Aggregazione delle notizie, ma è proprio tutto negativo?

15 febbraio 2011 • Digitale • by

Generalmente il mondo dell’informazione tradizionale ha guardato con sospetto, spesso con una punta di snobismo, all’approccio giornalistico che tende a privilegiare una lettura selezionata di articoli presenti sulla rete. Per i giornali era del tutto inconcepibile, ma in parte lo è ancora oggi, pensare di proporre un percorso all’informazione che fosse estraneo al proprio DNA, basato su notizie e articoli creati al di fuori del perimetro della redazione di riferimento. Eppure, senza qui discutere degli effetti distorti che un certo tipo di attività di filtering può arrecare agli editori, l’aggregazione delle notizie – ovvero favorire la segnalazione di contenuti di valore pubblicati in rete sia da soggetti riconosciuti e appartenenti alla filiera editoriale, sia da blogger che operano autonomamente nell’universo digitale di internet – è un’attività che ha una sua funzione e rappresenta un’attività a cui i giornali,in un prossimo futuro, non potranno probabilmente sottrarsi.

Non stiamo parlando di un’aggregazione improvvisata, ma di un servizio basato su un vero e proprio approccio metodologico. La capacità di un giornale, stiamo parlando ovviamente della sua versione online, di fungere da hub di informazione, dando l’opportunità ai propri lettori di cogliere il meglio delle notizie, è un pregio e non un difetto, un plus e non un minus. Significa operare come intermediari e offrire al lettore un servizio a valore aggiunto. Quei giornali che hanno operato in questo senso meritano di essere premiati, poiché hanno compreso che i meccanismi che regolano l’accesso all’informazione nell’era di internet, in particolare l’approccio dei motori di ricerca, può essere un metodo replicabile, e fonte di potenziali successi, anche all’interno dei giornali.

L’aggregazione non è di per sé negativa, tutt’altro: risponde agli interessi del lettore. Un’affermazione tanto più vera se si considera il fatto che ormai la lettura che si opera su internet non è più verticale, come nei tempi passati in cui il rapporto cliente-giornale era sostanzialmente univoco, ma orizzontale: il web-reader ha le sue preferenze, il suo giornale di riferimento, ma tende generalmente a incrociare più informazioni provenienti da più fonti. E allora è bene che i giornali perdano un poco della loro altezzosa superiorità e lascino spazio a quanto di utile può essere raccontato al lettore che non sia stato raccontato sulle proprie pagine. Nel momento in cui un giornale riesce a creare un profilo giornalistico allargato diventa, di fatto, una sorta di aeroporto dell’informazioni, dove il lettore si può recare per intraprendere un viaggio globale.

E’ quindi con interesse e apprezzamento che può essere valutata la decisione del Washington Post di rendere disponibile a breve un sito web dedicato a un’esperienza di pura news-aggregation. Denominato “Trove”, il servizio permetterà di creare un proprio giornale in base a specifici interessi, individuando notizie e argomenti provenienti da più di 10mila fonti diverse in virtù di algoritmi di ricerca sviluppati ad hoc per il pubblico del Washington Post. Un servizio che è stato pensato in ottica multicanale e multidispositivo, ovvero rendendolo disponibile sia via web, sia attraverso applicazioni dedicate ai vari strumenti personali che permettono l’accesso alle notizie in mobilità: iPhone, iPad, nonché smartphone e tablet proposti da altri fornitori. Secondo quanto racconta il Wall Street Journal, l’investimento complessivo, è in una cifra compresa tra i 5 e i 10 milioni di dollari e l’obiettivo primario, nel breve termine, è creare audience.

Su un percorso che presenta alcune analogie si sta orientando il New York Times, la cui idea è sviluppare un’applicazione che permetta ai lettori di organizzare un palinsesto basato su articoli che condividono su Twitter. Un servizio, quello del NYT, che verrebbe quindi alimentato dalle notizie di scambio che avvengono all’interno dei social network. Sembra invece più strutturato da un punto di vista giornalistico il servizio del Post che prevede un ruolo della redazione nella selezione quotidiana di alcuni articoli.

Alla luce di iniziative del tipo di quelle pensate da due dei maggiori quotidiani USA, la news aggregation appare una forma di intervento che, seppur timidamente, inizia a farsi strada presso diversi siti web e la cui futuribilità, seppur ancora tutta da verificare, è riposta in una visione pragmatica delle potenzialità della rete.

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