Alle redazioni serve un piano di gestione della crisi in caso di attacco terroristico

25 aprile 2016 • Cultura Professionale, Più recenti • by

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Wikimedia Commons

Gli attacchi terroristici di Parigi e Brussels hanno dimostrato ulteriormente quanto profondo sia l’impatto che le breaking news di questo tipo e il terrorismo in genere possono avere sul lavoro delle redazioni e dei giornalisti e quanto le testate debbano farsi trovare pronte a coprire eventi tanto drammatici. Molte organizzazioni mediatiche sono agili nel prendere decisioni e attuare piani logistici e organizzativi e, allo stesso tempo, stanno riconoscendo in modo crescente i rischi del reporting da zone di conflitto e i pericoli connessi al lavorare in Stati pericolosi, oltre alla necessità di formazione e supporto per i loro staff.

I bisogno delle redazioni
Quello cui, invece, si dedica ancora troppa poca attenzione, sono le necessità dirette delle redazioni. In questo campo si inseriscono elementi molto diversi, come la consapevolezza dei traumi cui sono esposti gli staff giornalistici che devono lavorare a stretto contatto con immagini disturbanti provenienti dai social media o dalle zone di conflitto, o il supporto e i piani pre-stabiliti da attuare in situazioni come queste. Il terrorismo può influenzare direttamente le organizzazioni mediatiche e quando questo avviene le conseguenze sono di vario tipo.

Nel 2001, ad esempio, dopo qualche giorno dalla mia nomina come Direttore di BBC News, i terroristi irlandesi avevano lasciato un’autobomba fuori dalla redazione nazionale della BBC che, una volta esplosa, aveva causato danni ingenti al cuore delle operazioni giornalistiche della nostra emittente. Grazie a un avvertimento, nessun membro dello staff rimase ferito, ma sono comunque serviti mesi per ricostruire la redazione. Siccome avevamo predisposto dei piani estesi di gestione della crisi, nessun programma fondamentale si era interrotto come conseguenza dell’attacco.

Nel 2007, invece, il corrispondente da Gaza della BBC, Alan Johnson, era stato rapito. In quella occasione, tutta la nostra organizzazione fu assorbita dai tentativi di pubblicizzare la sua cattura e lavorare per la sua liberazione. Questo aveva coinvolto non solo gli editor e lo staff giornalistico, ma anche il nostro Direttore generale, che volò personalmente in Medio Oriente per negoziare con i governi e altri gruppi. Il terrorismo, quindi, può raggiungere e modificare il lavoro delle testate giornalistiche ben oltre il lavoro sul campo. Per questo è fondamentale, mentre ci muoviamo in un’era dove dovremo aspettarci più terrore, che le redazioni si facciano trovare pronte per questa eventualità.

Cos’è un piano di gestione della crisi?
Si tratta di un piano che anticipi alcune decisioni chiave che potrebbero dover essere prese in situazioni estreme e comprende dettagli fondamentali come chi dovrebbe prenderle e chi dovrebbe essere responsabile dell’assegnazione chiara delle attività. Alcune di queste questioni includono:

  1. Ci sono autorità stabilite in modo chiaro in termini di emergenza nella redazione e ai piani alti delle organizzazioni?
  2. Un piano organizzativo chiaro è disponibile allo staff ed è stato discusso e provato?
  3. Ci sono responsabilità assegnate in modo palese per quanto riguarda le operazioni, le comunicazioni con gli stakeholder, quelle interne ed esterne e i rapporti con i servizi di emergenza?
  4. Ci sono policy editoriali da attuare in caso di rapimenti o violenze dirette nei confronti dello staff?
  5. I senior manager possono essere raggiunti in qualsiasi momento?
  6. Se le linee telefoniche collassano, quali opzioni ci sono?
  7. Quali sono, invece, le opzioni se la redazione si trovasse offline o sconnessa?
  8. Esistono indicazioni logistiche aggiornate delle strutture a disposizione dello staff?

Questi sono solo alcune delle domande fondamentali che le organizzazioni mediatiche devono porsi e cui devono dare seguito qualora si trovassero direttamente coinvolte nella storia che devono raccontare. Ma ce ne sono molte altre cui pensare e cui dare risposta: la gestione della crisi è infatti un elemento chiave di un buon management e comprende la protezione dell’organizzazione e la mitigazione dei rischi, oltre al guardare agli interessi dello staff. Questi aspetti ricadono sotto la categoria della sicurezza del giornalismo tanto quanto il training per lavorare in contesti ostili e pericolosi. Speriamo tutti non succeda mai, ma molti di noi sanno già che potrebbe accadere.

pic credit: Flickr Creative Commons, Dave Stevenson

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