Esperimenti mediatici: il Grande Fratello è entrato nel TG svedese

25 giugno 2008 • Cultura Professionale, Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

Corriere del Ticino, 25.06.2008

Discussioni tra giornalisti e riunioni di redazione visibili da tutti su Internet
I media di tutto il mondo cercano di diminuire la distanza dal proprio pubblico: lo fanno aumentando l’interattività, spiegando le pratiche giornalistiche chi li utilizza, coinvolgendo i cittadini nella raccolta delle notizie. La televisione di servizio pubblico svedese porta il concetto di trasparenza un passo oltre con un progetto innovativo, e non privo di implicazioni, che mira a dare alla propria audience accesso diretto ai processi decisionali della redazione. A sei mesi dall’avvio di questo progetto ne parla la sua responsabile, Eva Landahl.

Chi di noi non si è mai chiesto perché i nostri mass-media – TV, radio o giornali – divulgano una determinata notizia invece di altre? I giornalisti come decidono chi intervistare per commentare un fatto di cronaca? Cosa succede dietro le quinte di un telegiornale? Öppen Redaktion, Redazione Aperta, è un’iniziativa che permette ai telespettatori di sbirciare nella redazione del programma di attualità Aktuellt che ogni sera, alle nove, va in onda sulla televisione pubblica svedese.
Il sito internet della trasmissione pubblica i filmati delle conferenze di redazione e di altre discussioni tra giornalisti: il pubblico può così capire e valutare meglio il prodotto che ogni sera consuma dal divano di casa propria. È qualcosa che va oltre il reality show: «vogliamo spiegare il telegiornale delle nove alla popolazione svedese, il dialogo è alla base del nostro progetto, non il voyeurismo» – spiega Eva Landahl, direttrice del TG. «Prima di iniziare», ricorda, «i membri dello staff erano molto preoccupati: si chiedevano se avrebbero potuto restare se stessi discutendo le proprie idee davanti ad una telecamera, oppure come avrebbero potuto difendere una notizia esclusiva dalla concorrenza, o mantenere segreta una fonte anonima. Ma dopo qualche giorno l’atteggiamento cambiò: era un progetto che destava preoccupazione, ma anche molto interesse e perciò accettarono di partecipare.» Per realizzare questa idea sono stati impiegati due video reporter, con il mandato di lavorare in maniera indipendente e ai quali è stato dato accesso a tutti i verbali e alle riunioni, senza eccezioni: sta a loro catturare con la telecamera le discussioni più interessanti e metterle, pochi minuti dopo, sul sito internet della trasmissione. Gli utenti possono così seguire in diretta l’evolvere di un processo dal punto di vista di una redazione, oppure scaricare un video con le preoccupazioni di un giornalista prima di un’intervista al ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, considerato dai reporter un personaggio estremamente difficile da intervistare. Vengono anche raccolte le reazioni dopo le interviste, in modo da permettere ai telespettatori di seguire l’intero processo di produzione della notizia: dalla pianificazione, alla realizzazione, alle fasi immediatamente successive. Oppure si può seguire l’organizzazione di un dibattito in diretta TV tra politici: il telespettatore viene così a sapere che il primo ministro non accetta un faccia a faccia con il leader dell’opposizione e che fa pressioni per apparire in trasmissione da solo. «La situazione si sta facendo difficile» – spiega agli utenti del sito il giornalista che sta organizzando il dibattito – «il capo dell’opposizione ha accettato un faccia a faccia con il primo ministro, che però ora declina l’invito: che fare?» La pubblicazione di queste discussioni ha conseguenze si fanno già sentire: i politici svedesi ed i loro staff di comunicazione monitorano regolarmente il sito e il fatto che certe discussioni diventano di dominio pubblico li portano a comportarsi con più prudenza.
Il progetto ha avuto alcuni risvolti positivi anche sui giornalisti: «lavorare sotto gli occhi di una telecamera ha fatto sì che la redazione abbia migliorato il registro delle proprie conversazioni, come anche le argomentazioni nelle discussioni» – spiega Eva Landahl. Ma le complicazioni ci sono state, soprattutto nella fase di valutazione del TG del giorno precedente: immaginate di essere un giornalista professionista e di ricevere critiche dal vostro capo. Poi immaginate che queste critiche siano messe su internet, a disposizione di tutti: è senz’altro difficile da accettare. Inoltre lavorare sempre sotto gli occhi di una telecamera, alla lunga, stanca. Quindi, a mezz’anno dall’inizio del progetto, ne è valsa la pena? Secondo la responsabile i vantaggi sono maggiori degli svantaggi: «lavoro da 20 anni nel mondo dell’informazione e ho spesso ricevuto critiche dai telespettatori, che mettono in discussione le nostre scelte, ad esempio quella di divulgare un nome o un’immagine: la mia impressione è che la gente pensi che i giornalisti prendano queste decisioni arbitrariamente.» Il progetto Öppen Redaktion avrebbe il pregio di mostrare ai cittadini svedesi che queste decisioni non vengono prese alla leggera, anzi: alcune discussioni – a volte garbate, altre volte molto più accese – offrono forti argomentazioni pro e contro una certa scelta e raggiungono una profondità che le rende avvincenti anche per un pubblico generalista. Infatti, ogni giorno, la sezione del sito dedicata al progetto riceve tra i 1500 e i 2000 visitatori. «La mia speranza» – conclude Eva Landahl – «è che in questo modo i nostri telespettatori possano valutare meglio il prodotto che offriamo e, non da ultimo, che questo nostro sforzo di essere trasparenti possa far aumentare la loro fiducia nei nostri confronti». Qualunque scopo abbia il progetto – costruire una reale trasparenza oppure riguadagnare la credibilità della propria audience tramite un’astuta mossa di relazioni pubbliche – Öppen Redaktion offre un valore aggiunto ai telespettatori della TV svedese che ora possono non solo guardare, ma anche capire in maniera più profonda il proprio telegiornale.
“Più che una buona idea mi sembra una bella trovata”
Un’idea valida e adottabile anche alle nostre latitudini? Lo abbiamo chiesto a Edy Salmina, Direttore responsabile della informazione RTSI. «Filmare le riunioni di redazione e rendere le immagini accessibili tramite il web mi pare più una bella trovata che una buona idea, più un “reality show” che un “reality test”. Riprendere il lavoro di un pittore migliora la comprensione dei suoi quadri? Credo che la trasparenza redazionale si ottenga soprattutto rendendo trasparenti i criteri del lavoro giornalistico, non filmando le riunioni di redazione. Il lavoro giornalistico è fatto per il pubblico ma non necessariamente deve essere svolto in pubblico. Inoltre, in un contesto ridotto come il nostro, molti rischi sono dietro l’angolo. E la privacy dei collaboratori? E la possibilità di esprimersi liberamente?» Esclusa l’ipotesi di una “Öppen Redaktion” anche a Comano, la trasparenza nei confronti del proprio pubblico resta importante. Cosa fa la RTSI per garantirla? «I processi di produzione giornalistica vengono resi trasparenti in molti modi. Pubblicando le direttive che guidano il nostro lavoro, discutendo e prendendo posizione pubblicamente quando necessario, elaborando rendiconti pubblici, invitando il pubblico ad esprimersi anche sui programmi, con spazi on-line ad hoc, aprendo gli studi ai visitatori, precisando pubblicamente le condizioni per le assunzioni, rendendo pubblici gli indici di ascolto, ospitando volontari, collaborando con istituzioni come l’USI e via discorrendo. Senza dimenticare che la RTSI è guidata da una struttura che è pubblica e di tipo cooperativo, la CORSI. Certo, altre possibilità ci sarebbero, un blog sui programmi, ad esempio. Mi pare però prioritario concentrarci sulla qualità dei programmi e sulla creatività del lavoro giornalistico in un contesto multimediale.»
I pro e i contro di una redazione aperta
“Le conferenze di redazione devono essere trasparenti?” Ecco come risponde Torbjörn von Krogh, esperto di giornalismo svedese: “Tidningsfästningen är intagen: Nyhetsmöten med full insyn”, Medievärlden, vol 2, no 7, pp 12-15 (2007).

