Giornalismo, il lavoro del futuro fa paura

11 maggio 2015 • Brevi, Cultura Professionale, Più recenti • by

Credits: Esther Vargas, Flickr

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I giornalisti pensano che in futuro il loro lavoro sarà sempre più duro e con sempre meno supporto istituzionale. A confermarlo, i risultati di un sondaggio condotto dal Reuters Institute for the Study of Journalism e dalla Society of Professional Journalists.

La ricerca ha riscontrato come i giornalisti siano preoccupati dalla prospettiva di dover lavorare sempre di più, impegnarsi nel personal branding e nell’imprenditorialità, ma senza poter contare su un impiego stabile, un posto a tempo pieno o prospettive di carriera professionale di lungo periodo. Sorprendentemente, nonostante le fosche prospettive per il futuro a venire, i giornalisti non credono però che il loro lavoro sarà meno soddisfacente o meno indipendente. E, ancora, pensano che il giornalismo sia comunque un’attività relativamente stabile, fatta di pratiche e tecniche non necessariamente dipendenti dal medium che si utilizza e non messe in pericolo.

Al sondaggio hanno partecipato i membri della Society of Professional Journalists nel Regno Unito, mentre i colleghi negli Usa e in Europa sono stati contattati tramite mail o social media. Il sondaggio, svolto tra ottobre e dicembre 2014, ha ottenuto oltre 500 risposte.

A causa del metodo di selezione del campione, i risultati devono essere considerati principalmente come indicativi sul modo in cui i professionisti del settore vedono il futuro del loro lavoro. I participanti erano donne del 53.2% dei casi e uomini nel 46.8 e avevano una media di 18,5 anni di esperienza nell’informazione. Il sondaggio è parte del Reuters Institute’s Future of Journalistic Work Project che sta esplorando i cambiamenti strutturali ed economici nel giornalismo stiano anche impattando sul lavoro e l’occupazione professionale.

Lo studio “Journalists’ Perceptions of the Future of Journalistic Work” è disponibile nella sua interezza qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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