New York Times a pagamento: ecco perchè può farcela

21 marzo 2011 • Digitale, Editoria • by

Il New York Times vara l’atteso sistema a pagamento, il cosiddetto “metered model”, basato sull’accesso a consumo. Si potranno leggere gratuitamente fino a venti articoli al mese. Per chi vorrà leggerne di più vi sono tre opzioni, tutte a pagamento. Ciascuna opzione dà diritto di accesso per 4 settimane. I costi sono così ripartiti:

1) 15 dollari – web + smartphone
2) 20 dollari – web + tablet
3) 35 dollari – web + smartphone + tablet

Per tutti gli abbonati alla versione cartacea è previsto l’accesso gratuito al sito e a tutte le versioni digitali. Saranno abilitati alla lettura online anche coloro che arrivano attraverso link suggeriti dai motori di ricerca, blog, social media come Facebook e Twitter anche se hanno raggiunto il loro limite mensile. Per alcuni motori di ricerca, gli utenti avranno una soglia giornaliera di link gratuiti. Nel caso di Google, per esempio, è fissata a cinque al giorno.

Il paywall del NYT tenta di conciliare più interessi. Da una parte non ostacolare la circolarità delle notizie determinata dall’utilizzo di social media e motori di ricerca, dall’altra preservare la percentuale di lettori che accedono al sito attraverso questi strumenti. Non ultimo mettere a punto una strategia che consenta di agevolare la migrazione a lungo termine dei lettori della carta stampata ai prodotti digitali. Un esercizio complicato il cui possibile successo è tutto da dimostrare. Quanti degli attuali 48 milioni di visitatori unici continueranno a esistere? Probabilmente una parte dell’audience andrà irrimediabilmente perduta, sebbene stabilirne la portata in termini percentuali è al momento un puro azzardo.

Frédéric Filloux, nel suo blog, Monday Note, prova a fare una stima dell’effetto che potrebbe produrre il nuovo sistema. Secondo quanto riportato da Filloux motori di ricerca e social media contribuiscono per circa il 25% del traffico globale del NYT, vale a dire 12 milioni degli attuali 48. Ne rimangono 36 milioni di cui, secondo il NYT, il 15% è rappresentato da heavy users, ovvero coloro che visitano regolarmente il sito e hanno tempi di permanenza e lettura elevati. Ed è da questo 15% che il NYT si attende una disponibilità al pagamento. Proseguendo nel suo ragionamento e ipotizzando un ricavo medio di 20 dollari mese per un 10% degli attuali utenti, Filloux arriva a immaginare che il NYT possa generare con la nuova formula un ricavo di 130 milioni di dollari all’anno cui si devono aggiungere i 160 milioni di dollari che genera attualmente la componente pubblicitaria online. I ricavi complessivi potrebbero quindi corrispondere a circa 290 milioni di dollari, somma equivalente a un quinto dei ricavi attuali del Gruppo, valutati nell’ordine di 1,5 miliardi di dollari.

Se ragioniamo esclusivamente da un punto di vista economico la formula introdotta, peraltro soggetta a possibili correzioni, potrebbe garantire una prospettiva di sostenibilità ed essere foriera di nuove ipotesi di sviluppo future. Il giornalismo ha un valore, afferma implicitamente il NYT, e questo valore deve essere riconosciuto. Non è corretto applicare la sola logica internet, mirare a grandi numeri di lettori nella convinzione che l’investimento pubblicitario possa garantire la sostenibilità economica. Deve essere creata una nuova dimensione dell’informazione dove i contenuti possano essere fonte diretta di ricavi. Il percorso intrapreso dal giornale americano guarda lontano nella consapevolezza che la pubblicità difficilmente potrà sostenere l’economia editoriale del futuro.

L’accesso a consumo ha inoltre il pregio di mettere in discussione la tradizionale metrica associata al web. E’ sbagliato continuare a credere che il numero di lettori sia l’unica misura per rappresentare lo stato di salute di un sito, ed è sbagliato coltivare l’idea che, comunque e sempre, la grandezza dei numeri sia di per sé l’unico elemento differenziante. Si dovrebbe porre più attenzione al tempo medio di lettura e alle page per view. Per i milioni di utenti del NYT, così come di altri analoghi giornali che possono vantare audience nell’ordine di milioni di lettori, i tempi medi di lettura sono dell’ordine di una manciata di muniti, ma con l’introduzione del sistema a pagamento, essi sono verosimilmente destinati ad aumentare. Un fattore che potrebbe avere risvolti positivi nei confronti degli investitori pubblicitari i quali potrebbero considerare il pubblico a pagamento un audience a maggior valore.

L’introduzione del “metered model” è invece difficile da accettare da un punto di vista sociale e giornalistico poiché pone dei limiti alla libertà di informazione. Significa precludere l’accesso alle notizie a tutti coloro che oggi esprimono una esperienza di lettura del tutto diversa dal passato, non più verticale, legata a un solo e singolo giornale, ma orizzontale che spazia su un orizzonte informativo più ampio e differenziato. Consapevole di questa contraddizione il NYT è alla ricerca di un nuovo equilibrio economico-giornalistico, un sistema sufficientemente aperto che non deprimi la propagazione delle notizie al di fuori del perimetro dei lettori a pagamento. E’ in questo senso che va per esempio letta la volontà di tenere aperta l’home page del sito. Tutti i lettori potranno infatti avere accesso a tutte le notizie di prima pagina.

E’ interessante notare che le tre opzioni di abbonamento sono sempre associate alla fruizione dei contenuti via smartphone o tablet, edizioni digitali per le quali tutti gli editori, anche quelli che si sono sempre pronunciati per un accesso libero al web, hanno stabilito un costo di abbonamento. Con una simile operazione il NYT tenta quindi di accelerare, o quanto meno incentivare, il consumo delle edizioni digitali, posizionando il web come corollario dell’intero sistema editoriale. Non a caso è stata esclusa un’opzione di abbonamento only web. Al contenuto proposto su web potrà quindi accedere in forma integrale chi paga per la carta o chi paga per un edizione digitale. Tutti gli altri si dovranno accontentare oppure passare alla concorrenza. Tuttavia, come afferma Filloux, il paywall del NYT, è un po’ come il sistema di tassazione francese, o italiano potremmo aggiungere noi: estremamente complicatio e creato per poter essere evaso.

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