In Italia crescono le web TV

10 gennaio 2012 • Digitale • by

È quanto emerge dal settimo rapporto Netizen, realizzato dall’Osservatorio Altratv.tv.  Le web tv, esperienza di cittadinanza attiva digitale “dal basso”, raggiungono quota 590. In testa Lazio (102), Lombardia (85), Puglia (63) e Emilia-Romagna (53). Per saperne di più l’EJO ha intervistato il  fondatore di Altratv e coordinatore della ricerca Netizen Giampaolo Colletti.

Lo scarto tra la tv generalista e quella web non è solo questione di schermi e di tastiera. La web tv in Italia è da sempre sinonimo di cittadinanza attiva. Ma la novità 2011 è che la televisione online sa anche fare impresa e generare profitto. Il settimo rapporto Netizen sulle web tv italiane prodotto dall’osservatorio interuniversitario Altra tv fotografa il passaggio dall’adolescenza alla maturità della tv web in Italia. Diminuisce il tasso di crescita (nel 2010 le tv web erano 533 con crescita annua del 52%, nel 2011 sono 590 con un incremento annuo dell’11%). Aumentano però la sostenibilità e la capacità imprenditoriale. Nonostante il calo dei finanziamenti legati alla pubblica amministrazione, attestati al 12%, cresce in modo considerevole la sinergia con piccole e medie imprese del territorio. La web tv nel 2011 viene aggiornata con costanza, è dotata di apparecchiature professionali, ha uno staff più ampio e maturo. Soprattutto, gioca la carta vincente delle nuove tecnologie: social network, device mobili, piattaforme di videosharing. La parola chiave rimane comunque il territorio. Ne parliamo con Giampaolo Colletti.

Come mai avete deciso di creare un osservatorio sulle web tv in Italia e quali sono secondo lei le caratteristiche distintive del caso italiano in confronto al resto d’Europa?

“In Italia si è assistito a una esplosione della partecipazione dal basso nei territori, più che in altri contesti nazionali e quasi in risposta alla piaga del digital divide. Perciò sin dal 2004 su ispirazione di Carlo Freccero abbiamo monitorato e osservato le esperienze dal basso. L’abbattimento dei costi legato al digitale è un’occasione per associazioni, cittadini e microimprenditori: è possibile creare nuovi spazi informativi nonostante un perdurante monopolio dell’informazione. La rete reagisce: nel 2004 contavamo 36 web tv, sette anni dopo sono 590”.

Tra i format più diffusi nelle web tv oggi, stando alla vostra ricerca, vi sono gli eventi e le interviste di ambito locale. Nel 2001 a Bologna nasceva la tv di condominio Teletorre 19, finanziata e realizzata dagli abitanti di via Casini 4. Oggi il legame con il territorio rimane una caratteristica fondamentale delle web tv in Italia?

“Decisamente sì. Non a caso l’esperienza di Teletorre 19 rimane paradigmatica: è una web tv legata alla comunità. Nata in un quartiere ‘difficile’ di Bologna e fondata da un pensionato, Teletorre ha fatto scuola e ha creato comunità. Il rapporto Netizen 2012 ci racconta che Lazio, Lombardia e Puglia hanno la più alta densità di web tv: rispettivamente 102, 85 e 63. In Emilia-Romagna ne contiamo 53, ma si tratta probabilmente della regione più virtuosa, perché qui si realizzano alcune condizioni importanti: la continua ricerca di idee innovative, l’ampio tessuto di cittadinanza attiva digitale, una sinergia virtuosa con il territorio e anche con i privati dal punto di vista economico”.

Da espressione della cittadinanza attiva a vera e propria realtà imprenditoriale. Come cambia la web tv in Italia negli ultimi anni? Riesce a generare profitti e opportunità lavorative?

“Oggi alcune esperienze iniziano a vivere di web tv. In generale possiamo osservare che la web tv è in grado di generare business quando utilizza in modo strategico gli strumenti tecnologici e soprattutto se fa squadra con il territorio, la pubblica amministrazione, le realtà imprenditoriali e quelle associative. Un caso esemplare è quello degli studios Pnbox a Pordenone: qui convivono televisione e ristorazione. In Sicilia, Messina web tv fa gioco di squadra con le realtà sportive del territorio. Chiaramente per le web tv il peso degli introiti pubblicitari è più ridotto rispetto alla tv generalista, che ha anche permeato la cultura televisiva. E’ stato difficile costruire una propria dignità autonoma, ma oggi è al contrario il linguaggio delle web tv a incunearsi nella tv generalista”.

Rapporto con il territorio può significare anche ruolo di denuncia e di inchiesta, non a caso Altratv prepara anche il rapporto Watchdog. Questa componente è rilevante nell’attività di web tv? In quali aree del Paese lo è maggiormente e quale ruolo svolgono le istituzioni?

“Questa spinta è forte nel Sud Italia, dove però ci sono anche ostacoli. Qualche esempio? Ola Channel, una web tv lucana dedicata ai disastri ambientali sul territorio, non ha un rapporto semplice con la pubblica amministrazione. A Molfetta è stata vietata la ripresa dei consigli comunali alle web tv come Il Fatto, dimostrando chiusura verso il mezzo informativo. In molti casi le istituzioni pongono ostacoli invece di offrire opportunità. Quanto ai finanziamenti da parte del settore pubblico, si registra un calo dal 19% del 2010 al 12% del 2011. Ma la sfida per la web tv è anche e soprattutto questa: essere in grado di creare una propria sostenibilità. La tv digitale muore senza gli aggiornamenti costanti e  il dialogo con la comunità, perciò la serialità e il rapporto con il territorio sono la vera conquista”.

Parliamo dei nuovi strumenti: dai devices mobili allo streaming ai social network. Che ruolo hanno questi strumenti nella crescita e nella maturazione di un canale web tv?

“Partiamo dal presupposto che la partita del digital divide in Italia non è ancora chiusa. In alcune zone manca la banda larga, come a Besozzo, dove i ragazzi di Michelino tv devono spostarsi a Varese per caricare i loro filmati sul web. In contesti come questi la tv online può svolgere un ruolo prezioso di alfabetizzazione informatica. L’adozione dei social network (per 8 canali su 10) e l’integrazione con le piattaforme di videosharing sono gli elementi di novità sostanziale del 2011. L’82% delle antenne è su facebook e fra queste il 70% sfiora i cinquemila fan. Anche i devices mobili stanno avendo un ruolo importante. Bari Tv, che ha vinto il premio come miglior web tv informativa nel contest Teletopi 2011, ha realizzato una app che aggiorna su ciò che succede a Bari. Il risultato? Quasi duemila download, incluso il sindaco”.

*Altratv.tv è il primo osservatorio italiano interuniversitario sulle micro web tv e sui media locali posizionati in Rete. Fondato a Bologna nel 2004 da Giampaolo Colletti su ispirazione di Carlo Freccero, oggi coinvolge ricercatori italiani ed esteri che analizzano le evoluzioni del micro citizen journalism e della cittadinanza attiva digitale.

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