Sciarelli e la morte in diretta: colpa degli inquirenti?

8 ottobre 2010 • Cultura Professionale, Etica e Qualità • by

Come previsto l’annuncio della morte di Sarah, dato in diretta da Federica Sciarelli durante il programma Chi l’ha visto? mentre la madre della vittima era in collegamento, ha suscitato enormi polemiche sui media. C’é chi ha criticato il cinismo della tv e la sua trasformazione in un gigantesco Truman Show e c’é chi ha elogiato il comportamento della conduttrice, che pur non rinunciando allo scoop ha trattato l’argomento con tatto nei confronti della madre.

Probabilmente entrambe le versioni sono veritiere. La tv ormai è diventata un gigantesco, assurdo reality , che calpesta pudore, discrezione, buon senso? Sì. La Sciarelli, pur in questa situazione assurda, si è comportata con professionalità, evitando di caricare ulteriormente una situazione già molto emotiva? Sì.

Però c’è un’altra verità. In un Paese davvero civile, gli inquirenti avrebbero dovuto avvertire innanzitutto i familiari della vittima e solo dopo dare la notizia alla stampa. Se si ribaltano i fattori ovvero se la notizia viene fatta filtrare ai giornalisti prima di comunicarla alla madre e al padre, la stampa fa il proprio dovere o comunque segue il proprio istinto: quella notizia la dà.

E allora è giusto riflettere sugli effetti devastanti della tv, ma sarebbe il caso di pretendere, finalmente, anche dalla magistratura e dagli organi inquirenti un atteggiamento più trasaperente, equo. nel rispetto del segreto istruttorio, dei sentimenti delle persone coinvolte, di una convicenza davvero civile. Cosa che non accade mai in Italia in occasione di fatti di cronaca, come questo o l’omicidio di Erba o o quello di Novi Ligure o quello di Cogne.

La stampa può e deve essere criticata. Ma ad alimentare la loro morbosità sono inquirenti malati di protagonismo e bramosi di popolarità quanto e talvolta più dei giornalisti.

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  • ada

    lo stesso intervento altrove si chiude con la sua domanda “o sbaglio?”, secondo me sì. Non sul fatto che gli inquirenti avrebbero dovuto prima di tutto informare i familiari, su questo concordo, ma nel dire che peccano di protagonismo: se così fosse quale migliore occasione di intervenire a quella puntata tragica di “Chi l’ha visto” per mettersi in mostra? Il problema non è così semplice come lo disegna lei, a mio modestissimo avviso.

  • marcello foa

    Gentile Ada, sì ho pubblicato lo stesso post sul mio blog http://blog.ilgiornale.it/foa/ con una sola differenza che lei ricorda. Sul blog parlo a nome mio, qui rappresento un istituto di ricerca. Accetto volentieri la sua garbatissima critica, ma, come giornalista, so benissimo come funzionano certi meccanismi. L’intervento in diretta sarebbe stato sproporzionato, di solito la ricompensa per chi passa le dritte è rappresentata da citazioni, elogi, interviste post; insomma una bella dose di popolarità, effimera, ma sufficiente per appagare l’ego nell’epoca dell’apparenza.

  • ada

    La ringrazio della risposta che mi ha fatto meglio comprendere il suo pensiero anche se allora si dovrebbe fare il medesimo ragionamento per la Sciarelli.
    Approfitto della sua cortesia per porle una domanda. Altrove, prendendo spunto da questa diretta, sto discutendo di un tema che ha molti risvolti ma che qui semplifico e riduco al massimo: dovendo fare da arbitro tra chi sostiene che siano i media ad adeguarsi ai gusti (morbosità compresa) del pubblico e chi asserisce che il pubblico sia assoggettato alle scelte dei media fino alla manipolazione, Lei a chi darebbe ragione?

  • marcello foa

    Ottima domanda, gentile Ada, a cui rispondo così: darei ragione a entrambi nel senso che i due fenomeni sono collegati e finiscono per alimentarsi vicendevolmente. Se le interessano questi temi mi permetto di ricordarle che ho scritto un libro in cui spiego le tecniche usate, s’intitola “Gli stregoni della notizia”.

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