Il Valore dei Media Online

25 febbraio 2013 • Digitale • by

Gli statunitensi ricavano maggior valore dai media online, al netto dei costi associati, che dai media tradizionali, dall’offline. Questo è quanto emerge da “Follow the Surplus: How U.S. Consumers Value Online Media” studio realizzato da The Boston Consulting Group pubblicato questo mese.

La nota società internazionale di consulenza ha calcolato il “surplus del consumatore”, elemento che quantifica i benefici di un’attività o di un prodotto che eccedono quanto pagato dalle persone, il costo dell’attività o del prodotto.

Dai risultati dello studio emerge che mediamente negli Stati Uniti ogni utente on-line ha un “surplus del consumatore” di 970$, rispetto ai 900$ di media offline come mostra il grafico di sintesi.

Secondo BCG il surplus del consumatore per i media online continuerà a crescere, spinto dall’apprezzamento delle persone in continua crescita ed il volume di contenuti di alta qualità disponibili in tutto il mondo on-line. La proliferazione di dispositivi, molti dei quali mobili, e progettato per facilitare l’aumento del consumo dei media online, contribuirà ulteriormente ad ampliare il divario tra il mondo online e offline, dicono gli analisti. Questo cambiamento ha profonde implicazioni per tutti i partecipanti nel settore dei media.

Emerge come la quota più rilevante nella creazione di valore dei media sia da attribuirsi a users generated contents e social network che da soli generano un terzo del consumer surplus online (331$ su 967$). Le persone in Rete ed il loro contributo sono dunque il motore fondamentale nella creazione di valore.

Per quanto riguarda la stampa il surplus è maggiore per la versione tradizionale cartacea in riferimento a quotidiani e periodici nazionali mentre è favorevole all’online per giornali e testate internazionali così come altrettanto è favorevole nel caso di televisione e film. Libri e radio guidano la graduatoria di creazione di valore aggiunto nei media tradizionali con un rapporto rispettivamente di due ad uno e di due ad uno.

Secondo lo studio il valore aggiunto cresce in funzione dei dispositivi posseduti. Se infatti per chi possiede il solo pc il surplus dell’online è di 667$ si arriva sino a 1721$ per chi detiene anche smartphone, tablet e consolle di gioco. All’aumentare del numero di device posseduti aumenta ovviamente il tempo speso online.

BCG Follow-Surplus-exh1Nella lettura dei risultati non va però trascurato come da un lato attualmente nel complesso il valore percepito dalle persone per i media tradizionali sia comunque superiore di circa il 40%rispetto all’online (1600$ Vs. 1132$) e dall’altro lato, soprattutto, come la creazione di valore aggiunto, di surplus si generi grazie anche ad un esborso mediamente decisamente inferiore per i media online, 165$, rispetto a quello per i media tradizionali offline, 696$. Dimostrando ancora oggi, anche in un mercato avanzato quale quello statunitense, la bassa propensione al pagamento per i  media online come conferma anche il fatto che il 62% dei rispondenti dichiari di preferire al pagamento la presenza di pubblicità durante la fruizione dei contenuti.

Se dunque la fruizione di contenuti è sempre più multipiattaforma, generando anche quello che viene raccolto nella definizione di multitasking, resta per gli editori il problema annoso della monetizzazione dei contenuti.

Aspetto che secondo i risultati di un’altra recente ricerca prodotta da KPMG, prende in considerazione anche Spagna, Regno Unito e Germania per quanto riguarda l’Europa,  nelle parole di David Elms, Head of Media KPMG UK, che spiega come: “Non si tratti di sviluppare una strategia aziendale digitale ma di sviluppare una strategia di contenuti che si estendono a tutti i media ed ai canali digitali”.

La strada è fatta di convergenza e crossmedialità. Il futuro è ibrido.

 

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