Lo strapotere mediatico di Apple

30 giugno 2010 • Digitale • by

Informazione deviata? Solo tante e buone notizie per il gruppo di Steve Jobs

Crisi dei giornali, non si trova il modo di far pagare le notizie? Il tutto potrebbe essere risolto – scrive nel suo blog Alan Mutter, attento osservatore del mondo dei media – se editori e network televisivi addebitassero a Steve Jobs un centesimo per ogni parola spesa per dare enfasi ai dispostivi elettronici prodotti dalla Apple.

E’ difficile immaginare un’altra azienda dello stesso settore – dice Mutter – che riesca ad avere una così costante e incessante attenzione su questioni legate allo sviluppo, creazione, disponibilità dei prodotti. Notizie ben più importanti, ma che non danno lustro ad Apple, trovano invece uno spazio infinitamente più limitato. E’ il caso della lunga serie di suicidi che ha avuto luogo nella fabbrica cinese di Foxconn in cui vengono prodotti iPhone e iPad, i dispositivi di punta della Casa della Mela. Fabbrica dove gli operai protestano per le pessime condizioni di lavoro e per l’utilizzo di sostanze tossiche come l’exhane.

Mutter ha provato a fare una ricerca per vedere quale peso era stato dato a queste ultime notizie rispetto a quelle di ordine generico relative a iPhone e iPad. Il risultato è sconfortante.

Abbiamo provato a fare un’analoga indagine sui siti di alcuni giornali italiani. Per renderla più obiettiva, abbiamo preso in considerazione il periodo maggio-giugno di quest’anno, periodo durante il quale sono iniziate a filtrare le notizie relative alla situazione delle fabbrica della Foxconn.

I risultati sono riportati nella tabella e sono in linea con quanto rilevato sulla stampa americana da Mutter.

GiornaleFoxconniPadiPhone
Repubblica53640
Corriere75852
La Stampa62929
Il Messaggero145
Il Giornale24821
Il Mattino16

Nei mesi di maggio e giugno i quattro giornali – Stampa, Repubblica, Corriere e Giornale – hanno riservato ad iPad e iPhone una media di circa un articolo al giorno. La questione Foxconn va da un massimo di 7 articoli pubblicati sul Corriere per arrivare ai 2 articoli pubblicati dal Giornale.

L’errore di Mutter è però trascurare che esiste un’azienda che trova un’accoglienza ancora migliore di Apple sulle pagine dei giornali. Un nome facile, facile da immaginare, quello di Google, una delle poche aziende, forse la unica al mondo, che non ha bisogno di investire in pubblicità: a Google basta fare uno sbadiglio per ritrovarsi sulle prime pagine dei giornali.

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