Chi commenta e condivide gli articoli online?

3 novembre 2017 • Digitale, In evidenza, Ricerca sui media • by

CC0 Creative Commons / Pixabay

I commenti online agli articoli di giornale interessano una minoranza di lettori, molto attiva sui social media, molto schierata politicamente e con un interesse spiccato per le hard news. Questi i principali risultati di un nuovo articolo di ricerca dedicato al tema della partecipazione online dei lettori pubblicato dal journal Social Media + Society

Antonis Kalogeropoulos (University of Oxford), Samuel Negredo (Universidad de Navarra), Ike Picone (Vrije Universiteit Brussel) e Rasmus Kleis Nielsen (University of Oxford) hanno analizzato le peculiarità di chi condivide e commenta gli articoli, sia sui siti delle testate che sui social media, in Danimarca, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Usa, stilando un identikit della categoria. A emergere, in particolare, è il fatto che l’ambiente online “rafforza alcune disuguaglianze durature nella partecipazione, mentre ne contrasta altre”. Se per esempio è vero che ad avere più interazioni con le notizie online sono persone con un credo politico molto radicato, è anche vero che l’età non sembra essere un fattore determinante e le donne sembrano più inclini degli uomini a commentare e condividere le notizie sui social network.

“Le tecnologia digitale, e in particolare i social media e altre piattaforme, prodotti e servizi simili, rendono le cose più semplici, ma questo non cambia sicuramente il fatto che le persone faranno le cose come vogliono farle”, commenta a Wired Rasmus Kleis Nielsen, direttore di ricerca del Reuters Insitute presso la Oxford University e docente di Comunicazione politica presso il medesimo ateneo, “per quanto riguarda le notizie e la politica, quindi, questo significherà che chi è già interessato parteciperà ancora di più, mentre altri non parteciperanno, principalmente perché non interessati”. In questo senso, si può dire, alla luce dei risultati dello studio, che chi è già motivato nei confronti della politica e dell’informazione utilizzerà di più le possibilità offerte dal digitale e sarà quindi più coinvolto. Chi, invece, è già poco coinvolto, parteciperà di meno.

Il paper è basato sui dati dell’edizione 2016 del Digital News Report del Reuters Institute, uno dei maggiori studi periodici e internazionali sullo stato dell’arte del giornalismo online e le abitudini di consumo delle notizie da parte degli utenti. Complessivamente, il campione rappresentativo utilizzato per questa ricerca raggiunge le 2mila persone in ognuno dei sei Paesi analizzati. I ricercatori hanno svolto delle regressioni olistiche sui dati del sondaggio, una serie di calcoli statistici per testare le loro ipotesi, al fine di rispondere alla loro domanda di ricerca: “chi sono le persone che commentano e condividono le news?”. Obiettivo dello studio era analizzare le motivazioni degli utenti a commentare o condividere le notizie online sulla base di fattori politici (il loro orientamento politico) e mediatici (come l’interesse verso il giornalismo).

La ricerca si è concentrata su quattro attività diverse: commentare sui siti di news, commentare sui social media, condividere articoli sui social network o via email. I risultati indicano che chi utilizza un numero alto di piattaforme social in generale e per informarsi tende anche a interagire con le notizie al di fuori di questi ambienti digitali, commentando anche sui siti delle testate o condividendo articoli via mail. Le persone con un credo politico molto radicato, sia di destra che di sinistra, sono a loro volta più portate a commentare e condividere gli articoli sia sui siti che sui social media. Infine, le persone con un marcato interesse per le hard news – il giornalismo serio –, sono quelle più portate a commentare le notizie sia sui siti dei giornali che sui social media e a condividerli su questi ultimi (ma non via mail). Le correlazioni sono simili in tutti i sei Paesi oggetto dello studio, scrivono i ricercatori.

Un aspetto interessante è dato anche dalle differenze tra strumenti digitali 1.0 come i siti delle testate le email e le piattaforme, invece, 2.0: i primi, per quanto meno centralizzati e meno commerciali sono utilizzati di più dai soliti sospetti e complessivamente meno delle piattaforme social per condividere e commentare il giornalismo. Sempre più testate al mondo, nel frattempo, stanno rinunciando ai commenti online sui loro siti, mentre altre, come il Washington Post con l’aiuto di Mozilla, stanno cercando di trovare soluzioni tecnologiche per rivitalizzare questa opzione per i lettori.

“Come per altri aspetti dei media digitali, vale la pena avere i commenti online se fatti bene, oppure  meglio non averli per niente”, commenta Rasmus Kleis Nielsen, che aggiunge “le sezioni per i commenti senza moderazione, o poco moderate diventano spesso risse verbali tra poche persone con opinioni molto forte, ma sezioni ben strutturate e ben moderate per i commenti possono invece diventare fonte di valore aggiunto sia per gli utenti che per le testate”.

Articolo apparso originariamente su Wired.it l’1 Novembre e ripubblicato qui per gentile concessione. Licenza Creative Commons – “Attribuzione Non Commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia”

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