunale. L’unica eccezione si riscontrerebbe in quei casi in cui vengono percepiti finanziamenti pubblici. Il reato di stampa clandestina quindi non riguarda affatto Ruta né gli altri blogger con storie analoghe alle sue. Il protagonista della vicenda ha esultato per una sentenza che ritiene “determinante per il destino della comunicazione in rete, e che ripaga i sacrifici fatti e l’impegno di tutti”.  “D’ora in poi possiamo dirci davvero più liberi”, ha annunciato. Ma all’entusiasmo per questa sentenza fa seguito anche una certa cautela se si considera nel suo complesso la storia tormentata del blog. Il giurista Scorza ad esempio <a href="http://blog.wired.it/lawandtech/2012/05/10/%E2%80%9Cblog-clandestini%E2%80%9D-addio.html">fa notare che</a> “in un Paese civile e moderno, non possono essere necessari quattro anni perché un Giudice scriva l’ovvio in una Sentenza”.</p>
<p>All’amarezza sui tempi lunghi si aggiunge poi la necessità di dare forza alla posizione già espressa con la sentenza. Articolo 21 per voce di Giuseppe Giulietti <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/media/15311_la-cassazione-i-blog-non-sono-stampa-clandestina.htm">dichiara infatti che</a> “per evitare qualsiasi equivoco, anche per il futuro, in occasione della ridefinizione della legge sull&#8217;editoria annnunciata proprio in questi giorni dal sottosegretario Peluffo presenteremo insieme a Vincenzo Vita provvedimenti abrogativi specifici, e anche tali da evitare che qualche altro magistrato possa essere indotto in tentazione in futuro”.</p>
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		<title>La ricetta del Financial Times:specializzazione e valore dei contenuti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il Financial Times, scelto, anche, per confronto rispetto alla case study effettuata per Il Sole24Ore.  La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da Pearson editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, Italia compresa, che detiene marchi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6564" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="ft-app" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app-300x179.jpg" alt="" width="240" height="143" /></a><strong>Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il <em>Financial Times, </em>scelto, anche, per confronto rispetto alla <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">case study</a> effettuata per <em>Il Sole24Ore. </em></strong></p>
<p>La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da <a href="http://www.pearson.com/">Pearson</a> editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, <a href="http://www.pearson.it/la-casa-editrice/i-nostri-marchi">Italia</a> compresa, che detiene marchi di grande notorietà nel settore editoriale (anche libri) e della formazione.</p>
<p>Per leggere il <em>Financial Times </em>bisogna sempre e comunque pagare, che si tratti della versione cartacea o delle edizioni digitali, in mobilità o sul Web, tutta l&#8217;informazione del giornale è a pagamento. Un tentativo che era stato fatto anche dal  <em>Il Sole24Ore</em> che ha dovuto prontamente fare marcia indietro sulla decisione presa.</p>
<p><span id="more-6559"></span>Il giornale ha una <a href="http://blogs.pressgazette.co.uk/wire/8661">readership</a> di oltre 2,2 milioni di lettori nel mondo e nel periodo tra il 02 gennaio ed il 01 aprile di quest&#8217;anno ha venduto mediamente 604,856 copie tra digitale e cartaceo. Viene stampato in 22 città nel mondo, l&#8217;edizione cartacea a marzo 2012 ha venduto, secondo quanto <a href="http://aboutus.ft.com/corporate-information/ft-company/#axzz1uSGUMlG0">dichiarato</a>,  una media di 319,381 copie dell&#8217;edizione cartacea e ben 285,475 copie della versione digitale. Il sito web del quotidiano anglosassone ha 4,5 milioni di utenti registrati ai quali si aggiungono 1,7 milioni di utenti registrati per <a href="http://www.ftchinese.com/">versione cinese</a>.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.pearson.com/about-us/business-information/announcements/?i=1524">applicazione</a> per iPad, realizzata in html 5, anche per non sottostare ai <a href="http://gigaom.com/2012/05/07/are-publishers-waking-up-from-their-dream-about-apps/">vincoli</a> dello store della Apple, ha tassi di adozione straordinari ed ha <a href="http://www.guardian.co.uk/media/appsblog/2012/apr/24/financial-times-web-app-2m">raggiunto</a> recentemente i 2 milioni di downloads, <a href="http://it.ejo.ch/6187/marketing-pubblicita/financial-times-i-ricavi-dei-lettori-a-pagamentosuperano-la-pubblicita#more-6187">confermando</a> la definitiva affermazione della componente mobile, ovvero tutto ciò che attiene la distribuzione su dispositivi mobili, che ora pesa il 12% degli abbonamenti al quotidiano.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-6563" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="financial-times-web-app-usage" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1-300x224.gif" alt="" width="300" height="224" /></a>Il quotidiano economico finanziario londinese rappresenta uno dei rarissimi casi di successo in ambito editoriale nella  valorizzazione dei contenuti online. Primo tra tutti i giornali internazionali a passare anche nell&#8217;edizione digitale esclusivamente a pagamento, già nel 2010, pur partendo da una circolazione e da accessi online decisamente più contenuti rispetto ai due quotidiani generalisti precitati, ha totalizzato numeri da record a dispetto di un <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2012/jan/04/financial-times-raises-cover-price?CMP=EMCMEDEML665">prezzo di vendita</a> decisamente non “popolare” incrementato del 25% dall&#8217;ottobre 2011 ad inizio anno.</p>
<p>Minor dipendenza dalla pubblicità e grande concentrazione sui contenuti, il cui valore è cresciuto sino ad un&#8217;incidenza del 58% portando il <a href="http://www.pearson.com/media-1/presentations/?i=1523">bilancio 2011</a> ad un profitto di 76 milioni di sterline (pari a oltre 86 milioni di euro) con una crescita del 17% rispetto al 2010.</p>
<p>La chiave di un <a href="http://paidcontent.co.uk/article/419-which-papers-are-winning-the-digital-revenue-race/">successo</a> che dura ormai da anni sembra risiedere essenzialmente in due fattori: forte specializzazione e valore dei contenuti combinata con una grandissima attenzione, in termini di monitoraggio, delle informazioni ottenute grazie al tracking dell&#8217;utenza online, ai quali, con specifico riferimento ai dati finanziari, va aggiunta l&#8217;importanza dell&#8217;informazione in tempo reale, e dunque necessariamente digitale/online, che rappresenta sicuramente un valore aggiunto in tale ambito.</p>
