Cambiamento epocale nel mondo dei media

30 aprile 2004 • Digitale, Editoria • by

di Martin Hitz

Neue Zürcher Zeitung, 30.04.2004

Uno studio americano sulle condizioni dei notiziari
Il giornalismo americano si trova in una fase di cambiamento epocale, paragonabile all’invenzione del telegrafo o della televisione. Questa la conclusione di uno studio che si occupa della situazione dei news-media negli Stati Uniti all’inizio del ventunesimo secolo.

Secondo uno studio dal titolo The State of the News Media 2004* la diminuzione della credibilità, la riduzione delle tirature e il calo del numero di lettori (o ascoltatori) sono solo alcuni dei problemi con i quali devono confrontarsi oggigiorno giornalisti e media negli Stati Uniti. In otto capitoli dettagliati e ricchi di dati empirici, il rapporto redatto dal Project for Excellence in Journalism (PEJ) riassume, in alcune centinaia di pagine, conoscenze proprie, come anche risultati provenienti da studi e inchieste effettuati da terzi in otto settori editoriali: giornali, riviste, internet, radio, territoriale (network), televisione locale e via cavo, come anche media etici e alternativi. Per ogni categoria sono illustrati gli aspetti riguardanti contenuto, pubblico, rapporti di proprietà, costi, investimenti redazionali e posizione pubblica.

La quantità davanti alla qualità
Alcuni risultati dello studio sono disincantanti. Mentre la domanda sta diminuendo in maniera più o meno continua, un numero sempre maggiore di produttori di notizie si batte per catturare l’attenzione di lettori, utilizzatori e spettatori. La frammentazione del pubblico potrebbe avere conseguenze di vasta portata, come ad esempio contribuire alla scomparsa del compito tradizionale dei media: creare l’opinione pubblica e quindi definire l’agenda pubblica comune. L’aumento inflazionario dell’offerta permette ai consumatori di svolgere un ruolo sempre più attivo nella scelta delle notizie. E, in casi estremi, di prendere in considerazione solo i contenuti che confermano la propria opinione (journalism of affirmation). In questo modo sarebbero minacciate le funzioni centrali del giornalismo come tramite e filtro.

Mai come oggi è stato facile essere ben informati. E, secondo lo studio, contenuti di qualità sarebbero presenti in eccesso. Essi però rischierebbero sempre di annegare tra un’offerta sempre più grande di notizie «triviali, unilaterali e false». Dal 1980, nei tre più rinomati notiziari USA, la corrispondenza di politica interna è diminuita del 25 percento; mentre il numero di pagine dedicate a temi leggeri (lifestyle) sono raddoppiate, quelle dedicate alla salute sono quadruplicate Soprattutto nei media ad aggiornamento continuo, come la televisione via cavo e internet, si osserva una tendenza alla pubblicazione di materiale grezzo e praticamente non elaborato. Virtù giornalistiche come il controllo dei fatti, l’analisi e la classificazione delle notizie sarebbero sempre più sacrificati alla necessità di un’attualizzazione continua.

Internet: un settore in crescita
Non troppo a sorpresa, internet rappresenta la speranza degli ultimi anni. I servizi di informazione online sono, accanto alle categorie dei media etnici e alternativi, l’unico campo che può vantare una domanda in aumento. Non da ultimo nelle fasce più giovani della popolazione. Le offerte giornalistiche di televisione, radio e giornale attirano ancora la maggior parte del pubblico, ma con quote in diminuzione.

Comunque il giornalismo su internet non è ancora riuscito a emanciparsi dai vecchi media. Un’analisi di contenuto dei siti di notizie effettuata nell’ambito dello studio PEJ ha dimostrato che solo il 32 percento dei ‘titoloni’ dei siti sono realizzati dai collaboratori propri. Inoltre la maggior parte delle notizie è ripresa da media tradizionali, ad esempio da giornali. Per più del 40 percento delle notizie principali sono state utilizzati dispacci d’agenzia non rielaborati; un comportamento che, secondo gli autori dello studio, promuove la distribuzione di notizie false. Le possibilità del nuovo medium vengono per ora utilizzate adeguatamente solo nel collegamento ad informazioni di sfondo. Contenuti multimediali e offerte interattive sono usati in maniera ancora limitata. Una conclusione dello studio è che «Internet è primariamente ancora un media stampato».

Maggior carico di lavoro
Per ora il successo delle offerte online non si trasforma in lauti guadagni: proprio in questo lo studio vede un pericolo rilevante per il giornalismo. Se, prima di trovare un business model adatto al world wide web, i consumatori si ritirassero dai media tradizionali – che non solo partecipano in gran parte ai contenuti pubblicati in internet, ma anche alla maggior parte dei guadagni dell’impresa mediale – allora la disponibilità di investire nella creazione di contenuti potrebbe essere minacciata.

Certamente la maggior parte delle imprese mass-mediali è ancora messa bene economicamente, questo soprattutto grazie ai rigorosi provvedimenti di risparmio degli ultimi anni. Secondo lo studio si investe soprattutto nella distribuzione e meno nella creazione di notizie. Così, negli ultimi 15 anni, il numero di collaboratori nelle redazioni dei giornali americani è stato ridotto di 2’200 posti a tempo pieno. I networks news (CBS, ABC, NBC) impiegano circa un terzo di corrispondenti in meno e mantengono il 50 percento in meno di corrispondenti esteri rispetto a 20 anni fa. Nelle radio, dal 1994 al 2001, il numero dei redattori di notizie a tempo pieno è diminuito del 44 percento. Allo stesso tempo in redazione, a causa dello sviluppo tecnologico, i giornalisti hanno sempre più compiti di produzione. Altro lavoro è creato dai colleghi delle redazioni ondine, che vogliono essere forniti velocemente con gli aggiornamenti. Ne deriva come come conseguenza un aumento del carico lavorativo. Non da ultimo perché un numero sempre maggiore di produttori dipende da informazioni esclusive, lo studio prevede una sempre maggiore tendenza da parte dei media di tentativi di manipolazione da parte di gruppi di interesse o spin doctor.

Innovazioni indispensabili
L’opinione molto diffusa secondo cui i giornalisti e le imprese mediali siano spinti maggiormente da interessi propri e dall’aspirazione a vantaggi economici potrebbe essere rinforzata dallo studio alla luce della diminuzione dei posti di lavoro e dei tagli al budget. E potrebbe portare a un ulteriore diminuzione del numero di lettori e spettatori e quindi avere come conseguenza altri provvedimenti di risparmio. Un circolo vizioso. Gli autori dubitano anche del fatto che i margini di guadagno delle imprese mediali, che nella maggior parte dei casi sono ancora alti, possano alla lunga essere mantenuti soltanto con un aumento della produttività. Sono richieste disponibilità all’innovazione e all’investimento per portare sul mercato prodotti nuovi e qualitativamente migliori. Solo in questo modo si può ampliare il pubblico e vendere così spazi pubblicitari a tariffe ancora alte.

Questo studio di facile lettura – scritto talvolta con passione (non scientifica) ed estremamente ricco di fatti – sarà aggiornato ogni 12 mesi per poi evolversi a rapporto annuale sulla situazione del giornalismo USA.

* www.StateOfTheNewsMedia.com

Traduzione: Mirjam Schmid

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