Un’altra cosa che BuzzFeed ha capito molto bene

5 agosto 2014 • Digitale • by

Piaccia o meno, BuzzFeed è diventato uno dei punti di riferimento imprescindibili del giornalismo contemporaneo. Ha fatto propria una certa cultura del Web, ha proposto un genere giornalistico che è diventato il suo marchio di fabbrica – le famigerate liste – e, soprattutto, ha trovato un modello che sembra funzionare anche dal punto di vista economico, come testimoniano i 40 milioni di dollari di profitti generati nel 2013.

Ma BuzzFeed non è più solo gattini e gallery acchiappaclick, da tempo infatti la testata sta intraprendendo un percorso evolutivo importante che, progressivamente, la sta portando ad assumere nuove forme, nuovi registri e, soprattutto, pubblicare più contenuti orientati a un giornalismo serio, ben fatto e professionale. Non a caso, uno dei reporter più attivi dal luogo dell’incidente del volo MH17 in Ucraina è stato proprio Max Seddon, reporter di BuzzFeed con un passato all’Associated Press.

E qualche giorno fa, proprio l’irriverente BuzzFeed ha dato una clamorosa lezione di stile ed etica professionale ad altre ben più blasonate testate, licenziando un suo giornalista per plagio e facendo chiarezza sul caso sulle proprie pagine, scusandosi con i lettori. Ma BuzzFeed ha ora un altro colpo in canna, destinato, stando almeno alle dichiarazioni d’intenti, a far parlare di sé, soprattutto perché sembra un’ottima idea. Stando a quanto riportano il Nieman Journalism Lab e AdAge, infatti, la testata diretta da Ben Smith starebbe lavorando al lancio di una nuova app da affiancare a quella già esistente. Se l’applicazione per smartphone e tablet “canonica” è la tipica applicazione che raccoglie gli articoli della testata per una più comoda fruizione in mobilità, quella in lavorazione è invece un prodotto diverso e ibrido, in sintonia con molte “leggi” del giornalismo online contemporaneo.

Lo stesso Ben Smith, che di BuzzFeed è editor-in-chief, ha spiegato efficacemente al Nieman Lab di cosa si tratti il nuovo prodotto che la testata è in procinto di lanciare: “non penso che che si possa fare giornalismo bene se si pensa che la tua impresa produca gli unici contenuti di valore”, ha dichiarato Smith, “oggi serve umiltà nel fare le notizie. Occorre essere aperti a Internet e rendersi conto di far parte di un progetto collaborativo con altre testate”.

In sostanza, la nuova app di BuzzFeed sarà dedicata alla curation di contenuti disponibili in Rete e non solo alla promozione di quelli pubblicati da BuzzFeed stessa. “L’obiettivo”, spiega ancora Ben Smith, “non è portare traffico a BuzzFeed da mobile, l’obiettivo è l’app stessa”: un progetto chiaro, con un’altrettanto chiara idea su cosa siano il giornalismo online e i suoi ingranaggi. Come scrive AdAge, l’app si concentrerà sulle notizie vere e proprie: niente gattini, quindi.

Ben Smith ha parlato del progetto come di un tentativo di fornire il punto della situazione su quello che sta avvenendo sul mondo, senza, comunque, la necessità di fornire aggiornamenti minuto per minuto. Il punto più interessante, comunque, è l’inclusione nel servizio offerto di contenuti di fonti di notizie esterne, idea che Smith ha spiegato come il tentativo di fornire “una voce che aiuti lettori a navigare l’incredibilmente rumorosa e incasinata rete delle notizie social”.

Al momento non sono disponibili maggiori dettagli sull’applicazione, ma BuzzFeed sta cercando di formare un team di sei persone che lavorerà espressamente all’ideazione di questo nuovo prodotto. Ma qualcosa che si muove nella simile direzione esiste già a casa BuzzFeed: l’account Twitter BuzzFeed News che, oltre a promuovere i contenuti della testata, rilancia e ritwitta anche articoli esterni, offrendosi come servizio di aggiornamento sulle maggiori notizie. Con ogni probabilità, scrive ancora il Nieman Lab, l’app sarà un ibrido tra quanto fornito da Circ.ca e dall’applicazione Breaking News di NBC News Digital. Ibridazione, aggregazione e servizio.

È bene notare, inoltre, come una buona fetta del traffico verso BuzzFeed arrivi proprio dal mobile: circa il 72% del traffico Usa, infatti, nel febbraio 2014 arrivava da gadget portatili, ma solo il 3,2% di questo proveniva dall’app attualmente esistente. La decisione di lanciare questo nuovo prodotto, oltre alla volontà di migliorare i risultati di traffico da applicazione, conferma comunque quanto BuzzFeed, nel bene e nel male, sia una delle testate digitali che più di tutte ha compreso certe dinamiche della Rete e in particolare della fruizione dei contenuti giornalistici sui social media.

Quando Jeff Jarvis parlava di “giornalismo come servizio” intendeva anche questo: comprendere quelle che sono le reali esigenze del lettore che vuole essere informato e si rivolge al digitale per esserlo. Anche a questo proposito, Ben Smith ha le idee chiare: a molti lettori non interessa da dove provengono le notizie, interessa che arrivino in fretta. E in un formato consono. BuzzFeed sembra averlo capito prima e meglio di altri.

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