I giornalisti hanno ancora paura di Internet?

9 ottobre 2014 • Cultura Professionale, Ricerca sui media • by

I giornalisti tedeschi sono diffidenti nei confronti di Internet e temono che l’interattività della Rete e gli Ugc possano indebolire il loro status professionale. I risultati di un nuovo paper, inoltre, dimostrano come i giornalisti in Germania vedano di buon occhio un’eventuale regolamentazione più stringente di Internet, nonostante in passato si siano fieramente opposti a qualsiasi altra forma di intervento da parte dello stato nei confronti della libertà dei media.

Ulf Bernhard e Marco Dohle della Heinrich Heine University di Dusseldorf hanno condotto uno studio che ha interessato circa 1700 giornalisti tedeschi per analizzare quanto essi considerino “pericoloso” il Web, in paragone ai media tradizionali. Inoltre, hanno anche chiesto ai partecipanti se fossero a favore dell’intervento dello stato nelle questioni attinenti la libertà dei media.

Il paper, pubblicato da Journalism & Mass Communication Quarterly, ha riscontrato come i giornalisti, generalmente, si oppongano con forza all’intervento statale. Questo risultato è in linea con altri precedenti, compresi quelli del progetto MediaAct, che ha analizzato l’accountability degli organi mediatici in Europa. Quei risultati hanno mostrato come i giornalisti tedeschi e quelli austriaci abbiano più paura di qualsiasi forma di controllo da parte dello stato dei loro colleghi europei e di altri paesi; questo si potrebbe spiegare con le drammatiche esperienze del passato, soprattutto il regime nazista e la vivida memoria della censura nell’era comunista di cui furono vittime diverse redazioni nella Germania dell’Est.

I dati di Bernhard e Dohle mostrano invece come i giornalisti tedeschi siano invece ora più propensi ad accettare una regolamentazione più restrittiva per quanto riguarda Internet perché ritengono che il pubblico sia più vulnerabile a effetti mediatici potenzialmente negativi causati da siti come Facebook, Twitter e altri contenuti online.

Oltre a questo, i giornalisti sono concordi nel dire che questi media digitali abbiano anche una forte influenza sul loro lavoro. Anche se pensano che i media tradizionali siano più efficienti nell’indirizzare il pubblico nelle scelte politiche, i giornalisti tedeschi credono invece che i loro colleghi siano più influenzati dai tweet e dai siti di news online. Ma ovviamente, sono poco disposti ad ammettere che questo sia vero anche nei confronti di loro stessi. I risultati dello studio in questo senso dimostrano come il “third person effect” sia presente e forte anche tra i giornalisti.

I ricercatori concludono che, nell’ottica dei giornalisti tedeschi, “i ‘nuovi media’, perché caratterizzati dall’interattività e dai contenuti generati dagli utenti, sono una minaccia importante per il loro lavoro soprattutto nei termini di perdita del ruolo di messaggeri professionali delle notizie”. Anche questo risultato è in linea con quanto riscontrato da MediaAct: anche in quel caso i giornalisti tedeschi, tra tutti le nazionalità considerate dallo studio, erano i meno favorevoli e aperti nei confronti del giornalismo partecipativo.

I giornalisti tedeschi sembrano anche essere i meno interessati alla sperimentazione con nuovi formati giornalistici che potrebbero, al contrario, favorire un maggiore coinvolgimento della loro audience. Per quanto riguarda le ragioni, si può solo andare a tentoni: una spiegazione possibile, però, potrebbe essere la situazione economica favorevole del servizio pubblico tedesco e i buoni numeri fatti registrare dai giornali del paese in termini di abbonamenti, due fattori che non hanno ancora forzato o motivato a sufficienza i giornalisti a sperimentare e  a sfruttare i vantaggi economici e il potenziale di lungo periodo di forme partecipative e più innovative di giornalismo.

Articolo tradotto dall’originale inglese

Photo credits: World Economic Forum / Flickr CC

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