Il 43% dei giovani trova le notizie sui social media

11 marzo 2013 • Digitale • by

Non è un segreto che Twitter stia trasformando il modo in cui il giornalismo è prodotto e ricevuto, nel bene e nel male.

Una giornalista in Austria, Nadja Hahn, ha dato uno sguardo approfondito alla questione del perché i social media siano rilevanti nel giornalismo. In collaborazione con POLIS, la London School di Economia e Scienze Politiche, Eurovision ha pubblicato un white paper,  costituito da numerose interviste sul tema ad opinion leader e dal sondaggio da lei realizzato riassumendone le evidenze  nel report conclusivo dal titolo “What Good is Twitter? The Value of Social Media to Public Service Journalism”  (A che cosa serve Twitter? Il valore dei social media per il giornalismo di servizio pubblico).

Per mostrare come i social media possono aiutare l’attività di emittenti di servizio pubblico e  aggiungere valore ai loro rapporti, Hahn ha effettuato un’indagine attraverso l’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), chiedendo come le testate giornalistiche di servizio pubblico e le emittenti radiofoniche statali dei diversi Paesi europei attualmente utilizzano i social media e come questo incide sulla concorrenza, sulla competizione tra media.

I risultati del sondaggio, del quale però non vengono rese note né metodologia né dimensione del campione, contengono comunque elementi di riflessione ed indicazioni interessanti.

Le principali conclusioni emergenti sono state:

Twitter Good SM Strategy· Sempre più spesso, la gente non cerca attivamente di ottenere informazione, notizie, ma le trovano invece sui social media. Da un certo punto di vista è l’informazione a trovare le persone e non viceversa. Per l’esattezza il 43% dei giovani di età compresa tra 16-24, trovano le notizie di loro interesse sui social media piuttosto che attraverso i motori di ricerca.

· La fiducia è fondamentale. Quasi il 60% degli intervistati ha dichiarato che sono più propensi a cliccare su un link notizia che viene da qualcuno che conoscono rispetto ad un link da altrove.

· Twitter domina novità rispetto a Facebook. Svolge un ruolo più importante nelle breaking news e nella raccolta di notizie rispetto al social network più popoloso al mondo che è invece incentrato molto di più sulla discussione. Attraverso la piattaforma di microblogging da 140 caratteri si ottengono notizie, informazioni, su Facebook le si discute

· Facebook è più importante per la condivisione. La maggior parte dei collegamenti sono condivisi via Facebook (55%), seguito da e-mail (33%) e Twitter (23%).

· La maggior parte degli intervistati – il 65% – concordano sul fatto che i social media forniscono un valore al pubblico. Il 95% dichiara di essere d’accordo che i social media sono un valore aggiunto ai frequentatori

· Molte testate giornalistiche di servizio pubblico europee sono ancora alle prese con i social media. Il 46% degli intervistati dichiara di non avere una strategia di social media. La metà degli intervistati, dei responsabili delle testate ha dichiarato che solo una minoranza dei loro giornalisti utilizzano i social media su base giornaliera, solo il 12% degli intervistati ha dichiarato che la maggior parte dei loro giornalisti lo usano.

In definitiva, conclude Hahn,  i social media non sono una rivoluzione del giornalismo di servizio pubblico, piuttosto una evoluzione, che serve come uno strumento, come il telefono cellulare.

Le nuove tecnologie e Internet stanno chiaramente cambiando il giornalismo, sostiene la giornalista austriaca, ma i social network hanno ancora bisogno di valori tradizionali giornalistiche, come il controllo dei fatti, la precisione, l’obiettività e comunicare ciò che è rilevante e interessante.

Conclusioni sulle quali non si può che essere d’accordo a patto che giornalisti e fonti d’informazione non si facciano invece trascinare nella corsa a primeggiare sulla tempistica della notizia mettendo a repentaglio, appunto, l’attendibilità, come ahimè sempre più spesso avviene.

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