Il blog che osserva il declino dei quotidiani

20 giugno 2008 • Digitale • by

Schweizer Journalist, 6+7, 2008

Tra le decine, anzi probabilmente le centinaia di blog che negli Stati Uniti si preoccupano di osservare i trend dei media e del giornalismo, ve n’è uno del tutto particolare che mostra un atteggiamento simile a quello di certi critici americani con una propensione per la necrofilia. Si chiama Newspaper Death Watch e accompagna e osserva il declino in atto dei quotidiani.

L’aspetto comico e in certa misura confortante è che i contributi in materia davvero degni di nota spesso rimangono nell’ambito dell’antiquata stampa tradizionale, senza nemmeno comparire sul web.

E il sociologo Eric Klinenberg, è convinto di poter rintracciare la fine del quotidiano, pontificando sulle pagine di Platboy, attorniato da bellezze allegre e a seno scoperto  come Carla Bruni e Juliette Frettè, una femminista che per “convinzione” si spoglia per la rivista maschile.

L’esperto di media della New York University rende noto che al declino della carta stampata corrisponderebbe  l’incantesimo di un nuovo inizio. Così come il Wall Street avrebbe minato il corso azionario delle redazioni giornalistiche statunitensi, ora gli investitori avrebbero chiaramente fiutato l’affare della loro vita, a iniziare da Rupert Murdoch , passando per Sam Zell, che controlla il Chicago Tribune e il Los Angeles Times , fino ai fondi di copertura che frattanto essi hanno acquisito nel collegio sindacale del New York Times.

Secondo Klinenberg in realtà i giornali non se la passano poi così male come i critici dei media americani vogliono far credere. Secondo lui il pericolo principale deriva dagli investitori, che hanno dilaniato le loro stesse redazioni in maniera cannibalesca. Inoltre per le redazioni staccarsi dai propri monopoli regionali del mercato dei lettori e degli annunci per entrare in competizione e accontentarsi di rendite sul fatturato tra il 9 % fino al 10% , invece di un buon 25% costituirebbe in effetti un doloroso processo di conversione. Rispetto ad altri settori ciò sarebbe ancora un incredibile affare.

Meno ottimistiche ma più sensibili risulta l’analisi proposta sul New Yorker da Eric Alteman.

Il quotidiano  non è certamente “morto”, ma Alterman vede svanire la sua funzione  illuminista. In una cultura basata su internet , senza “l’esercito di reporter e fotografi” forniti dai quotidiani tradizionali non si avrebbero attività di ricerca in grado di permettere un controllo sui poteri forti e la difesa delle persone contro contro la tortura, l’oppressione e le ingiustizie.

Nessun sito internet sembrerebbe, seppur solamente come modalità di approccio, investire tanto nella fornitura di notizie e nella ricerca, quanto i migliori quotidiani.

Nonostante la recente ondata di licenziamenti nella redazione del New York Times , sarebbero comunque impiegate ancora 1200 persone, un numero circa cinquanta volte superiore rispetto a quello delle persone attive nell’Huffington Post, attualmente il “quotidiano” multimediale di maggior successo.

Manovre per salvare  il giornalismo d’inchiesta

Il British Journal Review e il Nieman Reports si oppongono già con una certa ostinazione alla tendenza a decimare le redazioni anche nella loro funzionalità.

In una discussione incentrata sulla“ Fine dei tempi dell’inchiesta , David Leigh , responsabile  della cronaca d’inchiesta per il Guardian si confronta con  il reporter e scrittore Nick Davies della rivista specializzata britannica, British Journal Review. Davies nel suo libro “Flat Earth News” che ha suscitato molto interesse, aveva rimproverato i media perché si dedicavano alla produzione in massa dell’ignoranza. Leigh ammette che “le acque del giornalismo investigativo” sarebbero  “fortemente inquinate”. Ciononostante “in mezzo all’ondata di cani morti, profilattici usati e rifiuti tossici”, egli è ancora certo di trovare “dei pesci commestibili”.

Faremmo meglio a non approfondire oltre questa metafora. Dedichiamoci piuttosto  ai Nieman Reports, che con un pragmatismo tutto americano dimostrano quanto siano ancora vivaci certi “watchdog” creduti morti – nonostante i i tentativi del governo Bush di metterli al guinzaglio e farli tacere.

Caporedattori e reporter esperti si avvalgono di una quantità di esempi per dimostrare cosa è ancora possibile fare in periodi di budget strozzati e  aspettative ridotte all’osso. Uno è il data mining ovvero l’accedere di nascosto alle banche dati nell’ambito di ricerche giornalistiche che richiedono meno dispendio di tempo grazie all’aiuto di internet. Un altro è il crowdsourcing – una forma intelligente di outsourcing,  in cui grazie alle redazioni online i lettori contribuiscono alla ricerca.

Fonti:

Eric Klinenberg: The End of Newspapers, in: Playboy (US-Ausgabe), Juni 2008

Eric Alterman: Out of Print, in: The New Yorker v. 31.3.2008 http://www.newyorker.com/reporting/2008/03/31/080331fa_fact_alterman

British Journalism Review (Vol.19, March 2008), punto chiave: “The End of the Investigative Era” con contributi di David Leigh, Ivan Gabor and Roy Greenslade,

Nieman Reports (Vol. 62/Spring 2008), 21st Century Muckrakers. Who are They? How do they do their Work? http://www.nieman.harvard.edu/reports/08-1NRspring/index.html

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