Il mercato emergente dell’informazione online italiana

21 settembre 2010 • Digitale • by

Nuove iniziative editoriali, ricerca di nuovi modelli di business. Inzia una possible diversificazione del panorma dell’informazione tradizionale

Editoria online in fermento. A ottobre è atteso Lettera43 di Paolo Madron, ex direttore di Panorama Economy ed ex inviato del Sole 24 Ore. Il titolo, come scritto da Attilio Geroni sul Sole “combina un omaggio al vecchio giornalismo della macchina per scrivere all’oscura profezia di Philip Meyer (The vanishing newspaper) secondo il quale l’ultimo giornale cartaceo verrà stampato nel 2043. Sarà un giornale generalista. Modello di riferimento, il Daily Beast di Tina Brown, mix tra contenuti originali, commenti e aggregazione di notizie…”. Una ventina di giornalisti, accesso libero, obiettivo di ricavi attraverso la sola raccolta pubblicitaria, 3 milioni di euro l’investimento iniziale. Lettera43 sarà, secondo le indiscrezioni che circolano in rete, un portale generalista.

Un nuovo prodotto editoriale ispirato al francese Rue89 potrebbe essere lanciato da Lucia Annunziata. La stessa Rcs si sta muovendo per replicare in Italia l’esperienza di Slate.fr. “Per tutti – osserva Vittorio Zambardino – si apre il problema della possibilità di riuscire a trovare un pubblico quantitativo che faccia anche massa critica per la pubblicità. Qual è il modello sostenibile per queste nuove iniziative, si chiede Zambardino. Riusciranno a strappare pezzi di mercato pubblicitario agli altri concorrenti nella misura necessaria a sopravvivere?”

L’analisi realizzata da Massimo Russo basata sulla recente esperienza de Il Post di Luca Sofri non è incoraggiante. In base ai conti fatti da Russo il fatturato sarebbe di circa 14 mila euro al mese. Ricavo ipotetico 168 mila euro all’anno, cifra che non si dovrebbe più di tanto discostare dalla realtà considerato che il sito che raccoglie una media di 15 mila utenti e 44 mila pagine al giorno.

Affariitaliani, quotidiano online dal 1996, scrive “accogliamo con favore la nascita di nuove testate d’informazione online … per noi è importante poterci confrontare anche con concorrenti diretti e non più soltanto con le versioni online delle testate cartacee…….Il settore non può che trarre beneficio dalla pluralità di voci, di punti di vista e dagli stimoli alla qualità che derivano dalla concorrenza. Con la sua crescita, tutto il comparto assumerà maggior peso nel sistema dell’editoria e della stessa Fieg”.

Tra le testate online di nascita recente nel panoroma italiano si può anche ricordare Blitz, quotidiano fondato nel marzo 2009 da Marco Benedetto, ex Amministratore delegato del Gruppo Editoriale L’Espresso. In concomitanza con il lancio di Blitz, Benedetto così si esprimeva nel corso dell’intervista rilasciata ad Affariitaliani:

“I giornali non moriranno e il bisogno d’informazione ci sarà sempre. A non esserci più sono i soldi. O meglio, non ci sono più tutti quelli che servono per fare un giornale di carta.

Io vengo dall’informazione scritta, quello che conta è la notizia. Ero partito dall’idea di un quotidiano online, ma siccome lo finanzio coi miei soldi ho capito che non ce la facevo. Allora ho deciso di fare l’aggregatore di news…. Non vado contro i giornali, ma nel mio piccolo aiuto a diffondere quello che pubblicano.Quanti soldi ci mette? Per cominciare 100mila euro all’anno bastano e avanzano. Metà vanno ai ragazzi che lavorano con me: prendo studenti, disoccupati, precari. Ma sulla parte tecnica credo di aver scelto tra i più bravi”

I miei siti di riferimento? Drudge Report, un misto di cattiveria e veleno. The DailyBeast di Tina Brown, che è una brava giornalista. E HuffingtonPost, esempio da seguire perché è partito con quattro lire per poi diventare il più importante blog americano”.

Da quanto emerge riuscire nell’impresa di fondare una nuova testa online sostenibile, che riesca trovare un equilibrio tra dimensione di redazione e dimensione e qualità dei contenuti e, al tempo stesso, ricavi adeguati, non è certo semplice. La formula deve necessariamente passare attraverso la logica dell’aggregazione delle notizie stile Huffington Post? Sembrerebbe di sì. Ma questo non è di per sé negativo. Può essere l’apertura a uno stile giornalistico che può mettere in discussione il modello dei grandi giornali, diventarne complementare.

E i giornalisti? A parte avere qualche firma autorevole che magari alimenta la batteria dei blog, la condizione remunerativa è di gran lunga al di sotto di quella offerta dalla carta stampata. “Prendo studenti, disoccupati, precari- dice Benedetto di Blitz – ma sulla parte tecnica credo di aver scelto tra i più bravi”. Nell’online, quest’ultima funzione sembra avere un ruolo ancor più importante del giornalista.

Si deve però capire se un sito che riesca a gestire una mediazione tra contenuti originali e contenuti importati dalla rete sia solo una cosneguenza dettata da ragioni economiche e dall’impossibilità di creare contenuti originali in una quantità sufficiente a costi sostenibili, oppure sia una formula che può assicurare una formula di informazione di qualità. Troppo spesso si parlia di aggregazione di notizie solo in senso negativo, quando invece la capacità di realizzare un sito all’Huffington è tutt’altro che semplice. Insomma, lo stile giornalistico e il modello di business online, pur dovendo affrontare problemi di sostenibilità economica, può essere di qualità pur accettando una formula del tutto diversa da quella ereditata dalla carta stampata.

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