Perché i giornalisti twittano così tanto?

25 novembre 2013 • Digitale • by

Twitter è il social network preferito da chi fa informazione, secondo il recente studio Oriella Digital Journalism 2013. Infatti, il 59% dei giornalisti che hanno partecipato all’indagine ammette di gestire un proprio profilo Twitter e di averlo usato per condividere i propri articoli. Il tasso di utilizzo di Twitter è particolarmente alto in paesi come il Canada (oltre il 90%), Francia e Stati Uniti (oltre il 75%), Regno Unito, Spagna e Australia (oltre il 70%).

Twitter, assieme a Facebook e Pinterest ha incrementato il traffico del 52% rispetto all’anno scorso, rappresentando il 15,2% complessivo sui social network a settembre 2013. Questo è il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Shareaholic, basato su dati raccolti da 200mila testate online con un pubblico di 250 milioni di visitatori unici mensili. Twitter è cresciuto del 54,1% quest’anno, diventando la fonte preferita per ottenere notizie e aggiornamenti rapidi e in tempo reale su disastri, rivolte, campagne politiche e sociali (come abbiamo scritto su Ejo). Tuttavia, paragonando la tendenza di Twitter a quella di Facebook e Pinterest, la sua crescita risulta costante e stabile, ma non marcatamente in positivo, e non caratterizza (ancora) il social media come uno strumento di comunicazione “di massa”.

Come mai, quindi, Twitter è così popolare tra i giornalisti?
Secondo Ezra Klein, opinionista del Washington Post e titolare di Wonkblog: “Twitter è semplicemente più utile per il nostro tipo di lavoro. Nel bene e nel male, le notizie oggi accadono su Twitter. È anche dove avvengono molti reportage in tempo reale”. Questa opinione è confermata anche dai dati dello studio Oriella Digital Journalism: più della metà dei giornalisti utilizza microblog per raccogliere informazioni da usare nei propri articoli.

I giornalisti usano fonti microblog anche per verificare l’autenticità e l’accuratezza delle notizie: il 42% afferma di affidarsi a microblog fidati, mentre il 37% dichiara di consultare i profili di fonti conosciute e perciò credibili. Le fonti di informazione che sono considerate di maggior valore sono esperti del settore, come analisti e ricercatori. Le fonti considerate più affidabili e degne di fiducia sono esperti tecnici e, ancora una volta, ricercatori. Al contrario, tra le fonti meno affidabili ci sono amministratori delegati, dirigenti, venditori e figure politiche.

Personal branding:
Twitter è anche un mezzo che i giornalisti possono usare per sviluppare e mantenere il proprio personal brand. “Twittando i tuoi articoli – spiega Ezra Klein – puoi assicurarti che saranno letti e discussi e ri-twittati all’interno di una comunità che non include solo i tuoi amici e i tuoi colleghi, ma anche gente che potrebbe assumerti un domani”. L’importanza di Twitter per lo sviluppo della propria carriera professionale e personale emerge anche dall’articolo di Alfred Hermida, nel quale l’autore ha svolto revisione della letteratura scientifica su Twitter e giornalismo.

Hermida sostiene che negli ultimi anni la ricerca nel giornalismo si sia concentrata principalmente sulle dinamiche professionali e, in particolare, sul modo in cui i giornalisti gestiscono le norme editoriali prestabilite nei nuovi contesti sociali online. In questo senso, Twitter più di ogni altro strumento “social” ha creato un’importante svolta, stravolgendo le norme redazionali e gli schemi del giornalismo da manuale, facilitando la “creazione collaborativa di notizie attraverso flussi comunicativi ibridi che raggruppano fatti, opinioni, emozioni ed esperienza, al di fuori dalle norme giornalistiche e contesti consolidati”. La piattaforma si è evoluta in un sistema comunicativo “sempre attivo e modulato dagli eventi, dove le notizie sono condivise, contestate, verificate e segnalate ad altri”.

Successo professionale:
I media digitali come Twitter sono usati come metro per misurare il successo professionale. In Francia, per esempio, secondo lo studio Oriella Digital Journalism, i giornalisti tengono in grande considerazione  dimensioni legate alla misurazione dell’impatto dei media sociali, come il coinvolgimento degli utenti, l’aumento del numero di follower (77%) e il numero di “Mi piace” o di retweet che ottengono (74%). Nel complesso, la metà del campione di giornalisti determina il successo di un artico lo attraverso il numero di visitatori unici, considerata la principale metrica di valutazione. Questa percentuale raggiunge il 68% tra i giornalisti statunitensi e l’86% tra quelli canadesi.

Il successo di Twitter tra i giornalisti è solo un esempio che dimostra come la professione giornalistica sia cambiata. Molti rispettati organi di stampa e gruppi editoriali (come per esempio il Guardian, il Financial Times o Axel Springer) sono passati al modello “digital first”, sottolineando il ruolo dei media digitali come un modo di lavorare sia per raccogliere notizie che per il loro controllo e verifica.

I giornalisti dovrebbero investire tempo e risorse per promuovere il loro lavoro e fare del “personal branding” su Twitter, mentre gli editori e gli organi di stampa dovrebbero sfruttare la crescita di Facebook e Twitter per diffondere gli articoli dei loro giornalisti, in modo tale da aumentare la copertura e attrarre un pubblico di lettori sempre più vasto.

Qui i consigli e le best practice di Twitter per i giornalisti.

Photo credits: Tom Raftery / Flick CC

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