Meno giornali, più web

6 ottobre 2010 • Digitale • by

Circa 70 minuti è il tempo medio dedicato all’informazione da parte del cittadino americano. Cresce il web, perdono i giornali, mantengono le proprie posizioni radio e tv

Nell’ultimo ventennio le fonti informative degli americani si sono ampiamente modificate. In base alla ricerca effettuata dal Pew Research Center i media tradizionali – radio, TV e giornali – sono mediamente utilizzati da una percentuale di cittadini più limitata rispetto al passato. Se agli inizi degli anni novanta la TV rappresentava la fonte di informazione primaria per il 68% della popolazione, dall’inizio degli anni Duemila la percentuale è diminuita al 56% e si è poi stabilizzata attorno a queste percentuali (l’ultima rilevazione indica una percentuale del 58%).

Un calo ancora più accentuato si è verificato per radio e giornali che hanno visto diminuire l’audience complessivo di circa 20 punti percentuali: la radio è passata dal 54% al 31%, i giornali dal 56% al 34%. La contrazione più significativa ha quindi interessato radio e giornali mentre per la TV il fenomeno è stato più contenuto.

La differenza sostanziale tra i diversi media tradizionali è che l’accesso alla Tv, da dieci anni a questa parte, si è stabilizzato, mentre per radio e giornali la dinamica negativa continua a essere costante. Una tendenza che ha spinto un personaggio come Philip Meyer ad affermare che l’ultima copia sarà venduta nel 2043, anno cui profeticamente dovrebbe corrispondere la fine dell’era stampata.

Nel corso del tempo si è inserita una quarta dimensione informativa, il web. Oggi, secondo quanto testimoniato dalla ricerca, il 34% degli americani accede e legge le notizie su internet, percentuale che sale al 44% se si prendono in considerazione anche le persone che accedono alle notizie da un qualsiasi dispositivo mobile. Percentuali, queste ultime, in continua progressione. Il web appare inferiore in popolarità alla sola televisione.

Tuttavia, i giornali sono riusciti solo parzialmente a intercettare la nuova ondata di lettori: negli ultimi 4 anni hanno perso il 6% di pubblico. Ergo, la perdita di lettori su carta non è stata compensata dalla nuova componente di lettori online che in buona percentuale si affidano ad altri news site.

L’inserimento di un nuovo media ha poi modificato la composizione del tempo dedicato all’informazione, quantificato in 70 minuti giornalieri di cui 32 passati davanti alla TV, 15 dedicati alla radio, 10 alla lettura dei giornali e 13 al web. Il dato della ricerca che appare più significativo è che il tempo complessivo dedicato all’ascolto-lettura delle notizie è rimasto pressoché invariato nel tempo: era di 74 minuti nel 1994, è di 70 minuti oggi. Settanta minuti che vengono utilizzati in modo però diverso dal passato: sostanzialmente stabile la componente della Tv e della radio, in flessione quella dei giornali. E nella dieta di un americano medio tutti i minuti sottratti alla lettura dei giornali, Tv e radio vengono oggi utilizzati per accedere alle informazioni da internet.

Un ulteriore dato su cui riflettere è che il consumo di notizie è direttamente proporzionale all’età, ovvero le persone più anziane si informano di più rispetto ai giovani compresi nella fascia tra i 18 e i 29 anni, segmento di utenza cui viene accreditato un tempo di soli 45 minuti contro gli 83 minuti degli over 65. In particolare si afferma che sebbene i giovani tendano a far diventare le nuove tecnologie parte integrante della propria vita quotidiana, le utilizzino molto poco come mezzo per accedere alle notizie e in misura minore di quanto facciano persone di età superiore ai 30 anni.

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