I media albanesi temono l’informazione digitale

21 febbraio 2013 • Digitale • by

Quali sfide devono affrontare i media albanesi ora che i cambiamenti tecnologici fanno tremare nel mondo intero cinque secoli di tradizioni mediatiche? Pongo questa domanda perché negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale in generale le nuove tecnologie si sono imposte in maniera veloce ma graduale così da permettere ai media di adattarvisi, mentre in Albania il cambiamento è arrivato improvvisamente, trovando i media albanesi del tutto impreparati. Un’ ulteriore aggravante è che i media albanesi si debbono confrontare con una grave crisi al contempo economica e finanziaria. Alla perdita di lettori e spettatori di cui soffrono tutti i mezzi di comunicazione tradizionali i media devono fronteggiare un minore interesse da parte degli inserzionisti. Quindi le sfide con cui devono confrontarsi in questo momento sono più di una.

La prima sfida interessa il  cambiamento della cultura giornalistica. Le passate esperienze, l’istruzione e le tradizioni dei giornalisti albanesi non li hanno preparati né a sfruttare le tecnologie moderne dell’informazione né a comunicare correttamente con un pubblico sempre più interattivo. Per esempio nei forum di diversi media, i giornalisti dialogano raramente con la loro audience. Inoltre la scelta di outlets che offrono un’analisi degli eventi e delle informazioni portando al giornalismo  un valore aggiunto , è ancora molto limitata. Mentre da una parte si osserva  un’abbondanza di fonti che offrono informazioni, dall’altra non ci si aspetta che i giornalisti aggiungano nulla di personale. Invece ora più che mai sarebbe necessario fornire delle interpretazioni di come e perché accadono certe cose. Nell’era del giornalismo interattivo tali commenti sarebbero particolarmente importanti, ma vengono a mancare perché i giornalisti sono generalisti di natura e non riescono a servire da esperti. Volendo, ma non lo facciamo, si dovrebbe discutere di altri aspetti come il passaggio alla cultura del giornalismo online,  che si avvale di formati di lettura digitale sempre più ridotti, tra cui il contenuto di scrittura per il web, che viene sfruttato dalle tecnologie di nuova generazione come il cosiddetto “quarto schermo” o lo schermo degli ultimi smart phones.

La seconda importante sfida che l’Albania deve fronteggiare è il suo tipico profilo generalista, ormai superato e fuori moda. Ai giorni nostri l’informazione è sempre di più hyper-local, l’audience cerca informazioni su contesti locali ristretti ma esige al contempo una copertura che sia aggiornata, utile, che insomma offra valore aggiunto. I media albanesi al contrario sono ancora dominati da una tendenza generalista che mina il paesaggio mediatico del Paese. I sostenitori di questo modello generalista sostengono che questo approccio serve a catturare un pubblico maggiore, ma in realtà, diversi lettori perdono interesse nei media che non dichiarano una chiara identità sociale.

Il paesaggio mediatico albanese odierno soffre della mancanza di mezzi di informazione originali e di nicchia. I media regionali si limitano a replicare le news o a ritrasmettere i servizi televisivi dei canali nazionali, di fatto non assolvono al loro scopo, ovvero di offrire un servizio indipendente e  utile alle loro comunità.  La relazione simbiotica tra i media e la politica, che impera tutt’ora in Albania, non permette una regionalizzazione democratica dell’informazione, una copertura delle notizie locali o una maggior vicinanza al pubblico. I media oggigiorno ignorano il pubblico sia come audience, sia come fonte potenziale di informazione, privandosi anche dell’opportunità che offre il “citizen journalism” come fornitore di contenuti. Tutto ciò risulta evidente dall’attuale agenda dei media albanesi. La stampa è dominata da news politiche o politicizzate, editoriali, e prime pagine. I programmi televisivi nella fascia di massimo ascolto sono dominati da temi politici sempre uguali, che vengono reiterati attraverso dibattiti e shows televisivi di opinionisti poveri culturalmente ma abbondantemente politicizzati.

