La formazione giornalistica è al passo coi tempi?

11 novembre 2015 • Cultura Professionale, Più recenti, Ricerca sui media • by

Daniel Bachhuber / Flickr CC

Daniel Bachhuber / Flickr CC

La formazione giornalistica sta rimanendo indietro, incapace di sincronizzarsi con la realtà della professione: questo è quanto afferma un nuovo studio condotto in Germania. La ricerca, realizzata in collaborazione con la German Federation of Journalists (DJV), suona come un avvertimento per il settore: gli aspiranti giornalisti devono conseguire una formazione migliore per affrontare un mondo, un lavoro e un mercato che sembrano non smettere mai di cambiare.

“Per i giornalisti, la situazione lavorativa è cambiata drammaticamente negli ultimi anni”, sostiene Britta Gossel, autrice del report e membro del gruppo di Media and Communication Management della Technische Universität Ilmenau. Secondo Gossel, l’istruzione giornalistica deve evolversi seguendo questi mutamenti.

Una mancanza di competenze imprenditoriali e gestionali

Lo studio, intitolato “Quo Vadis Journalism Education?”, evidenzia infatti come, mentre competenze di base come scrittura, selezione delle news ed editing sono ben sviluppate e presenti nella maggior parte delle offerte di istruzione giornalistica (54%), le conoscenze imprenditoriali (16,5%) e gestionali (34,3%) sono invece più trascurate.

Eppure, come conclude la ricerca, una preparazione imprenditoriale che comprenda anche nozioni di contabilità, di pitching delle storie e di gestione di un business, anche piccolo, risulta essenziale per il crescente numero di giornalisti che lavorano come freelancer. Anche le competenze manageriali stanno diventando vitali, dal momento che, all’interno delle aziende mediatiche in cui  i giornalisti sono assunti, ci si aspetta sempre di più che quest’ultimi ricoprano ruoli di leadership come la gestione della fase di editing, il coordinamento del lavoro degli altri giornalisti interni alla redazione, l’organizzazione della comunicazione con i colleghi e la gestione dei freelance.

Raramente i partecipanti alla ricerca si sono considerati preparati in questi ambiti e ben due terzi degli intervistati tramite sondaggio ha espresso il rammarico di aver non potuto trattare questi temi maggiormente durante la propria formazione professionale. Gossel è convinta, di fatto, che le abilità imprenditoriali siano nettamente trascurate in tutte le tipologie di istruzione giornalistica. Un concetto ribadito anche da Kathrin Konyen, membro del consiglio amministrativo della Djv e giornalista freelance che sottolinea come “solo uno su dieci corsi include come materia lo sviluppo di competenze imprenditoriali”.

I ricercatori hanno diviso 52 materie in sette aree di competenza e ne hanno indagato i metodi di insegnamento presso dieci diverse tipologie di programmi di formazione. Le interviste sono state condotte con 237 giovani giornalisti situati nella “zona grigia”, ovvero quella fascia tra l’area principalmente educativa, accademica, e quella professionale.

I giovani professionisti dei media sono ottimisti e sicuri

Lo studio fa però emergere anche dei risultati incoraggianti: mentre le organizzazioni professionali dipingono un quadro piuttosto desolante del giornalista freelance tipo, i giovani professionisti si sentono molto più fiduciosi e aperti verso nuovi modelli ed esperienze di lavoro, ponendosi apertamente contro il pessimismo per la loro occupazione.

Lo studio, comunque, non è esente da alcune problematiche: i ricercatori devono infatti riconoscere che i partecipanti sono stati contattati attraverso mailing list di scuole di giornalismo e della stessa Djv, pertanto maggior parte dei partecipanti era ancora nel mezzo del suo percorso formativo quando ha partecipato allo studio. Di conseguenza, secondo Gossel “rimane discutibile se, a questo punto della loro carriera, i partecipanti siano già in grado di giudicare quali materie di studio si riveleranno utili in futuro”.

Il report, comunque, non aspira a trovare il Santo Graal dell’educazione giornalistica. Piuttosto, è un contributo ulteriore alle interminabili discussioni riguardo alla professionalizzazione nel settore. In particolare, la ricerca mette in luce un aspetto importate e generalizzabile: l’insegnamento giornalistico va intensificato e deve preparare gli aspiranti giornalisti al futuro e quindi alle esigenze e ai requisiti connessi.

Questa è una lezione che dovrebbe imprimersi bene nella memoria tanto dei professionisti dei media quanto degli insegnanti di tutti i paesi. È tempo di fare il prossimo passo in avanti nella formazione di una nuova generazione di giornalisti professionisti.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Alessandro Oliva

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