Il pubblico delle notizie video online

1 luglio 2016 • Digitale, Più recenti • by

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AJ+ è uno dei canali di news video online più attivi, in particolare su Facebook

Il pubblico guarda di rado le notizie video online, fatta eccezione per le maggiori breaking news, sostiene una nuova ricerca. I risultati di un nuovo report pubblicato dal Reuters Institute for the Study of Journalism rivelano come lo sviluppo delle notizie video online, inoltre, sembrerebbe essere stato determinato per lo più dalla tecnologia, dalle scelte degli editori e dalle piattaforme stesse, piuttosto che da una forte domanda degli utenti, ma le audience si rivolgono sempre più al video per seguire le maggiori breaking news.

Il report, The Future of Online News Video, realizzato da Antonis Kalogeropoulos, Federica Cherubini e Nic Newman, analizza la recente esplosione delle news video online e le sue implicazioni per il giornalismo. Gli autori hanno intervistato 30 testate giornalistiche per comprendere le strategie e gli approcci emergenti, con un focus particolare su UK, USA, Germania e Italia. Molte aziende hanno investito nel video durante lo scorso anno e i grandi editori hanno più che raddoppiato la loro pubblicazione di video sui social network come Facebook o hanno sperimentato con servizi live come Periscope e Facebook Live.

I risultati del report potrebbero però essere deludenti per gli editori che hanno investito fortemente in questo settore. Il report mostra infatti che solo una piccola porzione del tempo speso sui siti di news è effettivamente dedicato al video (una media del 2,5% rilevata complessivamente su 30 siti web). Persino i produttori dei maggiori contenuti video, come BBC News, stanno lottando per raggiungere un utente su 10 con questi contenuti.

Schermata 2016-07-01 alle 09.06.53Tuttavia, sono molti di più gli utenti che si rivolgono alle news video online per seguire le maggiori storie dell’ultim’ora, fanno notare i risultati del report. La percentuale di utenti che hanno effettuato l’accesso a BBC News per seguire gli attacchi a Parigi del Novembre 2015, ad esempio, è più che raddoppiata, passando dal 10% di un giorno qualunque al 22% immediatamente dopo gli attacchi.

Le conclusioni del report supportano anche i risultati del Digital News Report, pubblicato nelle scorse settimane. Il report ha rivelato come per il 78% di un campione globale di 50mila persone non acceda mai o solo di rado ai video di news e come la crescita nell’uso delle notizie video sia in realtà limitata e caratterizzata da importanti variazioni fra i diversi paesi.

Per Antonis Kalogeropoulos, uno degli autori del report, “i video di news online rappresentano un mezzo potente e popolare per coprire le storie coinvolgenti, ma non tutte le notizie quotidiane sono ugualmente avvincenti. Finora, lo sviluppo attorno alle notizie video online sembra essere stato determinato per lo più dalla tecnologia, dagli editori e dalle piattaforme, piuttosto che da una forte domanda dei consumatori”.

Altre conclusioni interessanti del report includono:
– Il consumo di video di news fuori dai siti delle testate sta crescendo velocemente e Facebook è il fulcro di questo trend.

– Alcuni fattori comuni di successo per i video off-site e sui social includono brevità, possibilità di essere fruiti senza audio, focus sulle soft news e un forte elemento emozionale.

– Gli editori stanno complessivamente cominciando a sfruttare i video di news online (il 79% dei senior leader nelle notizie digitali intervistati dal Reuters Institute all’inizio del 2016 ha affermato che avrebbero investito di più nel corso dell’anno) – ma la maggior parte rimane ancora in una fase sperimentale.

– La monetizzazione delle notizie video rimane la più grande sfida per le testate giornalistiche. La monetizzazione sui siti continua a basarsi sulla pubblicità pre-roll, nonostante sia risaputo che un’esperienza di fruizione scandente influisce in modo importante sulla crescita.

Il report completo è disponibile qui. Il Reuters Institute for the Study of Journalism è partner dell’Ejo nel Regno Unito

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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