Giornalismo, è ora di cambiare (o di morire)

17 ottobre 2013 • Cultura Professionale • by

Qualcosa di straordinario sta avvenendo nel giornalismo. E per una volta si esce dai soliti schemi “old media vs digital media”, di integrazioni di cui tutti parlano, ma nessuno conosce davvero. Il direttore del Financial Times, Lionel Barber, in una lettera inviata questa settimana ai suoi giornalisti, ha osato mettere nero su bianco qualche sacrosanta verità. Riassumo e arricchisco con qualche considerazione personale:

– È sbagliato illudersi sul fatto che i giornali torneranno ai fasti di un tempo.
– È assurdo continuare a fare giornalismo con regole e consuetudini che in realtà appartengono al secolo scorso.

Sbaglia chi pensa che le testate tradizionali non abbiano futuro. Ce l’hanno eccome, ma solo se dedicheranno le proprie forze a fare un giornalismo di qualità che sappia differenziarsi dalle notizie correnti che ormai rimbalzano liberamente tra Web, radio e tv. Per intenderci: non è più accettabile che le redazioni confezionino ogni giorno un giornale lasciandosi guidare dalle agenzie di stampa o dalla cronaca passiva della giornata. Se l’80-90% delle notizie pubblicate dai quotidiani è già nota, i quotidiani non hanno futuro.

Ce l’hanno, invece, se quei giornalisti impiegano le proprie forze e il proprio tempo per proporre una visione dell’attualità che si differenzi in modo marcato e qualitativo dalle news 24 h su 24, grazie a interpretazioni originali, coraggio investigativo e intellettuale, desiderio di sorprendere ogni giorno il lettore. Un giornalismo per il quale un numero sufficiente di lettori sia disposto a pagare un contributo, come fa oggi comprando il giornale in edicola.

Valore aggiunto è la parola chiave.

– Tutto ciò può avvenire solo se cambia il modo di fare giornalismo, ovvero se la giornata in redazione non viene scandita dai ritmi e dalle logiche – sorpassati – del quotidiano, ma se si costruisce ribaltandone i fattori, partendo dal Web per arrivare alla carta, mettendo, ovvero, il Web al centro del processo produttivo. Ecco perché le fusioni tra redazioni carta e Web non hanno senso se non sono sostenute da un solido progetto strategico e da interpreti adeguati – ovvero da direttori e capiredattori – che sappiano proporsi al lettore con umiltà ma al contempo con la determinazione di chi ha voglia di costruire un nuovo paradigma.

Chi lo capisce, brillerà e continuerà a fare uno dei più bei mestieri del mondo, mantenendo intatta la propria influenza. Chi resterà ancorato ai vecchi schemi o si avvicinerà a Internet con sufficienza senza evolvere, invece, morirà.

Articolo pubblicato originariamente sul blog di Marcello Foa

Photo credits: Grace Villamil / Financial Times photos / Flickr CC

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