“Twittate o sarete licenziati”

26 settembre 2011 • Cultura Professionale, Digitale • by

Corriere del Ticino, 23.09.2011

Queste le parole di Peter Horrocks un anno fa (nel frattempo i followers di twitter della BBC da 0,6 milioni sono passati a 1,8 milioni) ai suoi giornalisti per espri­mere il cambiamento culturale in at­to nel mondo del giornalismo. Un’espressione forte per far intendere che un giornalista oggi non è comple­to, non è in grado di leggere gli even­ti nella loro complessità e nella velo­cità con la quale accadono se non ha familiarità con i social media e le lo­ro dinamiche.

Dalla Primavera araba al caso Strauss Kahn, allo scandalo estivo del dome­nicale inglese di Murdoch News of the World e alle rivolte urbane di Londra, la tesi di Horrocks trova conferma: in tutti questi casi, se anche la notizia inizialmente è stata data dai media tradizionali (come nel caso delle in­tercettazioni telefoniche di News of the World è stato il Guardian), ad agire da detonatore, a imprimere velocità alla notizia, a diffonderla a macchia d’olio e a creare attenzione, discussio­ne e mobilitazione intorno ad essa so­no stati i social network.

«È l’ultimo esempio di come i social media pos­sono agire da forti acceleratori delle crisi politiche» ha commentato il gior­nalista Peter Apps in una analisi del­la Reuters dal titolo «Press barons lo­se information monopoly in Twitter era» (Nell’era di twitter i baroni del­la stampa perdono il monopolio del­l’informazione) in merito alla vicen­da del giornale di Murdoch.

E se l’impatto dei media sociali sulle recenti vicende è stato enorme, altret­tanto lo è stato sulla cultura redazio­nale nelle aziende editoriali rivoluzio­nando radicalmente il loro modo di raccogliere, interpretare, verificare e pubblicare le notizie.

Il Boston Globe ha dato il via al progetto redaziona­le «Information Radiator» (Radiato­re di informazioni) che punta ad in­crementare la diffusione delle infor­mazioni all’interno del giornale, ac­crescere la familiarità della redazio­ne con il nuovo mondo e incoraggia­re un maggior numero di redattori ad utilizzate Twitter. Una delle novità è l’account@BostonUpdate/bostonglo­be che tramite un wall screen infor­ma i redattori via tweet 24 ore al gior­no e permette loro di vedere tutti i col­legamenti e i rapporti che Twitter con­sente di realizzare al giornale e ai suoi giornalisti.

La BBC news invece per aiutare i gior­nalisti a sfruttare al meglio le poten­zialità dei social media nel rispetto dei valori (etica, privacy, anonimato) e della linea editoriale della testata ha creato un documento contenente delle linee guida da seguire nel lavo­ro redazionale quotidiano.Perchè i so­cial media ricoprono ormai un ruolo fondamentale nell’attività giornalisti­ca: aiutano a reperire molte più in­formazioni, spesso anche qualitative, a sentire più voci e a contattare più velocemente i testimoni di una vicen­da; danno la possibilità di avere un contatto diretto e continuativo con il pubblico e di coinvolgere audience di­versi, soprattutto giovani; sono una piattaforma per pubblicare e diffon­dere i contenuti.

Togliendo con que­sto una prerogativa importante ai me­dia tradizionali, che vedono dare le «breaking news» su Twitter, pubblica­re i primi fotogrammi di un eroe ca­duto su facebook e il primo video sul­le rivolte in Siria postato su youtube. Ma lasciandogli anche la competen­za più importante: quella della sele­zione e della verifica delle fonti, delle notizie e l’approfondimento.

Persino un quotidiano svizzero tradi­zionalista come la Neue Zürcher Zei­tung si è accorto dell’importanza dei social media. Da qualche tempo an­che sulla sua homepage campeggia vistoso il logo di facebook.

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