<p>Non vi è dubbio che il  <em>Financial Times </em>abbia trovato <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/07/business/media/07iht-cache07.html?_r=2&amp;partner=rss&amp;emc=rss">la strada giusta</a>, resta da vedere se i processi di innovazione ed internazionalizzazione siano replicabili anche per per le iniziative editoriali italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il giornalista della carta stampata non esiste più</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[de bortoli]]></category>
		<category><![CDATA[media digitali]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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		<description><![CDATA[Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3824" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="giornali" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre è accaduto. Per gli editori le opportunità e la relativa complessità risiedono nel mettere in atto una logica informativa integrata, differenziando la proposta in base al mezzo utilizzato, con l&#8217;obiettivo di ottimizzarne le singole potenzialità e offrire un&#8217;esperienza di lettura coerente con le aspettative di un pubblico più vasto e più variegato rispetto al passato.</p>
<p><span id="more-6508"></span>Il passaggio e la transizione a un mondo digitale hanno comportato una ridefinizione del ruolo stesso della carta stampata. Quest&#8217;ultima, nonostante più e più volte sia stata data per spacciata, continuerà a esercitare una funzione importante: non sarà il contenitore primario e strategico delle notizie, questo ruolo verrà assorbito progressivamente dal web, ma sarà il luogo dove troveranno spazio approfondimenti e servizi di più ampio respiro rispetto a quanto riversato sul web. Insomma, verrà ribaltata la gerarchia dell&#8217;informazione, assecondando una tipologia di informazione coerente con le diverse piattaforme di distribuzione, soprattutto in merito alla scansione temporale con cui ciascun mezzo permette di erogare le notizie.</p>
<p>Abbiamo usato il verbo al futuro, ma quanto descritto è già stato declinato al presente. Certo è un fenomeno che non si è ancora pienamente espresso. E&#8217; un &#8220;work in progress&#8221; ed è il percorso intrapreso dai grandi editori che hanno in essere un sistema informativo di tipo ibrido, che coniuga passato e presente, carta e web, tablet e smartphone.</p>
<p>“Il giornale sarà in prospettiva più snello, in relazione alla progressiva migrazione delle notizie sul web. Chiuderà la prima edizione molto prima. Sarà pensato molto prima”, <a href="http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=9029">afferma il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortol</a>i. E nello stesso tempo si dice convinto che il giornalista della carta stampata non esiste più: “non ha più senso dire: scrivo per la carta, per il web o per l&#8217;iPad. Si scrive per tutto il sistema Corriere”.</p>
<p>Cambiano quindi i contenitori dell&#8217;informazione e i contenuti diventano, dove possibile, multimediali. Una stessa notizia può innescare un&#8217;esperienza di lettura diversa in base al canale prescelto e il lettore decide cosa e come leggere. Ma proprio in virtù di questa trasformazione diventa sempre più importante che, così come non esistono, o meglio, non dovrebbero esistere, barriere tra giornalismo della carta stampata e web, anche il consumatore dovrebbe essere messo nella condizione di fruire dell&#8217;uno o dell&#8217;altro servizio nel modo più semplice possibile, ovvero avere a disposizione una proposta commerciale trasversale alle diverse piattaforme e disporre dell&#8217;uno o dell&#8217;altro prodotto a seconda delle necessità.</p>
<p>Così come è stato documentato da più ricerche che hanno investigato sull&#8217;uso dei diversi media digitali, è molto più probabile che il lettore, già oggi, e ancor più in una prospettiva futura, voglia fruire dei contenuti utilizzando la tecnologia a lui più consona nei diversi momenti della giornata. L&#8217;acquisizione di informazione, non avviene per singole dosi, come avveniva per il giornale tradizionale, ma è sempre più diluita nell&#8217;arco delle 24 ore. E&#8217; quindi importante accompagnare il lettore nel corso della sua giornata proponendo un servizio informativo integrato, fruibile nel migliore dei modi, sia in merito alla tecnologia sia da un punto di vista di offerta commerciale.</p>
<p>Insomma un&#8217;informazione che potrebbe essere parafrasata con lo slogan &#8220;anything, anytime, anyplace, any device&#8221;.</p>
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		<title>El Pais punta sul digitale e sulla relazione con il lettore</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo sui Media]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[El Pais]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguiamo l&#8217;analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l’analisi della settimana scorsa del Sole24Ore, il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism e la case study del francese Le Monde, parliamo quest&#8217;oggi di El Pais. Il quotidiano spagnolo ha compiuto proprio in questi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Pilas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6512" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="El_Pais_Pilas" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Pilas-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Proseguiamo l&#8217;analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">l’analisi</a> della settimana scorsa del <em>Sole24Ore,</em> il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello <a href="http://it.ejo.ch/6414/nuovi-media/per-linformazione-online-onlyla-sopravvivenza-e-un-successo">studio</a> del Reuters Institute for Journalism e la <a href="http://it.ejo.ch/6425/nuovi-media/il-mondo-non-si-e-fermato-mai-un-momento">case study</a> del francese <em>Le Monde</em>, parliamo quest&#8217;oggi di <em>El Pais.</em></strong></p>
<p>Il quotidiano spagnolo ha <a href="http://elpais.com/elpais/2012/05/02/opinion/1335955800_505322.html">compiuto</a> proprio in questi giorni 36 anni di vita, e probabilmente non è stato il più felice dei compleanni stretto tra <a href="http://www.prnoticias.com/index.php/prensa/209/20113649">crollo</a> delle vendite in edicola e <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/04/26/trabajadores-de-el-pais-deploran-a-cebrian-y-anuncian-protestas-para-evitar-despidos/">riorganizzazioni interne</a>.</p>
