Il curatore dell’informazione

31 ottobre 2011 • Digitale • by

Vittorio Pasteris intervista Robin Good

Secondo Luigi Canali De Rossi, in arte Robin Good, sarà sempre di più il ruolo del giornalismo online. In una video intervista ci spiega perchè  e come vede il futuro dell’informazione digitale.

Qualche anno fa era capitato a molti uno strano fenomeno. Cercavano in rete informazioni sulla multimedialità e sulla comunicazione nel web e venivano puntualmente dirottati verso un sito in più lingue dal titolo decisamente a tema: www.masternewmedia.org realizzato da Robin Good che, a giudicare dal nome, sembrava un probabile esperto di multimedialità anglosassone. In realtà Robin vive a Roma e risponde al nome di Luigi Canali De Rossi.

Robin Good ha praticamente reinventato la figura dell’editore online, che partendo dalle proprie competenze professionali e dai propri interessi ha saputo trasformare l’editoria digitale in un business economicamente sostenibile scrivendo e condividendo contenuti online. La sua storia professionale è stata quanto mai variegata: videomaker, presentatore radiofonico, DJ, produttore televisivo, consulente per le principali organizzazioni internazionali. Da tutte queste esperienze Robin ha saputo portarsi dietro il meglio per cambiare il modo di pensare strategicamente e realizzare operativamente l’informazione in Rete. Newsradar, Newsmastering, sono concetti e neologismi che ha reso famosi.

Ecco uno dei suoi tanti video in rete, in particolare uno dei suoi interventi al Festival del giornalismo di Perugia.

Robin è diventato un vero guru del settore, tanto che dal 2009, ha avviato un progetto di università online, la Robin Good University, dedicata a coloro che vogliono imparare sul campo il “Robingood pensiero”.

Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per parlare dell’evoluzione dell’informazione. Qui di seguito l’intervista e  il video in versione integrale.


 

Che cosa pensi dei siti online dei maggiori quotidiani italiani?

“Ci sono diverse cose che mi piacciono, sul lato editoriale c’è ancora molto margine di miglioramento. Usano un vestito innovativo per un modo di fare informazione con nessun uso dei link, poca trasparenza, poche citazioni. Mi piace l’iniziativa di Repubblica con le inchieste monografiche da poco partite.”

E dei giornali ‘nativi digitali italiani’?

“Ne sento parlare molto bene, ma li seguo poco. Le mie notizie non vengono da una testata, ma dai miei fidati informatori online, dai siti o dai canali rss che fanno per me il lavoro di analisi per guidarmi sul Guardian piuttosto che sul Post.”

Che ne pensi dell’informazione italiana rispetto a quella che si fa all’estero ?

“E’ una domanda difficile perche leggo poca informazione italiana. Superficialmente mi sembra che l’informazione di casa nostra abbia spesso una dimensione di gossip o polemica che non va da nessuna parte.”

Ci sono due modelli economici estremi per l’informazione digitale: quello free e quello a pagamento. Qual è la soluzione giusta ?

“Un passaggio graduale dai conteuti gratuiti a contenuti più curati a pagamento sta dando risultati come nel caso del New York Times. A giudicare dalle esperienze anglosassoni un passaggio osmotico può essere il futuro. Utile è anche curare una nuova maniera di offrire il contenuto ai lettori come nel caso dell’uso dei device mobili come smartphone e tablet.”

Sui tablet stanno funzionando prodotti come Flipboard che però aggregano contenuti di altri creando problemi sui diritti d’autore …

“Se non ci fossero problemi legali sarebbe la soluzione migliore. La qualità può uscire ponendosi da aggregatore, da curatore dell’informazione. Occorre “cambiare scarpe”. Se non sei il New York Times bisognerà scegliersi la tribù, non più il target a cui rivolgersi. Con internet e i social media devo capire a cosa sei interessato non quanti anni hai o quanto guadagni.”

Supponiamo fossi nominato direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani: che cosa faresti direttor Robin?

“Cercherei di specializzare le testate su una serie di argomenti, evitando il generalismo, sviluppando gli asset della mia azienda. Inizierei a lavorare con tutti i contenuti che ci solo “là fuori” senza accentrare sulla redazione la produzione degli stessi. Un nucleo redazionale piccolo e partneship con i lettori e con tutta l’informazione presente.”

 

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