Il New York Times verso un sistema a pagamento?

18 gennaio 2010 • Digitale, Editoria • by

Osservatorio europeo di giornalismo

2259318046_41fd9b73bbIl quotidiano si allinea alle politiche di Murdoch? Se il NYT adottasse un sistema a pagamento, seppure parziale, questo metodo potrebbe diventare un modello di riferimento per molti grandi giornali

Sulla stampa americana si rincorrono voci di un imminente decisione del New York Times in merito all’introduzione di un accesso a pagamento per i contenuti online. Si dovrà pagare per leggere le notizie del popolare giornale? Più che di introduzione si dovrebbe parlare di re-introduzione di un modello a pagamento poiché in passato esisteva già un sistema, Time Select, che impediva l’accesso gratuito a parte dei contenuti, sistema che fu dismesso nel corso del 2007. Time Select venne allora considerato controproducente in quanto bloccava un numero potenziale di visitatori che avrebbe potuto contribuire a valorizzare al meglio il sito in una logica internet: più visitatori, più pubblicità, più profitto. Così non è stato, sebbene il numero di vistatori sia costantemente in crescita, i ricavi pubblicitari languono. Con un totale di circa 16 milioni di visitatori al mese, il nytimes.com garantisce solo circa il 12% dei profitti complessivi del giornale e, al di là del pesante clima recessivo che ha compromesso duramente i ricavi, gli editori mostrano sempre più scetticismo sulla capacità di sostenere economicamente le attività online senza un sistema di compensazione complementare all’investimento pubblicitario.

La cancellazione di Time Select è stata molto controversa e mai pienamente condivisa. Dal 2007 la posizione del NYT riguardo al pagamento è stata altalenante. Tra il 2008 e il 2009, gli anni più difficili vissuti dall’editoria americana, l’editore Arthur Sulzberger Jr. ha più volte affermato che, in assenza di un viatico pubblicitario sufficiente, il giornale avrebbe valutato tutte le ipotesi per recuperare profittabilità, tra queste anche l’introduzione o re-introduzione di un sistema a pagamento.

Ma il NYT non introdurrà un sistema a pagamento generalizzato. Il metodo più accreditato e sponsorizzato dal management della proprietà seguirebbe il modello adottato dal Financial Times, vale a dire obbligo di sottoscrizione se viene superata la lettura di un certo numero di notizie. In questo modo verrebbe preservato l’alto numero di accessi provenienti dai motori di ricerca, mentre il sistema a pagamento coinvolgerebbe soprattutto i cosiddetti heavy user, ovvero quei lettori che consultano abitualmente il nytimes.com.

Le prime reazioni dei lettori sono molto controverse. Da una parte coloro che si chiedono, “ma se Time Select è stato abbandonato per quale motivo reintrodurlo? Quali sarebbero oggi le ragioni perché un meccanismo di questo genere possa avere successo? E ancora, “L’introduzione di un balzello di accesso si rifletterà inevitabilmente in una perdita di lettori e in una conseguente perdita di influenza e autorevolezza del Times”. Dall’altra non mancano le persone che condividono e sostengono questa nuova impostazione, se i contenuti hanno valore perché non pagare?

La questione, ovviamente, è molto complessa. Se il NYT adottasse un sistema a pagamento, seppure parziale, questo metodo diventerebbe un modello di riferimento per molti, e si ritroverebbe ad essere un alleato di Rupert Murdoch, finora il più accesso sostenitore di un simile cambiamento. E’ corretto che un giornale ragioni in una logica diversa da quella normalmente adottata in un contesto di mercato governato da Internet? Da un punto di vista strettamente economico l’idea di mettere a punto un sistema in grado di attrarre un sempre più ampio numero di lettori non rappresenta un meccansimo un po’ perverso? Un giornale online non è l’equivalente di un social network, Facebook, MySpace o altro. Se per questi ultimi è essenziale continuare a incrementare il numero di utenti, sempre e comunque in un’ottica di servizio gratuito, possono i giornali avere una identica impostazione? Avere raddoppiato il proprio numero di visitatori quali benefici ha prodotto per il NYT? O quali benefici può produrre per un qualsiasi giornale che abbia già raggiunto un audience di tutto rispetto? Passare da10 o 20 milioni di visitatori non significa raddoppiare il fatturato online e obbliga in qualche modo a diversificare i contenuti per accontentare un pubblico sempre più eterogeneo, ma non sempre questo significa accrescere il valore e la qualità del servizio generato.

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