<p> Crisi, come noto comune a tutta la carta stampata, alla quale il quotidiano sta cercando di dare una risposta con una forte accelerazione nell&#8217;area digitale e, soprattutto, spingendo con sempre maggior forza sulla relazione con il lettore.</p>
<p> <span id="more-6501"></span>Da un lato si incentiva l&#8217;edizione digitale con una <a href="http://www.elpais.com/promociones/tableta-airis/">promozione</a> per ottenere un tablet a soli 119€ tesa a spingere l’edizione digitale per questo tipo di device del quotidiano. Infatti in abbinata, come avviene anche per altri giornali, viene offerto un mese di accesso gratuito a tutte le pubblicazione del gruppo Prisa, l’impresa editoriale che controlla il quotidiano in questione, sulla <a href="http://www.kioskoymas.com/">piattaforma</a> che raggruppa diverse testate ed editori in Spagna.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, con la recente revisione del sito del quotidiano, spiegata ed <a href="http://elpais.com/elpais/2012/02/22/videos/1329906361_357285.html">approfondita</a> da Javier Moreno, Direttore del quotidiano, fondata su tre pilastri, su tre aree concettuali:</p>
<p>- Area Tecnologica: Con un nuovo CMS, un nuovo sistema di gestione dei contenuti, ma soprattutto con la centralità di <a href="http://eskup.elpais.com/index.html">Eskup</a>, la rete sociale attiva da tempo che riunisce per interessi le diverse communities di utenti del quotidiano.</p>
<p>- Ristrutturazione dell’organizzazione dell’informazione: Basata sulle etichette, sulle tag.</p>
<p>- Riorganizzazione del modello di lavoro interno.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Internet.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6511" title="El_Pais_Internet" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Internet-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>In  tale ambito fondamentale l’idea di evoluzione da media a rete sociale che la rilevanza data ad Eskup sottintende e che personalmente, se posso ricordarlo, avevo avuto modo di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/10/05/revenues-vo-cercando/">raccomandare</a> come uno dei key pillars sui quali lavorare evidenziandone il ruolo fondamentale per il recupero di una relazione con le persone e, di riflesso, base indispensabile ad un recupero dei ricavi.</p>
<p><em>El Pais</em>, fedele al claim che viene riportato sia per l&#8217;edizione cartacea che in quella online, “el periodico global en <em>español”</em> (il quotidiano globale in spagnolo), per quanto riguarda il recupero dei ricavi punta certamente ad una strategia di grandi volumi di traffico grazie, anche, alla facilitazione di espansione in tutta l&#8217;America Latina rappresentata dall&#8217;utilizzo dello stesso idioma.</p>
<p>Strategia che, secondo gli ultimi <a href="http://www.prisa.com/uploads/imagenes/noticias/principal/201203/principal-ranking-de-diarios-espanoles-en-internet-el-pais-es.jpg">dati</a> disponibili, a livello quantitativo starebbe funzionando con il giornale leader assoluto a livello mondiale con 14,1 milioni di lettori dei quali ben 5,9 milioni, pari ad oltre il 40% del totale provengono da Sud America e Stati Uniti. Dati che collocano <em>El Pais </em>tra i primi 14 quotidiani nel mondo per audience che, secondo quanto <a href="http://www.prisa.com/es/sala-de-prensa/el-pais-lider-mundial-de-la-informacion-en-espanol-en-internet/">dichiarato</a>, mira ad entrare nella top ten.</p>
<p>Il bilancio diffuso <a href="http://www.prisa.com/uploads/ficheros/arboles/descargas/201202/descargas-resultados-es.pdf">evidenzia</a> che l&#8217;area digitale nel 2011 è cresciuta del 25,3% rispetto all&#8217;anno precedente ma non è stata sufficiente a coprire il calo degli investimenti pubblicitari che rappresentano il 22,8% del totale dei ricavi del gruppo Prisa e che si sono ridotti nell&#8217;anno dell&#8217;8%.</p>
<p>Se certamente l&#8217;area digitale è in grado di dare un contributo al recupero contributivo del giornale, sin ora, così come per il <em>Mail Online</em>, si tratta di una <a href="http://blogs.pressgazette.co.uk/editor/2012/04/23/mail-onlines-25m-revenue-is-still-a-drop-in-the-ocean-for-associated-newspapers/">goccia nell&#8217;oceano</a> che complessivamente fornisce un apporto modesto. Per <em>El Pais </em>la strada appare in salita ancora per lungo tempo.</p>
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		<title>Arriva Etalia, il primo giornale molecolare</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 06:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natascha Fioretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Daghetta]]></category>
		<category><![CDATA[Etalia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Alex Tateo]]></category>
		<category><![CDATA[open]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>

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		<description><![CDATA[Il panorama digitale italiano dell’informazione langue da tempo di brillanti intuizioni e di progetti editoriali freschi e innovativi.  La situazione potrebbe presto cambiare: c’è un nuovo progetto all’orizzonte, una piattaforma digitale presentata al Festival del giornalismo di Perugia 2012  che potrebbe nel prossimo futuro fare la differenza e dare una shakerata al mercato. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href=" http://www.etalia.net/about_it.html"><img class="alignleft size-medium wp-image-6464" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Screen shot 2012-04-30 at 8.44.48 AM" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-04-30-at-8.44.48-AM-300x149.png" alt="" width="300" height="149" /></a><strong>Il panorama digitale italiano dell’informazione langue da tempo di brillanti intuizioni e di progetti editoriali freschi e innovativi.  La situazione potrebbe presto cambiare: c’è un nuovo progetto all’orizzonte, una piattaforma digitale presentata al Festival del giornalismo di Perugia 2012  che potrebbe nel prossimo futuro fare la differenza e dare una shakerata al mercato.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Si tratta di Etalia, un nuovo ecosistema informativo, un po’ motore di ricerca, un po’ aggregatore di notizie, un po’ piattaforma di pubblicazione aperta a tutti, un po’ social network, un po’ content curation e un po’ fonte di entrata e di guadagno per chi i contenuti li produce, per chi li condivide e per chi li ospita.</p>
