Integrazione TV-giornali, missione impossibile?

3 settembre 2010 • Digitale • by

Il processo di fusione tra redazioni della carta stampata e della televisione può rappresentare il grande cambiamento del futuro? Alan Mutter analizza alcune delle esperienze realizzate negli Stati Uniti

Non mi ero accorto che nello stesso giorno in cui ho pubblicato il post sulla possibile e, perché no?, auspicabile integrazione tra TV e giornali, Alan Mutter interveniva nel suo blog citando alcune esperienze passate e attuali del mercato americano. Ringrazio a questo proposito Alessandro Sisti per averlo segnalato nel suo commento. Il titolo è di per sé eloquente: Next big thing? TV-newspaper staff mergers.

Mutter si chiede se la fusione tra giornali e TV possa rappresentare il grande cambiamento del futuro, the next big thing, appunto. E se questo tipo di operazione possa dare vita a un giornalismo migliore. A questo proposito ricorda la scoraggiante esperienza intrapresa 10 anni fa tra il Tampa Tribune e il network televisivo WFLA. Ma era, per l’appunto, stata pensata dieci anni fa, quando l’ecosistema dell’informazione era ben lontano dalla drammatica situazione in cui il sistema è precipitato nel corso di quest’ultima turbolenta decade. Le premesse e le aspettative di una fusione di questo tipo sono oggi ben diverse e l’obiettivo da un punto di vista strettamente è chiaro: tagliare i costi e rafforzare la presenza su Web.

Il processo di integrazione cui fa riferimento Mutter è quello tra la redazione di un giornale di Salt Lake City, il Desert News, e quella della KSL-TV, un affiliato della NBC che ha anche proprie emittenti radiofoniche. I motivi che hanno spinto a questo processo di integrazione delle redazioni, appartenenti a un unico proprietario, la Desert Media Companies, appaiono chiari, afferma Mutter: riduzione di spese, nessuna sovrapposizione nel seguire una stessa notizia da parte delle due redazioni, una qualità di produzione video di cui può avvantaggiarsi l’offerta online, così come un miglior approfondimento giornalistico grazie al contributo della carta stampata. In generale, l’opportunità di produrre un contenuto differenziato per canale di comunicazione con una qualità di gran lunga migliore.

Se i giornali non riusciranno a raggiungere una propria stabilità economica, dice Mutter, è molto probabile che un numero sempre più grande di gruppi editoriali possa prendere in considerazione ipotesi di questo tipo. Tuttavia, i motivi per intraprendere azioni di questo tipo sono dettati prevalentemente da una riduzione e ottimizzazione dei costi: da un punto di vista giornalistico i risultati della precedente esperienza riferita da Mutter, Tampa Tribune-WFLA, appaiono invece molto discutibili.

Morale? Un possibile futuro della redazione ibrida, TV-giornali-Web, è un percorso ipotizzabile solo e soltanto se nasce con una preciso disegno editoriale e non unicamente dalla volontà di definire un modello economico sostenibile.

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