Se il futuro del giornalismo in Italia vale 5 euro

19 aprile 2011 • Cultura Professionale, Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

Foto di Antonio Rossano

Come si fa a parlare di nuovo giornalismo, di giornalismo di qualità, del giornalismo del futuro insomma, se le annose questioni della professione che in Italia si trascinano da tempo, rimangono irrisolte e peggio, non si avverte nemmeno una sincera volontà da parte di chi oggi rappresenta la professione, e soprattutto ne regola l’accesso, di voler entrare davvero nel merito dei problemi?

Come è possibile concludere un ciclo di appuntamenti – quelli del Journalism Lab a cura di Vittorio Pasteris all’interno del Festival di Perugia – in cui in modo brillante e appassionato  per giorni si è parlato di nuove iniziative digitali, blog, social media, di modelli di business sostenibili, discutendo di precariato e di compensi che oggi i giornalisti freelance ricevono in Italia?

Significa che il giornalismo italiano non è pronto per una sana e qualitativa rivoluzione digitale dell’informazione e  che alla base del sistema c’è qualcosa che non funziona.

In Germania un giornalista freelance percepisce in media 2147.00 euro al mese (dato dell’associazione dei giornalisti in Germania) e 127 euro al giorno per un reportage; in Inghilterra si parla di 170 sterline a pezzo, in Svizzera per un normalissimo pezzo di cronaca, diciamo di 3.500 battute, siamo sui 78 euro, 200 euro o più se si tratta invece di un reportage. E in Italia? In Italia come ha recitato il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Jacopino, ci sono testate che retribuiscono i loro collaboratori 4.30 euro al pezzo lordi o 325.00 euro lordi per due mesi di lavoro al Mattino di Napoli. E parliamo della carta stampata perchè per l’online c’è chi sostiene che non ci sia nemmeno bisogno di pagare un giornalista perchè in fondo gli si dà visibilità.

Per risolvere questa penosa situazione  Jacopino e Roberto Natale, presidente FNSI, propongono leggi per migliorare il contratto, il riconoscimento del contratto autonomo, fare uscire gli editori dalle forme di capolarato nelle quali si trovano, creare una sensibilità diversa nelle redazioni.  C’è in merito una proposta di legge in parlamento che prevede di togliere i finanziamenti pubblici, il diritto a ricevere contributi, a quelle testate che non retribuiscono degnamente i loro collaboratori.

Vittorio Pasteris è invece a favore di una pulizia a fondo del sistema e di una riorganizzazione centralizzata dell’Ordine per avere una maggiore efficacia e immediatezza nella risposta. E perchè no, anche di una protesta a testa bassa di tutti i precari contro gli editori con l’appoggio dell’Ordine e del FNSI.

E abolire l’Ordine, come tra gli altri ha proposto Giulio Anselmi presidente ANSA, che non esiste negli altri Paesi e anzi viene guardato sempre con grande scetticismo?

Impensabile secondo il presidente dell’Ordine dei giornalisti perchè il vero pericolo è rappresentato dagli editori.

Eppure della inadeguatezza dell’Ordine ne parlò già Luigi Einaudi (Il buongoverno, Laterza 1973, Vol. II pagg. 627-629) molto tempo fa: “Albi di giornalisti! Idea da pedanti, da falsi professori, da giornalisti mancati, da gente vogliosa di impedire altrui di pensare colla propria testa.”

E se allora i tempi potevano non essere  maturi per prendere in considerazione le parole di Einaudi,  nell’era dell’informazione digitale non ci sono più scuse per non cambiare ed agire in tempi rapidi.

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