<p style="text-align: left;">Se oggi, infatti, siamo abituati ai grandi attori digitali come facebook, google o anche famosi blog di informazione come l’Huffington Post, per citarne alcuni, che sono diventati ricchi grazie al principio della condivisione e ripubblicazione dei contenuti e dunque in gran parte grazie all’attività dei propri utenti, Etalia ha deciso di partire dalla formula inversa secondo la quale il fornitore del contenuto è colui che ha diritto ad una quota maggioritaria del guadagno, sempre. In valori numerici, secondo quanto presentato al Festival di Perugia 2012, nel caso della condivisione del ricavo derivante dalla pubblicità ad esempio, all’editore va il 75% e a Etalia il 25%. Ma ci sono delle piccole percentuali di guadagno previste anche per gli utenti che favoriranno la diffusione del contenuto e dunque la generazione di un ricavo. Il progetto dunque si propone di monetizzare lo sforzo di chi usa la piattaforma.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-6460"></span>Per il panorama dell’informazione online che è ancora alla ricerca di un modello di business sostenibile potrebbe rivelarsi un’operazione interessante. Certo, al di là del modello di business, bisogna anche ben comprendere come funzionerà di fatto la piattaforma che ha aspettative ambiziose: offrire a tutti, singoli utenti appassionati, blogger, giornalisti indipendenti o editori l’utilizzo gratuito di una tecnologia avanzata che permette di leggere e condividere le notizie provenienti da una molteplicità di fonti, creare i propri giornali personalizzati ma anche pubblicare articoli e contenuti multimediali gestendo una vera e propria redazione virtuale per fondare nuove testate digitali. Tutto questo come dicevamo, monetizzando l’attività di chi usa la piattaforma.</p>
<p style="text-align: left;">Da un punto di vista puramente tecnologico il progetto davvero sembra essere all’avanguardia e ancora di più sembra poter rispondere alle richieste e alle esigenze di un mercato editoriale e dell’informazione oggi così fortemente in crisi.</p>
<p style="text-align: left;">Da un punto di vista giornalistico invece, della qualità e dell’etica dell’informazione in particolare, bisognerà vedere all’atto pratico come funzionerà davvero Etalia una volta online. Come fa, infatti, una piattaforma tecnologica a decidere, definire e selezionare quali sono i contenuti di qualità che devono emergere da una ricerca mirata lanciata dall’utente? La qualità giornalistica dei contenuti è semplicemente definibile attraverso degli algoritmi e una semantica intelligente che nell’indicizzazione dei contenuti, tiene conto di correlazioni, sentiment e geolocalizzazione?</p>
<p style="text-align: left;">E poi, quando si parla di ecosistema informativo sociale sorge un dubbio: lodevole l’idea di monetizzare l’energia e l’attività di chi utilizza Etalia, ma il fatto di voler fare guadagnare non solo l’autore del contenuto, ma anche chi condivide quel contenuto e lo rende visibile, non va ad inquinare il concetto stesso  di condivisione sociale dei contenuti? Insomma un conto è condividere un articolo perché ne apprezzo il contenuto, la visione, l’idea, l’autore che lo ha scritto, un conto è se lo condivido e lo diffondo perché ho un ritorno economico.</p>
<p style="text-align: left;">L’ultima grande incognita rimangono i grandi editori: se, infatti, da un lato la piattaforma potrebbe davvero coinvolgere ed entusiasmare i singoli utenti, i giovanissimi, professionisti della comunicazione, blogger, giornalisti e piccole testate che in Etalia troverebbero un’ecosistema informativo innovativo, gratuito, fatto su misura per loro, dall’altro bisogna vedere se riuscirà a fare lo stesso con i grandi editori che fino ad oggi non si sono mostrati particolarmente aperti, disponibili e lungimiranti verso nuove soluzioni. Per loro, ma non solo, Etalia prevede anche la vendita dei contenuti, che sia il singolo articolo o l’intero giornale, dalla quale il 90% del ricavo va a chi pubblica il contenuto, il 10% alla piattaforma. E permette inoltre la personalizzazione della propria interfaccia e l’ottimizzazione dell’infrastruttura da parte di terzi.</p>
<p style="text-align: left;">Pubblicità, editori, semplici utenti, giovanissimi, giornalisti, professionisti della comunicazione, blogger e informazione: se tutti questi ingredienti ci saranno in una giusta ed equilibrata miscela che prende forma secondo i concetti chiave di interazione, condivisione, sociabilità e remunerazione il progetto di Etalia che fin’ora ha raccolto investitori per 2,2 milioni di euro potrebbe essere vincente e fare la differenza. Sul mercato italiano, che secondo la società ha un potenziale di 8.4 milioni di utenti unici e 16 milioni di utilizzatori internet,  ma anche internazionale visto che la piattaforma sarà multilingue.</p>
<p style="text-align: left;">Etalia sarà <a href="http://www.etalia.net/about_it.html">online</a> tra qualche settimana, stiamo a vedere.</p>
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		<title>YouReporter, il citizen journalismche alimenta il mainstream</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 12:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Cimarosti]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[generazione watchdogger]]></category>
		<category><![CDATA[youreporter]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Meeting PuntoIT di Bologna si è parlato anche di citizen journalism e &#8220;Generazione watchdogger&#8221;. Qui il resoconto di Francesca De Benedetti che ha intervistato per EJO Angelo Cimarosti, cofondatore di YouReporter. Più che cani da guardia, i media italiani sono e sono stati spesso i cani da compagnia del potere, secondo Jacopo Tondelli de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-04-24-at-2.19.23-PM.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6454" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Screen shot 2012-04-24 at 2.19.23 PM" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-04-24-at-2.19.23-PM-300x156.png" alt="" width="300" height="156" /></a>Al Meeting PuntoIT di Bologna si è parlato anche di citizen journalism e &#8220;Generazione watchdogger&#8221;. Qui il resoconto di Francesca De Benedetti che ha intervistato per EJO Angelo Cimarosti, cofondatore di YouReporter.</strong></p>