La terza sfida importante  è quella di riformare la cultura del management,  inclusi temi che spaziano dalle possibili forme di proprietà all’amministrazione delle newsroom. È un errore limitarsi alla definizione di “ media pubblici” per le sole radio e televisioni pubbliche. Naturalmente queste devono conformarsi al modello di emittenti pubbliche e come tali devono essere al servizio del pubblico e non dello stato o del governo in carica. Ma il concetto di media di servizio pubblico  è molto più ampio.

Essi comprendono le agenzie di comunicazione delle istituzioni pubbliche, come per esempio il parlamento, l’ufficio del primo ministro, la presidenza della repubblica, i ministeri, le università e altro. I media di servizio pubblico di proprietà di comunità locali sono insufficienti ma se ne sente un forte bisogno.  Altri mezzi di informazione potrebbero operare anche grazie a fondi pubblici o a fondazioni no-profit.

Inoltre è ora di mettere fine alla forte resistenza da parte di alcuni media di staccarsi dal loro formato convenzionale, che vede le pagine web come la semplice versione digitale del giornale su carta o di intende la TV online come la trasmissione sul web degli stessi contributi passati sul canale televisivo.  Questo concetto, oltre che essere sbagliato, è dannoso. Coloro che si ostinano a rappresentarlo non capiscono che l’audience del web si aspetta un tipo differente di copertura delle notizie, di reportage e di trasmissioni. Le notizie online devo essere flessibili, veloci e facili da aggiornare. Devono essere non lineari, permettere l’interazione e avere una combinazione di offerte multimediali diversificate, che uniscano contemporaneamente i testi con le immagini e i suoni.

Invece di sviluppare correttamente il giornalismo online, uno degli obbiettivi prioritari nell’ambito dell’attuale rivoluzione dei mass media, i media albanesi scelgono la via più facile, ovvero pubblicano online versioni abbreviate  degli articoli originali pubblicati sui giornali.

Questa pratica non porta nessuna novità e non riconosce un aspetto essenziale. Il pubblico che si informa sulla rete non è lo stesso dei media tradizionali. Un articolo intrigante per il lettore di giornali non è necessariamente altrettanto interessante per il pubblico della rete. Se il giornale si limita a pubblicare sul suo sito web solo una versione più corta dello stesso articolo su carta non stimola la curiosità del lettore e non porta ad un aumento delle vendite correnti del giornale stampato. Anzi, al contrario, il lettore sarà incline ad abbandonare sia il giornale sia il sito web dello stesso e cercherà di ottenere le informazioni richieste attraverso altri mezzi di informazione che offrono gratuitamente versioni complete degli articoli.

Per questo motivo la vera chiave di svolta è l’idea di creare all’interno dei giornali  una newsroom che sia specializzata nella produzione di contenuti per l’edizione online, punti  sulla convergenza tra i media e  sfrutti le sinergie tra le  differenti piattaforme. A questo scopo è necessario un approccio strategico e specifico da parte dei manager dei media e degli accademici del settore.

 La quarta sfida si riferisce al modello economico e di management che i media albanesi devono adottare nell’era delle notizie sul web. I media non possono più permettersi di fare mera informazione. I contenuti giornalistici non possono solo adattarsi al loro genere particolare. I media al giorno d’oggi devono offrire svago ed essere istruttivi. Ma tutto ciò forse non è ancora sufficiente. Ci è stato insegnato che i media sono al servizio dello spazio pubblicitario. Ma attualmente il mercato inserzionistico  si sta riducendo. Per questo motivo, i media in generale, ma particolarmente i media esclusivamente online, sono obbligati ad assumersi altri compiti. Infatti nel panorama mediatico mondiale la combinazione tra informazione e fornitura di servizi è uno dei trend più importanti. Oltre alla copertura delle notizie oggi le testate online vendono biglietti per le corse di cavalli, viaggi aerei, prenotazione di camere in albergo, entrate ai musei ed altro ancora. In tutti questi casi siamo testimoni dell’integrazione tra industria dell’informazione e industria dei servizi su larga scala.

Traduzione dall’inglese a cura di Alessandra Filippi. L’articolo originale in lingua albanese lo trovate qui sul sito albanese dell’EJO.

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