Digital News Report, crescono brand personali e mobile

16 giugno 2014 • Digitale, Ricerca sui media • by

Il terzo Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism mostra come, mentre l’ambiente delle news online si fa sempre più affollato, i giornalisti e le loro personalità giochino un ruolo sempre più importante nell’attirare traffico verso le testate, così come nell’incoraggiare le persone a pagare per le notizie. Veniamo infatti da un anno in cui Glenn Greenwald è emerso come una star del giornalismo dopo il suo lavoro con Edward Snowden e proprio l’esempio del giornalista americano è, secondo i risultati del Digital News Report, parte di un trend più ampio.

Il Digital News Report versione 2014 è basato su un sondaggio condotto negli Usa, nel Regno Unito, in Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Finlandia, Brasile, Giappone e Italia. La ricerca ha interessato 18859 adulti, circa 2mila per ogni paese, raggiunti online e selezionati in base a età, genere, regione e abitudini di lettura, in modo da riflettere la popolazione complessiva. La parte di fieldworkinvece, è stata condotta tra gennaio e febbraio del 2014. Qui la parte italiana del report, curata da Nicola Bruno. Qui, tutti i dati, raccolti interattivamente.

In un numero sensibile di nazioni, in particolare in Francia, Spagna e negli Usa, quando si tratta di attribuzione di fiducia a una fonte di informazione, il ruolo del giornalista risulta importante quasi quanto quello del brand della testata in sé. Da questo punto di vista, per Nic Newman, uno degli autori del report, “questo è particolarmente vero dove i titoli tradizionali sono più deboli, o affrontano la competizione di siti solo online, molti dei quali sono costruiti attorno alle personalità o alle competenze di un singolo editorialista o reporter”.

In altri paesi, invece, come in Finlandia, Germania e il Regno Unito, i brand mainstream d’informazione rimangono i principali driver di fiducia, ma anche in questi contesti il singolo giornalista è comunque un fattore rilevante nel determinare le scelte dei lettori verso una testata particolare. L’importanza crescente dei singoli giornalisti è stata alimentata anche dalla facilità con cui nuove imprese possono essere lanciate in Rete per distribuire contenuti: “negli Usa, ad esempio, abbiamo visto una sequenza di editorialisti di alto profilo come Ezra Klein, Glenn Greenwald e Felix Salmon lasciare delle importanti testate per avere una maggiore connessione con il proprio pubblico”, commenta ancora Newman.social

Il report del Reuters Institute di Oxford fornisce anche evidenza su come la qualità dei giornalisti e dei reporter sia un fattore fondamentale nel far sì che i lettori paghino per l’informazione online. Più di un terzo degli intervistati ha citato la presenza di taluni giornalisti come una delle ragioni per pagare un abbonamento online in Francia (40%) e negli Usa (35%). Altri fattori rilevanti comprendono la capacità dell’organo di informazione di mettere insieme un pacchetto di coverage e la libertà di accesso alle news su ogni dispositivo.

Secondo i risultati della ricerca, il ruolo dei singoli giornalisti è enfatizzato anche sui social media. Nel Regno Unito, YouGov – agenzia che ha collaborato con il Risj per la stesura del report – ha analizzato gli usi di un campione rappresentativo di utenti Twitter. Da questa analisi, è emerso che il 64% degli account monitorati (circa 5,4 milioni) seguono profili professionali d’informazione, mentre il 48% (2,6 milioni) segue almeno un giornalista e il 40% (2,2 milioni) segue un profilo di breaking news.

Se ancora ve ne fosse bisogno, anche questa analisi è un’ulteriore evidenza di come i singoli giornalisti siano driver di fiducia ed engagement. “I media digitali e social sembrano incoraggiare il giornalismo dandogli un volto umano”, dichiara Nic Newman, “in un mercato sempre più competitivo sembra possibile vi sia un crescente premio economico per i migliori autori e giornalisti”. Il report mostra anche come gli smartphone e i social media siano i maggiori agenti di cambiamento. E causa anche di una crescente divisione del modo in cui le persone trovano e interpretano le notizie. Gli smartphone incoraggiano gli utenti a consumare le notizie più frequentemente durante la giornata, riducendo la dipendenza sugli appuntamenti per vedere la televisione o recuperare le edizioni dei giornali.

I giovani, i lettori di domani, utilizzano sempre più spesso i gadget mobile perché preferiscono ricevere le notizie, e conseguentemente fare “spuntini informativi” sia in termini di tempo speso sui siti che di tipo di contenuti consumati. In tutti i 10 paesi analizzati, oltre un terzo (36%) della fascia 18-24 anni riferisce che gli smartphone sono ora la prima fonte di accesso alle news digitali. I giovani tra 18 e 35 anni, invece, si affidano sempre di più a fonti social per scoprire le notizie. Il report sottolinea anche l’ascesa di WhatsApp come un network significativo di condivisione e discussione delle notizie. Questo è vero in particolare in Spagna, Italia e nelle città brasiliane. Nel grafico, i numeri relativi all’app di messaggistica recentemente acquistata da Facebook:

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Il report completo è consultabile qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese

Crediti per immagine e grafici: RISJ

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