<p>Più che cani da guardia, i media italiani sono e sono stati spesso i cani da compagnia del potere, secondo Jacopo Tondelli de Linkiesta, che è nativo digitale. Rincara la dose Maso Notarianni, direttore di E, il mensile di Emergency. “Non solo sono spesso compiacenti con il potere”, dice. “A volte si preoccupano pure di come salvarlo. In quel caso direi che sono dei terranova&#8221;. Le metafore canine non si sprecano, al tavolo dei relatori di “Generazione watchdogger”, il panel di Meeting PuntoIT di venerdì 19. Angelo Cimarosti, cofondatore di YouReporter, parte dal principio: “noi ai cani da guardia del potere vogliamo dare in pasto qualche bella salsiccia”. Fuor di metafora, le “salsicce” sono quelle fonti di informazione che provengono dal basso, che contano sul contributo dei cittadini e su una logica di prossimità. In una parola, il citizen journalism. Nata nel 2008, la piattaforma di <a href="http://www.youreporter.it/">YouReporter</a> è fra le realtà di successo del settore. E in un 2012 dove il web ha conquistato la scena, in occasione del meeting sull’Italia digitale, è tempo di bilanci e di qualche riflessione. A cominciare dai rapporti con i media mainstream. Ne discutiamo con Angelo Cimarosti.</p>
<p><span id="more-6450"></span><strong>Dal 2008 a oggi come è cambiato il citizen journalism? E l’approccio dei media mainstream a questa realtà?</strong></p>
<p>&#8220;Guardando all’esperienza italiana e in particolare a quella di YouReporter, posso constatare che il citizen journalism è diventato maggiorenne. Una trasformazione che si è concretizzata tra ottobre 2011 e gennaio 2012. Prima c’è stata la fase dell’adolescenza, con segni di forza e di capacità di penetrazione anche sui media generalisti. Ma poi, nell’ultimo anno, questa esperienza si è dimostrata in grado di generare un flusso di notizie: la community di YouReporter alimenta automaticamente questo flusso, le notizie sono autorevoli e molto visibili&#8221;.</p>
<p><strong>Qualche caso paradigmatico?</strong></p>
<p>&#8220;Ad esempio con l’alluvione di Genova e il disastro che ha colpito le Cinque Terre. O nel caso del naufragio della Costa Concordia, e ancora per le grandi nevicate del Centro Italia. In questi casi la maggior parte delle immagini di tg e testate online proveniva proprio dal citizen journalism&#8221;.</p>
<p><strong>Esistono esperienze analoghe a YouReporter in giro per l’Europa?</strong></p>
<p>&#8220;Senza pretesa di completezza, mi pare una esperienza fino a questo momento unica&#8221;.</p>
<p><strong>Alcune voci della web tv, lo abbiamo visto anche ieri a Meeting PuntoIT con l’intervento di Iacopo Venier, sottolineano che è importante non solo divulgare i contenuti prodotti “dal basso”, a volte recepiti dai media generalisti. Quel che conta è pure la selezione editoriale, il ribaltamento della agenda setting generalista a favore di nuovi punti di vista costruiti in modo partecipato. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p>&#8220;Se io facessi web tv sarei d’accordo. Nel nostro caso il ragionamento è diverso. YouReporter va intesa come una piattaforma. Gerarchizza in modo automatico, considerando le preferenze, i tag, e dando inoltre la possibilità all’utente di autocategorizzare il suo contenuto. Consideriamo anche la provenienza geografica del contributo, in modo da trattenere il legame con il territorio, la prossimità&#8221;.</p>
<p><strong>Anche i media generalisti stanno aprendo piattaforme per raccogliere contenuti in modo diffuso. Un esempio è quello del neonato </strong><a href="http://reporter.repubblica.it/p/il-progetto"><strong>Reporter</strong></a><strong> di Repubblica. YouReporter da sempre fa la scelta di aprire i suoi contenuti gratuitamente ai media mainstream, e oggi questi ultimi chiedono in prima persona agli utenti di inviare contributi. Cosa pensa di questo nuovo equilibrio che si sta creando tra cittadini attivi e grandi testate? Come ne esce il citizen journalism?</strong></p>
<p>&#8220;Quando assieme a Stefano <em>De Nicolo</em><em>, </em>Luca<em> </em><em>Bauccio</em><em> </em>e Alessandro Coscia<em> </em>abbiamo creato YouReporter, abbiamo anche scelto di rendere i contributi disponibili a tutti gratuitamente perché ritenevamo un successo che venissero diffuse al massimo: chi invia i contributi lo fa perché vuole divulgare la sua notizia e il suo punto di vista. Su due piedi, e stando a guardare anche il nome, l’iniziativa di Repubblica è fatta su modello di YouReporter. Ma ci sono due profonde differenze. Una è che nel nostro caso il contributo è diffuso in modo aperto a tutti, mentre nell’altro modello, stando a quel che sappiamo oggi , il contributo viene invece ceduto in esclusiva per anni. L’altra diversità è che su YouReporter tutto viene pubblicato sulla piattaforma, mentre nel caso di Reporter da quel che scrivono nella presentazione c’è un filtro, una selezione, una scelta editoriale&#8221;.</p>
<p><strong>Alcuni contributi “dal basso” sono di qualità. E’ giusto secondo lei pagare i contributi nel momento in cui sono in gioco le professionalità? Quali sono in questo senso le differenze tra il citizen journalism e il giornalismo di sempre?</strong></p>
<p>&#8220;Il citizen journalism non è il giornalismo in senso pieno: ne racchiude molte fasi ma non contempla ad esempio la verifica e la gerarchizzazione. Credo che YouReporter in quanto piattaforma di citizen journalism non potrà riconoscere economicamente le professionalità. Altra cosa è <a href="http://www.youreporternews.it/">YouReporter News</a>, che  nasce dalla piattaforma ma si differenzia: quella esperienza nuova va intesa proprio come proiettata verso il  giornalismo online moderno, quel giornalismo a tutto tondo in cui riconoscere anche economicamente la professionalità di chi ha scelto di fare il giornalista di mestiere&#8221;.</p>
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		<title>Bologna, Meeting PuntoIT:si alza il volume della nuova tv</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 13:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla periferia del sistema al centro del cambiamento: la televisione web oltrepassa il confine e si fa protagonista. Una trasformazione che si è toccata con mano nei tre giorni bolognesi di “Meeting PuntoIT – le Italie digitali fanno il punto”, un evento organizzato da Altra tv e a cui l’Osservatorio ha aderito come supporter. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/meeting.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6439" style="border-width: 3px; border-color: black; border-style: solid;" title="meeting" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/meeting-300x225.jpg" alt="" width="211" height="158" /></a>Dalla periferia del sistema al centro del cambiamento: la televisione web oltrepassa il confine e si fa protagonista. Una trasformazione che si è toccata con mano nei tre giorni bolognesi di “<a href="http://www.meetingpuntoit.it/index.php">Meeting PuntoIT – le Italie digitali fanno il punto</a>”, un evento organizzato da Altra tv e a cui l’Osservatorio ha aderito come supporter. Il mondo delle web tv è giunto da tutta Italia per fare rete al raduno bolognese dal 18 al 20 aprile che ha visto in tutto 700 partecipanti accreditati, 74 relatori a confronto con videomaker e editori digitali in 38 differenti incontri. Tra questi abbiamo seguito da vicino “Social tv: guida alla nuova web tv” dove il popolo delle web tv ha incontrato il popolo della tv vecchio stampo e “TeleVISIONI del mondo: web tv, social tv, mobile tv, sat tv, smart tv, connected tv”. Di più ancora sull&#8217;evento e sulle web tv, domani, sempre sul sito EJO, con una interessante intervista.</p>
