Anche il Boston Globe cerca l’alternativa a Apple

12 settembre 2011 • Digitale, Editoria • by

Strategie di business online e digitali. Il Boston Globe sta mettendo in atto la stessa politica intrapresa dal Financial Times ovvero creare un sito che possa riprodurre le stesse caratteristiche della soluzione digitale associata alla piattaforma iPad di Apple. La decisione è dettata dalla volontà di sottrarsi al pagamento del balzello del 30% sul prezzo di copertina imposto dal gruppo di Steve Jobs e, non ultimo, dall’opportunità di mantenere una propria indipendenza commerciale così come una propria autonoma gestione sui dati dei lettori. Accanto all’attuale sito Boston.com sarà quindi prossimamente disponibile un sito complementare, BostonGlobe.com, sviluppato in tecnologia HTML5 e alternativo all’offerta tablet.

L’applicazione così realizzata sarà sufficientemente flessibile per far sì che il formato si adatti al formato e alle specificità del singolo dispositivo di lettura utilizzato: ipad, iPhone, laptop, desktop computer o qualsiasi altro device browser based. Secondo quanto riporta il Nieman Lab nelle parole di Dan Kennedy, che ha avuto l’occasione di provare il prototipo del servizio su cui sta lavorando il Boston Globe, i risultati sono apprezzabili e la tecnologia utilizzata è promettente. Tra i tanti vantaggi di questa soluzione, rispetto alla copia digitale offerta su iPad, la possibilità di includere aggiornamenti quotidiani rendendo così fruibile un servizio dinamico e non statico.

In buona sostanza quanto descritto è l’approccio che si sta valutando per rendere disponibile l’intero contenuto del Boston Globe in modo innovativo superando le tradizionali limitazioni del modello Pdf – si dice che quest’ultimo cesserà di essere disponibile nel momento in cui la nuova applicazione andrà a regime – e le restrizioni e penalizzazioni commerciali, marketing ed economiche conseguenti l’apparentamento editoriale con Apple. Il costo fissato per l’accesso al nuovo sito BostonGlobe.com è di 3,99 dollari a settimana.

L’iniziativa del più importante giornale del New England è guardata con interesse dallo stesso New York Times, di proprietà dello stesso editore. L’esito dell’operazione avrà quindi influenza anche sulle strategie future della testata newyorkese, sebbene quest’ultima, pur avendo sviluppato un analoga soluzione in HTML5, denominata Times Skimmer, non abbia ancora avanzato nessuna reale ipotesi commerciale alternativa all’iPad.

La perplessità di fondo rispetto a quanto prospettato dal Boston Globe non risiede tanto sulla fattibilità tecnologica del progetto, ma nella reale possibilità di avere un pubblico disposto a pagare. Così come per quanto riguarda il business digitale in generale – le copie distribuite via Ipad, tablet e lettori elettronici in generale – il problema è sempre lo stesso: quanti sono i lettori che ritengono insufficiente l’informazione reperibile su web? Quanti sono coloro che ritengono che i contenuti trasferiti su tablet siano così unici e irripetibili da convincerli a sottoscrivere un servizio a pagamento? Le percentuali dei lettori digitali sono confortanti, ma le dinamiche di crescita sono imprevedibili. La realtà sembra suggerire un’evoluzione editoriale in cui il fornitore di contenuti dovrà sempre più caratterizzare ciascuna offerta – carta, online, digitale – per segmenti di pubblico che sollevano una domanda differenziata. Una sfida di non poco conto.

Mantenere più canali di comunicazione, più prodotti, più applicazioni comporta un dispendio di energie non indifferente. Al di là dell’aspetto strettamente tecnologico è necessario un impegno redazionale di alto livello poiché ogni contenuto deve essere declinato in forma originale, intervenendo in aggiornamenti e personalizzazioni. Di fronte alle opportunità e nuove iniziative che possono oggi essere introdotte per trarre vantaggio dalla segmentazione ed espansione del mercato digitale, ci si trova di fronte alla necessità di definire con sempre maggiore accuratezza e precisione il valore giornalistico di ciascuna piattaforma, in particolare il web che, essendo per definizione free, deve incontrare il favore del pubblico senza compromettere il business a pagamento implementato sui canali di distribuzione digitali.

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