Sì, perché
:
•    il pubblico ottiene maggiori informazioni su come funziona una redazione
•    la redazione tende a riflettere e ragionare di più
•    la credibilità della redazione ne esce rafforzata: si dimostra che non si ha nulla da nascondere
•    si eliminano le condizioni per eventuali teorie cospirative
•    la redazione riceve maggiori reazioni sul proprio operato
•    la distanza tra la redazione e il pubblico diminuisce
•    la redazione fa ciò che pretende da altri membri della società, cioè essere trasparente
•    si pongono le basi per comunicare con il proprio pubblico ad un livello più alto
•    chi si occupa di formazione giornalistica può approfittare di questo materiale che mostra i processi decisionali della professione
No, perché:
•    la concorrenza può ottenere informazioni preziose
•    gli esperti di comunicazione (spin doctor) hanno più tempo per pianificare e
reagire al lavoro giornalistico
•    le discussioni editoriali diventano meno spontanee e meno disinibite
•    si crea un falso senso di apertura
•    le vere decisioni vengono prese altrove
•    si può facilitare chi fa causa al giornale
•    serie ambizioni di trasparenza possono trasformarsi in meri esercizi di pubbliche relazioni
•    si fomenta ulteriormente un’immagine della redazione come fortemente egocentrica
•    ne risultano trasmissioni monotone

La “trasparent newsroom”
Il quotidiano statunitense The Spokesman-Review sta sperimentando un’iniziativa analoga a quella della TV svedese: il progetto Transparent newsroom (Redazione trasparente). Oltre alla messa in rete dei filmati delle riunioni di redazione, ai lettori è permesso porre le proprie domande sulle decisioni editoriali, si promuovono discussioni sul ruolo dei mass-media, è stata creata una sezione del sito dedicata alla discussione delle immagini di cronaca e un blog che discute quotidianamente l’operato del giornale.

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