<p><span id="more-6434"></span><a href="http://it.ejo.ch/5624/nuovi-media/in-italia-crescono-le-web-tv">Giampaolo Colletti </a>e Andrea Materia  hanno presentato la neotelevisione fatta sul web e con il web. La parola d’ordine è “social tv”, quella televisione che come ha spiegato Materia è “strettamente legata alla penetrazione dei social network e ad applicazioni di secondo schermo come quelle installate su tablet e smartphone che consentono una esperienza sincronizzata con la tv”.  Un fenomeno già noto nel mondo anglosassone e ancora poco sfruttato in Italia. Questione di anni, hanno pronosticato i due, lasciando all’Italia almeno una consolazione: pochi ma importanti casi innovativi come quello di Servizio Pubblico di Santoro e la declinazione social di fiction come &#8220;I Cesaroni&#8221;. La novità che la “social tv” potrebbe portare nel Belpaese è grande anche in termini di profitti: alla frammentazione di ascolti, la nuova tv risponde mettendo in gioco la partecipazione, fidelizzando gli utenti e ricreando attraverso i dispenser virtuali quei momenti collettivi che in inglese si chiamano <em>water cooler moments</em>, l’equivalente delle nostre chiacchiere in pausa caffè. Grazie al digitale insomma gli introiti pubblicitari della tv promettono di crescere: alla formula del canone e dell’abbonamento si accosta quella della community fidelizzata, la nicchia di interesse, peraltro più facilmente monitorabile perché a portata di <em>app</em>.</p>
<p><strong>LE REGOLE D’ORO</strong></p>
<p>Se la web tv è ormai il presente, con 590 canali in Italia nel 2011 mentre nel 2003 ci si attestava su 36, la social tv promette allora di essere il futuro. E per stare sintonizzati sugli anni a venire, può essere utile seguire alcuni accorgimenti. Sono le “regole d’oro” secondo Colletti e Materia. Si parte da quelle per la web tv: specializzarsi stringendo un “patto dei forti”,  poi schierarsi con un buon piano editoriale presidiando la rete, creare un team commerciale che dialoghi con pubblica amministrazione, piccole e medie imprese e terzo settore. E ancora: serializzare l’offerta invece di limitarsi agli eventi, vivere i social network in modo virale come dialogo e non solo vetrina. Puntare sui devices mobili con apps, incentivando i download. Fare rete, oltre che essere in rete. A questi sette comandamenti se ne aggiungono altri cinque mirati per la nuova social tv: anzitutto non considerare i social media come accessorio eventuale, ma integrarli nei cicli produttivi e assegnargli un budget adeguato. E poi pensare transmediale, senza paura di spezzare il dogma della linearità, perché l’audiovisivo esiste live ma anche ricreato, riciclato, rivissuto… E ancora: riposizionare il brand studiando e sfruttando le specificità della tv multischermo, oltre che dare alla declinazione social di ogni format un’esistenza autonoma. Last but not least, aprire le piattaforme, prestare attenzione alle interfacce e ai nuovi talenti che arrivano dal web.</p>
<p><strong>VECCHIA E NUOVA TV</strong></p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/2012-04-19-16.10.46.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6438" style="border-width: 3px; border-color: black; border-style: solid;" title="2012-04-19 16.10.46" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/2012-04-19-16.10.46-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>E se negli Usa anche Oprah Winfrey si è allenata a star dietro ai tweet durante il suo show, in Italia la tv generalista sarà in grado di stare al passo? Ne hanno parlato <strong>Piero Gaffuri</strong><strong> </strong>(Rai Nuovi Media),<strong> </strong><strong>Roberta Enni</strong><strong> </strong>(Rai5),<strong> </strong><strong>Claudio Semenza</strong><strong></strong>(MSN),<strong> </strong><strong>Domenico Castagnano</strong><strong> </strong>(TGCOM24 – Mediaset),<strong> </strong><strong>Fabrizio Viscardi</strong><strong> </strong>(Eutelsat),<strong></strong><strong>Bruno Pellegrini</strong><strong> </strong>(TheBlogTv),<strong> </strong><strong>Luisa Pronzato</strong><strong> </strong>(Corriere.it e 27esima ora), con Luca De Biase del Sole24Ore come coordinatore durante il panel <strong>“</strong><strong>TeleVISIONI del mondo: web tv, social tv, mobile tv, sat tv, smart tv, connected tv” </strong>. È bastato un giro di tavolo, e soprattutto un’occhiata ai tweet proiettati in diretta, per intendere che il dialogo che si sta giocando riguarda piuttosto le possibili relazioni tra i grandi player e le (ormai non tanto piccole) web tv che erano presenti in sala. Alcuni tweet sono impietosi con la vecchia tv e anche con quella di mezza età: “livello di coinvolgimento nemmeno paragonabile con la presentazione social di prima, adesso la web tv langue”, ha twittato ValeReggio. “La tv fa la corte al web perché è a corto di spettatori e di idee”, ha fatto il coro un altro. I relatori hanno messo avanti le buone intenzioni, come Roberta Enni di Rai5 che ha ammesso: “per fare la tv ci vorrebbe la patente e alcune non andrebbero rinnovate”. O Viscardi che ha pronosticato il crollo della tv generalista nel giro di 5 anni senza usare il condizionale. Ma le reazioni di molti nel popolo delle web tv hanno lasciato intendere la paura di essere fagocitati dai “big”. Secondo Roberto Bernoni di Telecountry News il rischio è far la fine della radio, Cristina Bonavin ha chiesto invece se non c’è il rischio di venir fagocitati dalla tv generalista. Qualcun altro ha twittato: “non è che per collaborazione intendete cessione di diritti gratis?”.</p>
<p><strong>RIVOLUZIONI</strong></p>
