Internet, un giornale sempre più popolare?

11 febbraio 2010 • Digitale • by

L’informazione su web è caratterizzata dalla proliferazione delle soft news, le notizie morbide, di intrattenimento, che costano poco, non causano rogne e piacciono a molti lettori. Un’inevitabile conseguenza dettata dalla esasperata volontà di raggiungere il più alto numero di lettori

E’ cambiato qualcosa nel modo di creare e proporre informazione nel momento in cui internet ha acquisto popolarità? La volontà di inseguire e soddisfare un numero sempre più ampio di lettori, di gran lunga superiore a quello dei lettori dei giornali tradizionali, non ha impoverito in qualche modo la qualità dell’informazione? La necessità di inseguire la logica di un modello di business esclusivamente sostenuto dalla pubblicità non ha fatto sì che i giornali differenziassero in modo estremo il mix di notizie hard e soft a favore di queste ultime?

Per essere attraenti nei confronti degli investitori pubblicitari i giornali devono riuscire a raggiungere audience sempre più vasti, si parla di cifre, che per i quotidiani nazionali sono ampiamente superiori ai 10 milioni di visitatori al mese, ma per compiere una tale operazione non si snatura in qualche modo l’idea di un giornalismo di qualità?

Nell’opinione di Alberto Spampinato – consigliere nazionale della FNSI e direttore di “Ossigeno per l’informazione” – questo ultimo decennio “è stato improntato da un rinnovamento senza qualità, caratterizzato da innegabili innovazioni nella tecnologia dei media, dalla interconnessione fra le varie piattaforme mediatiche, ma anche da un impoverimento del fattore giornalistico nel mondo della comunicazione… …”

“In questi anni – prosegue Spampinato – uno dei cambiamenti più notevoli nel giornalismo è stata la proliferazione smisurata delle soft news, le notizie morbide, di intrattenimento, che costano poco, non causano rogne e piacciono a molti lettori. Stanno conquistando spazio ovunque, soppiantando le hard news, le notizie che trattano i fatti più importanti, le questioni di maggiori rilevanza politica e sociale, le notizie e le inchieste che rispondono alle cinque domande canoniche: chi, come, dove, quando e perché. Le notizie morbide spadroneggiano su internet, occupano sempre più spazio sui quotidiani…. “

Riguardo alla importanza delle notizie soft nel catturare l’attenzione del lettore non vi è dubbio. Gianni Riotta, il 10 gennaio scorso, in un articolo pubblicato sul Sole scriveva che “ Sui primi due giornali italiani, Repubblica e Corriere, i video più visti online questo sabato comprendono la ragazza che si tuffa nel lago e sbatte il sedere perché è gelato, la scema che fa la capriola e cade dal letto, il fusto che solleva 150 chili e sviene, il reporter sfiorato da un aereo e la cliente infuriata che devasta il locale perché il panino non le piace troppo”

C’è chi sostiene che l’introduzione di un sistema a pagamento potrebbe contribuire a rendere l’informazione online meno dipendente dal fattore pubblicitario e acquisire una nuova autonomia che potrebbe consentire la produzione di articoli e notizie primarie, minimizzando la percentuale di informazioni di intrattenimento. Su questa ipotesi c’è più di qualche dubbio, poiché la volontà degli editori, soprattutto per coloro proprietari di testate generaliste, è caratterizzare le pagine con un contenuto che possa intercettare, sempre e comunque, il più ampio numero di lettori alimentando così la produzione di notizie soft, il cui costo è di gran lunga inferiore alle notizie di carattere hard.

Ma esiste anche una filosofia del compromesso, ovvero diversificare il palinsesto informativo con un cocktail di notizie dai contenuti più vari in modo tale che le pagine cosiddette di intrattenimento contribuiscano sì ad alimentare la quota dei lettori, ma determinando ricavi che possano essere investiti per produrre l’informazione più preziosa e costosa, caratterizzata da inchieste, approfondimenti, analisi.

Massimo Mantellini (vedi blog) ritiene che nel caso in cui l’offerta editoriale diventerà a pagamento si apriranno opportunità per creare siti di informazione alternativi. “Uno scenario di questo genere apre concrete e grandi attese per un universo delle news più piccolo e alternativo, fino a ieri relegato alla periferia ma comunque esistente, cresciuto in maniera disomogenea in questi anni e fatto di blog, siti di nanopublishing, quotidiani locali e magazine tematici solo web. I cambiamenti in atto, per la prima volta, rendono plausibile la sussistenza di nuovi progetti alternativi. Chiunque di voi desiderasse aprire un quotidiano su Internet – scrive Mantellini – sappia che oggi, nel momento in cui i grandi gruppi editoriali si accordano per chiedere soldi per i propri contenuti in rete, è il momento giusto per scendere in campo”.

Ma sulla qualità dell’informazione non mediata dai giornali tradizionali, Spampinato ha dei dubbi: è vero, sono nati e si sono moltiplicati blog e giornali on-line che occupano un vuoto, esprimono una maggiore pluralità di voci, ma tranne rare eccezioni, presentano gli stessi difetti dei giornali tradizionali, perfino in modo accentuato. Questi nuovi media, ha rilevato il 30 maggio scorso la conferenza dei ministri delle comunicazioni, riunita a Reykjavik per iniziativa del Consiglio d’Europa, non sono in grado di sopperire al ruolo fondamentale per la democrazia finora svolto dalla carta stampata e ora messo in discussione dalla crisi a livello internazionale dei giornali tradizionali.

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