La Ue verso una strategia per le libertà digitali

8 gennaio 2013 • Digitale • by

I diritti digitali meritano la stessa protezione di quelli fondamentali. Lo ha deciso Strasburgo approvando il report on Digital Freedom Strategy per la politica estera dell’Unione.

L’europarlamentare Marietje Schaake è con ogni probabilità il politico più wired d’Europa. Porta infatti la sua firma il report che andrà ad influenzare le scelte dell’Unione europea in fatto di politica estera negli ambiti delle libertà digitali e della Rete. Nel testo, che il Parlamento ha appoggiato in seduta plenaria a larga maggioranza, si possono leggere alcune iniziative concrete e indirizzi teorici che andranno, si spera, a influenzare le politiche commerciali e di sviluppo dell’Unione. Nel testo si può leggere come Strasburgo riconosca che “l’accesso a Internet senza censure, ai telefoni cellulari e alle ICT abbia un impatto concreto sui diritti umani e le libertà fondamentali, espandendo la portata della libertà d’espressione, dell’accesso all’informazione, il diritto alla privacy e quello di riunione in tutto il mondo”. Per queste ragioni, si legge nel testo, la Ue dovrebbe “essere alla guida nella promozione e protezione globale delle libertà digitali”.

 

Ma oltre agli impegni teorici e di principio, il report mette in evidenza alcune strategie pratiche che possono essere messe in moto per assicurare questi obiettivi. Nei settantuno punti elencati dalla Schaake figurano questioni quali il ruolo dei social media nel “facilitare la diplomazia diretta e l’interazione diretta con i cittadini”, la portata delle “ICT nelle aree di conflitto come strumenti di peace-building”, la centralità del decision-making “trasparente e collaborativo come garanzia del rispetto del carattere aperto e partecipatorio di Internet” quando si discute di tematiche relative al Web, fino al sostegno della net neutrality contro il “blocco, la discriminazione dell’accesso al Web” e l’impegno ad un’azione congiunta e internazionale per “l’ammodernamento e l’aggiornamento dei diritti di proprietà intellettuale”. Il documento, inoltre, riconosce come le nuove tecnologie siano spesso utilizzate per violare i diritti umani con la censura, la sorveglianza e la cattura di cittadini grazie al tracciamento delle loro attività online”. Per queste ragioni, il testo invoca il “bando delle esportazioni di tecnologie repressive verso i regimi autoritari” e, su un piano di politica estera, chiede alla Commissione europea di “agire contro la criminalizzazione della libertà di espressione in Rete”.

Punti di stretta attualità che il Parlamento ha deciso di appoggiare con il suo voto odierno. Per Marietje Schaake il voto di oggi conferma in modo inequivocabile come “le nuove tecnologie portino grandi opportunità, che possono però essere apprezzate appieno dai cittadini solo se queste possono fronteggiare le minacce che scaturiscono dalla crescita delle IICT, come nel caso dei regimi autoritari”. Il report si dà lo scopo di indirizzare una strategia comunitaria per le tecnologie nelle sue azioni esterne. Le libertà digitali, si legge ancora nel testo, dovranno essere prese in considerazione nel rapportarsi con paesi terzi: in questo modo l’Unione europea potrà diventare un player globale per la difesa dei nuovi diritti generati dalle tecnologie. Come già avvenuto con la No Disconnection Strategy appoggiata e promossa da Neelie Kroese, ancora un volta l’Unione europea dimostra un interesse concreto verso le questioni internettiane e digitali. La speranza è che il report di Marietje Schaake possa avere forza a sufficienza per diventare ispirazione per la Commissione europea e il Consiglio d’Europa per, come si legge in chiosa al documento, “l’adozione di un Digital Freedom Strategy il più presto possibile”.

Crediti fotografici per immagine in homepage: © European Union 2012 – European Parliament

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