<p>Insomma gli ultimi sette anni, la primavera della web tv che matura e si emancipa, hanno restituito una voce più consapevole, mentre nel frattempo la tv generalista domina ancora ma guarda al futuro con molte più incertezze. Non basta più immaginare uno scambio di contenuti o una scatola cinese di tv in cui quella grande detta le regole. Tra gli interventi più applauditi in sala c’è stati non a caso quello di Iacopo Venire di LiberaTv.  “La tv come l’abbiamo conosciuta esclude pezzi importanti di informazione”, ha spiegato.  E se la web tv arriva dove altri non arrivano, non basta vendere i propri contenuti per creare una nuova strada. “Non potete pensare a noi delle web tv solo come l’informazione a cui da soli non arrivate”, ha continuato Iacopo, “perché l’idea per molti di noi è anche quella di ribaltare le priorità”. Insomma cambiare la gerarchia delle notizie, fare spazio al nuovo. E se è vero che “l’informazione costa e deve essere pagata, io credo che ciò debba avvenire anche maturando una cittadinanza che riconosca che se vuole altri contenuti deve anche sostenere questi progetti editoriali”.</p>
<p>Insomma il popolo delle web tv a farsi fagocitare non ci pensa proprio, il dialogo è intenso e lo hanno percepito in molti. “Mi sembra uno scontro come quello in musica tra le indie e le major”, ha commentato uno dei relatori. “La tv tradizionale ha preso un grosso schiaffo. Ma porge l’altra guancia”, sentenzia caustico un tweet.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Mondo non si è Fermato mai un Momento</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo online]]></category>
		<category><![CDATA[le monde]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuiamo ad esaminare sperimentazioni e modelli di proposta ai lettori da parte di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l&#8217;analisi della settimana scorsa del Sole24Ore ed il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism,  è oggi la volta di un giornale generalista di grande tradizione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Twitter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6429" style="border-width: 3px; border-color: white; border-style: solid;" title="Le Monde Twitter" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Twitter-259x300.jpg" alt="" width="207" height="240" /></a>Continuiamo ad esaminare sperimentazioni e modelli di proposta ai lettori da parte di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">l&#8217;analisi</a> della settimana scorsa del <em>Sole24Ore</em> ed il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello <a href="http://it.ejo.ch/6414/nuovi-media/per-linformazione-online-onlyla-sopravvivenza-e-un-successo">studio</a> del Reuters Institute for Journalism,  è oggi la volta di un giornale generalista di grande tradizione, il francese <em>Le Monde</em>.</p>
<p>Come per la maggioranza dei giornali in questo periodo, per il quotidiano transalpino è un momento di transizione ed evoluzione.</p>
<p><em>Le Monde</em> ha recentemente inaugurato la propria <a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/01/23/le-huffington-post-debuts_n_1223689.html">partecipazione</a> alla versione francese dell’Huffington Post, attraverso la società del banchiere Matthieu Pigasse, socio del giornale insieme a Pierre Bergé e Xavier Nie, del quale detiene una quota del 30%. Iniziativa che sembra aver avuto una buona partenza anche se non mancano <a href="http://www.erwanngaucher.com/14032012Le-Huffington-Post-dope-par-les-archives-du-Postfr,1.media?a=840">le polemiche</a> sui vantaggi ottenuti grazie al fatto di essere sorto sulle ceneri di <em>LePost</em> e sulla bassa capacità di attrazione che paiono avere gli articoli prodotti dai blogger d&#8217;oltralpe che attraggono solamente l&#8217;8% del totale delle visite mensili.</p>
<p><span id="more-6425"></span>Poco dopo il lancio della prima versione non in lingua inglese dell&#8217;HuffPost, ha visto la luce il <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2012/03/17/le-monde-de-twitter/">rinnovamento</a> del sito web del quotidiano francese. Edizione online che nel mese di marzo ha raccolto oltre 67 milioni di utenti unici nel mese dei quali, secondo i <a href="http://www.ojd-internet.com/chiffres-internet/5691-lemonde.fr">dati</a> disponibili, quasi un quarto proveniente da fuori la Francia posizionandosi come <a href="http://www.ojd-internet.com/chiffres-internet/">il primo</a> quotidiano generalista, alle spalle solamente dello sportivo L&#8217;Equipe, per lettori e pagine viste.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Live.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6430" style="border-width: 3px; border-color: black; border-style: solid;" title="Le Monde Live" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Le-Monde-Live-162x300.jpg" alt="" width="162" height="300" /></a>Si tratta di un rinnovamento del sito web basato fondamentalmente su un approccio maggiormente visivo dell&#8217;informazione, con molte più immagini e video, e, in particolare con la predisposizione di un&#8217; interfaccia più adatta alla partecipazione delle persone per favorire un processo più sociale, o almeno social, dell&#8217;informazione. E&#8217; in particolare “Live” (vd immagine) la caratteristica probabilmente più interessante della revisione effettuata; una finestrella in stile chat che permette ai lettori di fare domande in tempo reale ai giornalisti di <em>Le Monde</em>.</p>
<p>Un sito che con tutte le altre testate digitali del gruppo ha aumentato del 21% l’audience su internet e del 65% quella su tablet e smartphone. L&#8217;edizione online del giornale non è protetta, chiusa da alcun paywall ma vengono offerti diversi pacchetti di abbonamento mensile, sia solo per la versione digitale che in abbinamento con quella tradizionale cartacea, che tende a fornire alcune <a href="http://www.lemonde.fr/teaser/">opzioni premium</a> a soli 0,50€ al giorno per l&#8217;edizione digitale.</p>
<p>In occasione delle elezioni presidenziali, delle quali si è avuto ieri il primo turno, il giornale sta sperimentando l&#8217;integrazione tra le redazioni della carta stampata e quella dedicata al Web. Una sperimentazione dedicata esclusivamente alla copertura di questo evento specifico e che dovrebbe cessare una volta terminato secondo quanto <a href="http://www.newsressources.com/nouveau-site-le-monde-video-alexis-delcambre-redacteur-en-chef">dichiara</a> Alexis Delcambre, capo della redazione di Le Monde.fr, il quale afferma che solo dopo aver esaminato con attenzione i risultati del test verrà presa una decisione sullo sviluppo organizzativo futuro.</p>
