Infografiche, dal modello statico a quello interattivo

20 settembre 2013 • Cultura Professionale • by

Le infografiche, specialmente se interattive, possono offrire vantaggi alle imprese mediatiche e ai lettori. Con la creazione di un dipartimento autonomo o l’assunzione di professionisti esperti del settore e un aggiornamento della cultura visuale delle testate, questo metodo di visualizzazione delle notizie potrebbe finalmente decollare. L’avvento dell’online ha permesso alle infografiche di passare da un modello statico a uno multimediale interattivo che potrebbe rappresentare per i media manager di tutto il mondo un’occasione per innovarsi e offrire un valore aggiunto ai propri contenuti. In un momento di crisi, incertezza e staticità del mercato giornalistico, le infografiche offrono però un vantaggio anche al pubblico, che, sviluppando una cultura visiva e attraverso l’interazione, può accedere più facilmente al contenuto delle notizie.

Sono questi i maggiori risultati dello studio “Information Graphic Design Challanges and Workflow Management” realizzato da Marco Giardina e Pablo Medina, ricercatori presso l’università di Neuchatel, in Svizzera. Lo studio, attraverso un’analisi di contenuto su un campione di infografiche online e offline del New York Times (realizzate nell’ultimo decennio) e interviste ai dipendenti del quotidiano, analizza l’evoluzione delle infografiche dal modello statico a quello multimediale interattivo insieme agli effetti della produzione e della diffusione di queste tecniche di visualizzazione sia sul dipartimento di progettazione visiva del quotidiano che sulla gestione del flusso di lavoro nelle redazioni. Il caso del New York Times è emblematico per comprendere alcuni trend generali nell’evoluzione della visualizzazione delle notizie.

Il focus sull’interattività delle tecnologie digitali ha infatti foraggiato un cambiamento nell’approccio alle infografiche che, statiche, sono state fin qui usate principalmente con funzione di supporto al testo. Il modello multimediale, invece, ha la funzione di offrire una visualizzazione alternativa dei dati, attraverso una narrazione non lineare e diversi livelli d’interattività e coinvolgimento degli utenti. Delle quattrocento infografiche scelte, i due ricercatori hanno selezionato un campione di cinquanta casi (22% su carta e 78% online) che presentano diversi generi di visualizzazione. Nel campione sono compresi modelli tradizionali (grafici e mappe), multimediali (video, audio e 3D) e altri che mostrano strategie d’interazione come le timeline e la possibilità di condivisione sia sui social network e via e-mail.

I risultati dell’analisi di contenuto sull’intero campione selezionato dimostrano che l’uso di infografiche da parte del New York Times è aumentato dal 2007 al 2011 rispetto al periodo 2001-2006 e che le categorie di notizie più coperte dal quotidiano con le infografiche sono l’economia (20%) e la politica interna americana (18%). I grafici (75%) e le mappe (48%), due generi di visualizzazione tipici delle infografiche statiche, sono ancora le metodologie usate più di frequente. Selezionando dal campione unicamente le infografiche online (78%), i ricercatori hanno invece riscontrato alcune tendenze specifiche per il Web. La maggior parte delle infografiche in Rete (25.64% dei casi) adotta la visualizzazione multimediale 3D, seguono il video (20.51%) e l’audio (10.26%). La stragrande maggioranza delle infografiche online analizzate (87%) sfrutta però strategie di interazione, mentre il 46.15% offre la possibilità di condivisione sui social network, una funzione presente solo dal 2007. Le percentuali sommate non portano al 100% perché spesso le infografiche adottano più elementi contemporaneamente o nessuno di questi.

Dalle interviste ai dipendenti della testata americana emerge uno scenario chiaro che dimostra quanto l’adozione sistematica delle infografiche come strategia comunicativa richieda alcuni cambi di prospettiva nella cultura e nell’organizzazione della redazione. Secondo Steve Dunees, editor grafico del quotidiano, ad esempio, un giornalista che lavori con le infografiche deve avere conoscenze multidisciplinari, deve, ovvero, avere competenze di data visualization, di programmazione, di statistica oltre che di data journalism e di giornalismo tradizionale. Si tratta di competenze altamente specializzate che per essere operative al massimo delle potenzialità, secondo i ricercatori, andrebbero indirizzate nella creazione di un dipartimento autonomo dedicato alle infografiche, come nel caso del New York Times.

Bisogna però considerare i limiti della ricerca: adottare questa strategia in un contesto diverso potrebbe esporre a difficoltà e a rischi non visibili nella redazione del New York Times, che rappresenta un caso unico per numeri e risorse. Ad esempio, alle redazioni di piccoli quotidiani locali non converrebbe creare un dipartimento che operi autonomamente, ma piuttosto avere un unico esperto che interagisca con i diversi giornalisti presenti nella redazione. Inoltre, sia per le redazioni grandi che per quelle piccole, bisogna considerare che diffondere una cultura visiva interna alla redazione è più semplice se i giornalisti sono giovani e innovativi, al contrario delle culture “tradizionaliste” diffuse in molte redazioni.

Giardina, Marco & Medina, Pablo. 2013. Information Graphics Design Challanges and Workflown Managment. Online Journal of Communication & Media Technologies 3 (1): 108-124.

Questo articolo è stato scritto da uno studente del corso Communicating in the Media Branch tenutosi all’interno del programma di Master in Gestione dei media presso l’Università della Svizzera italiana

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