Il paywall extraterritoriale dell’Independent

11 ottobre 2011 • Digitale, Editoria • by

News a pagamento. L’inglese The Independent diversifica la propria strategia e mette in atto un sistema a pagamento per l’accesso alle notizie per i lettori non UK. Un’operazione che testimonia dell’estrema varietà di modelli di business attraverso i quali le imprese stanno cercando di rendere fattibile la sostenibilità della nuova economia digitale. Una conseguenza coerente con le opportunità che i quotidiani di lingua inglese intravedono nello scenario globale. Una porzione crescente di lettori della versione online del quotidiano britannico, la cui proprietà è stata rilevata lo scorso anno dal miliardario russo Lebedev, è infatti rappresentata da cittadini residenti al di fuori della Gran Bretagna, una tendenza peraltro ampiamente consolidata presso il Guardian, e viene considerata una condizione da cui poter trarre un vantaggio economico.

Così come avviene per altri giornali che hanno sposato la politica del paywall, l’Independent renderà obbligatorio il pagamento per quegli utenti che leggono più di 20 articoli al mese. Il costo per avere pieno accesso ai contenuti sarà di 6,99 dollari, una cifra molto contenuta, ma che serve a razionalizzare la politica economica del giornale. Secondo quanto riportato dal Guardian il sito del quotidiano vanta una media di 16 milioni di visitatori al mese. Di questi una cifra compresa tra il 40 e il 50 percento è ascrivibile a lettori extraterritoriali. Ciò significa essere in una condizione favorevole per sperimentare una formula di pagamento senza necessariamente compromettere il traffico complessivo sinora generato.

In base alle analisi condotte dal management del gruppo, il numero di persone extraterritoriali che leggono più di 20 articoli per mese è nell’ordine di qualche centinaio di migliaia di utenti mentre la quasi totalità è rappresentata da un pubblico a bassa frequenza di consumo. L’operazione manterrebbe così pressoché inalterato il volume di traffico mensile, ma introdurrebbe una regola importante, vale a dire l’obbligo di sottoscrivere un abbonamento, anche se a costo contenuto, per coloro considerati heavy user. La domanda che sorge spontanea è per quale motivo l’Independent non abbia deciso di allargare il paywall al pubblico locale. La risposta è molto semplice: il danno causato sarebbe rilevante e deprimerebbe il valore di competitività.

La decisione del quotidiano britannico è una chiara testimonianza di quanta attenzione gli editori debbano oggi riporre nell’analizzare i flussi di traffico e i dati complessivi riferibili ai propri lettori: comprendere come e quanto può essere valorizzato e monetizzato il proprio audience senza deprimere il business complessivo, valutare le formule più adatte che possano attribuire profili di accesso diversi per differenti fasce di utenza.

L’iniziativa è parte di una riorganizzazione generale. Da una parte razionalizzare la produzione cartacea, riducendo drasticamente il numero di copie gratuite che viene garantito ad alberghi e compagnie aeree, circa 80 mila copie, vale a dire oltre il 40% dell’ammontare complessivo della diffusione, valutata oggi intorno alle 180 mila copie; dall’altra potenziare le componenti online e digitale mettendo a frutto politiche che vadano a monetizzare tutto il monetizzabile.

Nell’avviare una strategia editoriale sono impliciti una serie di rischi, tra questi la possibile perdita di lettori. Eppure, l’applicabilità di certi modelli, vedi appunto il paywall extraterritoriale, se considerata e implementata valutando attentamente i segmenti di utenza, può creare delle opportunità ed essere attuata attraverso modalità di intervento a basso rischio economico.

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