Dopo Newsweek
vacilla anche il Time

16 gennaio 2013 • Digitale • by

I giornalisti del noto settimanale d’informazione e di approfondimento Time non si aspettino gli usuali aumenti di stipendio per il 2013, semmai tagli e licenziamenti per una drastica riduzione dei costi. È quanto secondo il New York Post e il Wall Street Journal sta accadendo al settimanale Americano della Time Inc. con la più larga diffusione a livello mondiale e una readership di 25 milioni di lettori. I due giornali riportano quanto Laura Lang, CEO di Time, avrebbe detto ai suoi giornalisti “dato che dobbiamo puntare al nostro sviluppo nel lungo termine dobbiamo mirare a gestire in modo efficace e aggressivo i nostri costi”. For the time being, stando alla Lang, l’azienda continua comunque a guadagnare quote di mercato pubblicitarie e rimane l’editore numero uno in termini sia di fatturato che di pagine pubblicitarie.

Ma non può essere tutto rose e fiori se il gigante cartaceo decide, come scrive il New York Post, di lasciare a casa centinaia di giornalisti. Secondo fonti insider al magazine infatti sarebbero in previsione tagli per 500-700 giornalisti con lo scopo di risparmiare 100 milioni di dollari solo nel 2013. E, come scrive Lucia Moses su Adweek anzichè una sola uscita a numero doppio, di solito quella riservata al personaggio dell’anno eletto da Time, prevede per quest’anno anno di uscire addirittura con tre numeri doppi.

E infatti, se da un lato la Lang ha portato ai suoi giornalisti dati positivi per quanto riguarda il Time, dall’altro, ha ammesso anche che il reddito operativo aziendale di tutto il segmento editoriale della Time Warner è calato del 38% nei primi nove mesi del 2012 scendendo a 220 milioni di dollari mentre i guadagni sono calati del 6% arrivando a 2.469 miliardi di dollari.

Nel comunicato stampa sui propri rendimenti l’azienda ha inoltre comunicato che “Il segmento editoriale sta attraversando un declino nelle vendite ai chioschi e in edicola così come nella pubblicità a causa delle condizioni del mercato dell’industria editoriale in generale cosi come del contesto economico.

David Carr  sul New York Times lo aveva annunciato che il 2013 sarebbe stato un anno particolarmente importante per le aziende mediatiche, un anno in cui riflettere bene sulla strategia da adottare, un anno in cui non è ammesso fare sbagli. E nelle sue previsioni per il 2013 tra i leader che dovranno scalare ripide montagne aveva incluso proprio il Time. In particolare ha puntato il dito contro la CEO del colosso Lang assunta un anno fa per traghettare la “print company” nell’era digitale.  E se inizialmente si nutrivano grandi aspettative per il suo operato, secondo Carr, dodici mesi dopo la luna di miele tra la Lang e l’azienda è finita. La pubblicità per l’editore continua a calare e gli sforzi spesi fin’ora nel campo del mobile e dei video non bastano.

Time Inc., azienda leader negli abbonamenti cartacei, deve ancora trovare il modo di fare profitti dagli utenti del web. Secondo Carr, Lang si sarebbe dimostrata troppo lenta nell’articolare una strategia di business appropriata e costruire un team atto a metterla in pratica  e ora chi l’ha assunta inizia ad essere impaziente. È curioso, critiche molto simili le aveva mosse Wolff sul Guardian a Tina Brown per Newsweek qualche mese fa.

In realtà, responsabilità gestionali e manageriali a parte, secondo quanto riporta il Publishers Information Bureau (PIB) è dal 2005 che i magazine non registrano guadagni pubblicitari per due anni consecutivi. Anzi per il settimo anno consecutivo le pagine pubblicitarie e le inserzioni hanno registrato una diminuzione,  del 8,2%.

Dice bene Carr che guardando al contesto economico, alle nuove abitudini dei lettori che decidono di consumare cosa, dove, quando e a quale prezzo e alle nuove opportunità del digitale è importante che le media companies scelgano al più presto una strategia da adottare, sperando sia quella giusta, perchè il mercato oggi purtroppo non perdona. Restando nell’ambito dei settimanali, Newsweek ha fatto la sua scelta, guardando al futuro e ad una strategia a lungo termine ha deciso di puntare sul web. Una scelta criticata da più parti per il fatto che non si crede Newsweek possa mantenere e replicare i numeri di abbonamenti al cartaceo sul digitale. Ma se Newsweek ha imboccata la sua strada, quale sarà invece la strategia del Time?

Stiamo a vedere che cosa cosa ha in serbo il 2013, il tempo intanto corre e la crisi della carta stampata pure e non garda in faccia nessuno.

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