I tablet non bastano,
ci vuole una migliore esperienza di lettura

24 gennaio 2012 • Digitale, Editoria • by

Esiste una contraddizione nel mercato dell’editoria italiano associato ai prodotti digitali. Con l’introduzione della nuova ondata tecnologica di dispositivi mobili, leggi smartphone e tablet, gli editori si sono convinti che essa possa determinare una potenziale risposta alla crisi dei prodotti cartacei così come alla precaria sostenibilità della logica del tutto gratuito associata al web.

Nessun foglio generalista, ma nemmeno i quotidiani economici-finanziari, in primis il Sole 24 Ore, hanno mai preso in considerazione l’idea di mettere in atto una politica di pagamento per l’accesso all’informazione online. Può essere che vi sia alla base un ragionamento di tipo filosofico, approccio che ha per esempio da sempre contraddistinto il modello dell’inglese Guardian, paladino dell’informazione libera. Ma appare più realistico pensare che l’ipotesi del paywall venga scartata per ragioni prettamente economiche: il pagamento assicurerebbe un numero di lettori percentualmente troppo limitato rispetto alle potenzialità dell’audience del web diminuendo in modo significativo la capacità di attrazione di investimenti pubblicitari. Eppure, più di qualche giornale, un esempio per tutti il New York Times, ha rotto questo incantesimo introducendo un sistema che presenta una flessibilità tale da garantire una percentuale di pubblico a pagamento senza incidere negativamente sui flussi di traffico complessivi.

Per i giornali italiani vale l’equazione meno lettori meno pubblicità, nessuna ipotesi alternativa è stata mai avanzata. Un atteggiamento che alimenta delle dinamiche perverse. Se da una parte su tablet, piattaforme Apple o Android, gli editori replicano il modello di business associato alla carta, imponendo un’informazione a pagamento, su web si lascia libertà di accesso, legando la profittabilità alla sola  pubblicità. Un sistema incoerente che mette a rischio lo sviluppo di una migrazione dei lettori dalla carta stampata al digitale. Si è convinti che questi ultimi si sposteranno nel corso degli anni dalla carta al tablet, privilegiando questo canale di comunicazione al semplice web.

Ma è davvero così? Mantenendo questo tipo di impostazione non si corre il rischio di deprimere le potenzialità del digitale in virtù della presenza di un’informazione libera su internet? Se gran parte delle notizie sono accessibili sul sito per quale motivo spendere soldi per leggere il quotidiano su tablet? Si obietterà che quanto offerto su quest’ultima piattaforma è diverso da quanto offerto online, che la ricchezza di contenuti proposta è maggiore. Tuttavia quanto oggi viene reso disponibile online è sufficiente a soddisfare la domanda di un lettore medio. Il che vuol dire che il  futuribile pubblico del tablet sarà, nella migliore delle ipotesi, e in una prospettiva di lungo periodo, equivalente a quello cartaceo. Potrebbe essere un risultato più che soddisfacente. Ma, ripeto, la variabile free del web, rende questo scenario assai improbabile. Più verosimile è attendersi che la rivista digitale diventi un prodotto per una percentuale limitata di utenti. A meno che non si svaluti l’informazione primaria del giornale online. Ma questo in parte sta già avvenendo. Poiché la sostenibilità economica è esclusivamente dipendente dalla pubblicità la lettura dell’informazione diventa sempre più ostaggio di quest’ultima. Con conseguenze disastrose in termini di fruibilità del prodotto.

Gran parte dei quotidiani online non offrono un’esperienza utente soddisfacente. La lettura diventa sempre più uno slalom per evitare di essere disturbati dalla comparsa di inserti pubblicitari che obbligano l’utente a chiudere di continuo pop-up che rimbalzano sullo schermo.

Esiste una percentuale di lettori che vorrebbe avere l’opportunità di poter leggere un articolo in tutta tranquillità. Gli editori sosterranno che chi lo desidera lo può fare orientandosi al prodotto digitale. Ma non sarebbe invece più corretto, in virtù del fatto che ciascun canale di distribuzione ha tempi e modi diversi di distribuzione, rendere possibile, a coloro che sono disposti a sostenere un pagamento su tablet o smartphone, una sottoscrizione che preveda un accesso a un servizio web più qualificato in grado di offrire una esperienza di lettura migliore di quella  attualmente proposta oggi in modo indifferenziato a qualsiasi utente?

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  • Antonio Rossano

    Con il suo paywall a “soglia” il NYT offre un prodotto di alta qualitä per tutti (c’è un prodotto migliore free o a pagamento??), consentendo un accesso di base free, una sorta di “aperitivo”. Dopo i 20 accessi scatta la subscription. Per gli utenti mobile, l’accesso ai “rich contents” del NYT su web é inclusa nell’abbonamento. Come ricordava Shirky sul suo blog il 4 gennaio u.s., per l’utente “web” medio 20 accessi mensili sono la soglia di riferimento alta, raramente valicata. E chi legge, e da valore alla sua lettura (e ne ha la possibilità… i “core” users di Shirky) usando dispositivi mobile ha davvero l’accesso illimitato ad un prodotto web qualitativamente elevatissimo…

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