Il Guardian è una startup

17 aprile 2015 • Cultura Professionale, Più recenti • by

Aron Pilhofer a #ijf15. Credits: Denis Rizzoli

Aron Pilhofer a #ijf15. Credits: Denis Rizzoli

“Non siamo una redazione che si limita a produrre notizie, guardiamo al prossimo passo”, ha detto Aron Pilhofer, responsabile dello sviluppo digitale del Guardian, all’International Journalism Festival di Perugia parlando di come il suo giornale sta portando a compimento la transizione verso un’organizzazione completamente digital-driven e rispondendo ai noti problemi sistematici del settore. Problemi che anche il Guardian, nonostante la sua impostazione societaria, non può non affrontare come qualsiasi altra azienda.

Il primo elemento citato da Pilhofer è la riorganizzazione della redazione in diversi settori operativi, che coprono ora tutte le attività del Guardian dallo scorso gennaio: News Desk per le notizie business, nazionali e internazionali; Live Desk per le breaking news e la copertura live degli eventi più importanti; Visuals che si occupa dei progetti con i dati, delle infografiche e di tutto ciò che ha a che vedere con le immagini e, infine, Audience, cui fanno capo tutte le attività social e di interazione con il pubblico, compresa l’analisi dei dati disponibili. Carta e digitale, ovviamente, riunite.

“Volevamo una struttura verticale ma che potesse inglobare anche incontri multidisciplinari”, ha detto Pilhofer, “l’idea di questa organizzazione è quella di portare a compimento qualsiasi ambizione giornalistica ci venga in mente”, a cominciare dai progetti multimediali e interattivi, come “Guantanamo Diary”, citato da Aron Pilhofer come esempio, o la guida in motion graphic dedicata al referendum sull’indipendenza della Scozia. La componente visuale, ha confermato Pilhofer, è ora irrinunciabile per attirare l’attenzione dei lettori online e il video è uno dei settori più aperti per la sperimentazione.

“Il giornalismo deve essere una conversazione”, ha poi ribadito Pilhofer introducendo il ruolo dei lettori in questo processo, “non dobbiamo essere timidi nei loro confronti”. GuardianWitness è la sezione del sito dove il giornale interagisce di più con chi legge, invitando anche a collaborare al lavoro giornalistico del Guardian: “dobbiamo fare il nostro giornalismo insieme ai nostri lettori”, ha ribadito Pilhofer.

L’ultimo aspetto fondamentale per lo sviluppo digitale del Guardian secondo Aron Pilhofer sono le analisi sulle metriche dei propri contenuti e del comportamento degli utenti: “mettere le cose in homepage e pregare che tutto vada per il meglio non funziona più”, ha spiegato Pilhofer. Il Guardian, ad esempio, studia il modo in cui i lettori si muovono tra le storie disponibili per capire il loro comportamento nel muoversi da un pezzo all’altro o quali articoli, al contrario, non sono vettori di traffico verso altri contenuti.



Ophan, ad esempio, è un software che dà a tutti i giornalisti informazioni come dati di traffico dei singoli articoli per capire da dove arrivano i click o altri dettagli utili: “non preoccupatevi, date questi numeri ai vostri giornalisti”, ha dichiarato Pilhofer in questo senso, “non diventerete una testata giornalistica che posta solo gattini, ma al contrario avrete conversazioni molto interessanti sulle metriche nella vostra redazione”. 

La chiave delle soluzioni per il giornalismo, ha spiegato Aron Pilhofer a Perugia, è in definitiva avere “una mente aperta” per cercare di superare limitazioni che non hanno più senso nell’attuale contesto.

Per il responsabile del digitale del Guardian, ci sono infine tre elementi fondamentali a dare forma al giornalismo, che valgono sulla carta come online, ha chiosato Pilhofer: “great reporting, great editing, great storytelling”. E un quarto, mandare a memoria che “il futuro del giornalismo è uno sport di squadra”. Come in una startup appena lanciata.

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