<p>Una fusione prevista nel piano strategico di rilancio approvato nel 2010, dopo che nel decennio precedente <em>Le Monde</em> aveva perso un quarto della propria diffusione, arrivando a vendere poco più di 320mila copie ed un crollo degli investimenti pubblicitari con tassi di decremento a due cifre per l&#8217;edizione cartacea che avevano generato di riflesso un indebitamento dal peso insostenibile.  Piano strategico che pare abbia già dato i primi <a href="http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204041857142775&amp;chkAgenzie=ITALIAOGGI&amp;sez=newsPP&amp;titolo=Francia,%20Le%20Monde%20torna%20a%20guadagnare%20dopo%2012%20anni">risultati</a> per l&#8217;esercizio 2011, riportando il bilancio in positivo e dimostrando concretamente che è possibile ristrutturare, risanare anche i giornali di carta.</p>
<p>Per il giornale della sinistra liberale e riformista francese sembra che la strada intrapresa sia quella giusta, che possa essere un modello di benchmarking per le iniziative editoriali italiane è la domanda che resta aperta.</p>
<p>La prossima settimana analizzeremo un&#8217;altra testata internazionale cercando di arrivare nel tempo, attraverso l&#8217;analisi di diversi case studies, ad offrire un panorama completo su i diversi modelli di business e le distinte soluzioni che vengono adottate</p>
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		<title>Per l&#8217;Informazione Online-onlyLa Sopravvivenza è un Successo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 05:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[Reuters Institute for Journalism]]></category>
		<category><![CDATA[Survival is Success]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Reuters Institute for Journalism, pubblica stamane uno studio davvero completo ed articolato su diverse realtà all digital in Europa, Italia compresa. La desk research, condotta da Nicola Bruno e  Rasmus Kleis Nielsen, analizza nove case studies di altrettante testate in Germania, Francia ed Italia. Il titolo della ricerca: “Survival is Sucess”, la sopravvivenza è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Mappa-Posizionamento-Testate-All-Digital-Italia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6417" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Mappa Posizionamento Testate All Digital Italia" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Mappa-Posizionamento-Testate-All-Digital-Italia-300x214.jpg" alt="" width="270" height="193" /></a>Il Reuters Institute for Journalism, pubblica stamane uno studio davvero completo ed articolato su diverse realtà all digital in Europa, Italia compresa.</p>
<p>La desk research, condotta da <a href="http://lascimmiachevinseilpulitzer.it/gli-autori/">Nicola Bruno</a> e  <a href="http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/about/institute-staff/dr-rasmus-kleis-nielsen.html">Rasmus Kleis Nielsen</a>, analizza nove case studies di altrettante testate in Germania, Francia ed Italia.</p>
<p>Il titolo della ricerca: “Survival is Sucess”, la sopravvivenza è già un successo non lascia dubbi sulle conclusioni alle quali complessivamente giunge lo studio.</p>
<p>Il <a href="http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publications">rapporto</a> svolge un&#8217;analisi approfondita di nove “pure players” quali  <em>Netzeitung</em>, <em>Mediapart</em>, o <em>Il Post,</em>(di)mostrando che per le start up all digital dell&#8217;informazione in Europa già riuscire a sopravvivere in questa fase è un successo. Delle nove realtà prese in considerazione solamente due,  <em>Mediapart</em> e <em>Perlentaucher</em> sono a break-even, in pareggio, mentre le altre, inclusi <em>Lettera43</em>, <em>Il Post</em> e <em>Linkiesta</em> per quanto riguarda l&#8217;Italia, sono ancora in rosso e sopravvivono solo grazie a contributi esterni, una, addirittura, durante lo studio ha chiuso i battenti.</p>
<p><span id="more-6414"></span>Nel rapporto di grande interesse l&#8217;analisi dei diversi modelli di business ed il diverso posizionamento delle testate. <em>Mediapart</em>, in Francia, si basa sulla produzione di contenuti di nicchia di elevata qualità scegliendo, giustamente, la strada della specializzazione e la remunerazione attraverso un paywall, seppure a costi di <a href="https://www.mediapart.fr/abonnement">abbonamento</a> davvero contenuti. L&#8217;altra testata che ha un bilancio economico positivo, la tedesca  <em>Perlentaucher</em>, sopravvive grazie ad un&#8217;estrema attenzione al contenimento dei costi ed a un modello di business altamente diversificato come una visita al <a href="http://www.perlentaucher.de/">sito web</a> della testata in questione permette di comprendere già a prima vista.</p>
<p>Il rapporto suggerisce che ci sono due problematiche, due sfide da vincere, per i pure players dell&#8217;informazione all digital. Da un lato un mercato dominato fondamentalmente, tranne rarissime eccezioni, dalle edizioni online delle testate tradizionali che fanno pesare il loro marchio e la loro capacità d&#8217;investimento, dall&#8217;altro lato i ricavi da comunicazione pubblicitaria concentrati nelle mani di pochi attori, Google in primis tra tutti ovviamente, che mina le possibilità di ottenere ricavi significativi per le realtà minori.</p>
<p>Nicola Bruno, coautore dello studio e giornalista presso <a href="http://www.effecinque.org/">Effecinque</a>, dichiara che: “Le testate giornalistiche europee devono guardare oltre ai modelli americani quali, per citare i più celebri, l&#8217;<em>Huffington Post</em> o <em>Politico</em>, entrambi vincitori del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-17/pulitzer-2012-distingue-online-082337.shtml?uuid=AbqoVIPF">Pulitzer 2012</a>. Infatti, nonostante questi modelli funzionino in mercati molto ampi, quale quello USA, non necessariamente, anzi, sono applicabili al contesto europeo”. Continuando: “Persino in Francia, che ha visto una vera esplosione di testate all digital”, e che ha una penetrazione di internet superiore alla nostra, aggiungo io, “la maggior parte delle start up dell&#8217;informazione digitale lotta per la sopravvivenza”</p>
<p>In conclusione, lo studio suggerisce che per sopravvivere i new comers devono evitare la competizione diretta con le edizioni online dei mainstream media, differenziandosi così come fatto da Mediapart che propone un  giornalismo investigativo di qualità che non ha eguali nel panorama francese. Sotto questo profilo, davvero ben realizzate ed utili le mappe di posizionamento delle testate per ogni nazione quale quella qui esemplificata.</p>
<p>116 pagine da leggere e da digerire di uno studio del quale vi era davvero bisogno per fare chiarezza sul panorama attuale e su quali realisticamente siano le prospettive.</p>
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