Non è Google News
il problema degli editori

20 febbraio 2013 • Digitale, Editoria • by

Continua nel vecchio continente il braccio di ferro fra editori e Google News per la protezione e la tutela dei contenuti multimediali. EJO ne ha parlato con Massimo Mantellini, editorialista di Punto Informatico e blogger diventato voce autorevole della rete, ha trattato in particolare i temi del diritto all’accesso, della tutela della privacy e della politica delle reti.

Che cosa ne pensa della questione editori-google e quale strada vede per il futuro?

“Lo leggo come un tentativo di conservazione dell’esistente. Jeff Jarvis anni fa scrisse – secondo me correttamente – che Google (e Internet più in generale) sono la “nuova edicola”. Si riferiva alle opzioni legate alla piattaforma distributiva del motore di ricerca che spinge milioni di persone ogni giorno verso le pagine web dei siti editoriali Molti editori ragionano invece diversamente per due principali ragioni. La prima è una ragione contingente: il digitale non consente oggi all’industria editoriale di guadagnare abbastanza. La seconda è che invece Google guadagna moltissimi denari (anche) intermediando informazioni che gli editori rivendicano come proprie. Il punto di incontro evidentemente non potrà essere nella direzione di pretendere royalties per le proprie notizie messe online e maneggiate dal motore di ricerca. E’ questa del resto una ipotesi complessivamente molto pericolosa per l’intero ambiente informativo di rete e che avrebbe ricadute pesanti su temi quali la libera circolazione del pensiero e il diritto di citazione”.

È recente la soluzione adottata dalla Francia. Google istituirà un fondo di 60 milioni di euro per aiutare i media francesi a sviluppare dei progetti online. ”Un’industria dell’informazione che goda di buona salute è importante per Google e i nostri partner ed è essenziale per una società libera’”, ha detto Eric Schmidt sul suo blog. Il presidente Hollande ha definito l’accordo con Google “Il s’est produit aujourd’hui un événement mondial” nella storia dei media, ma è veramente così?

“Nemmeno un po’. La firma dell’accordo fra Google e gli editori francesi è la foglia di fico di una sconfitta sostanziale. Come già accaduto in Belgio nessuna relazione diretta è stata prevista fra le notizie editoriali maneggiate in rete da Google ed una loro eventuale retribuzione. Non si poteva farlo e fortunatamente alle minacce non è seguito null’altro che un accordo di collaborazione, comunque molto positivo, che sostanzialmente parla d’altro. Poi ovviamente il Presidente Hollande che si è esposto personalmente nella vicenda questo mica lo poteva dire”.

La Germania, il 29 agosto scorso, ha avviato un disegno di legge (“Leistungsschutzrecht”, già ribattezzato Google Tax) che prevede che i motori di ricerca paghino per riprendere estratti delle notizie pubblicate online, cioè il diritto degli editori della carta stampata di richiedere il pagamento di una licenza alle aziende che traggono profitto dalla diffusione dei contenuti di articoli di giornale (frutto di una prestazione dell’intelletto di terzi) senza esserne legittime proprietarie. Il gigante di Mountain View non ha preso molto bene la proposta di legge, affermando che limiterebbe drasticamente le possibilità di accesso all’informazione da parte dei cittadini tedeschi, oltre a provocare un serio danno per l’economia tedesca. Google ha lanciato una campagna di contestazione al provvedimento “Defend your net” per osteggiare l’iter del provvedimento, che è ancora in discussione al Bundestag.

“La proposta di prevedere per legge una retribuzione delle anteprime di stampa considerandole coperte da copyright direi che si tratta di un procedimento di analogo significato a quello invocato dagli editori in Francia ed in Belgio ma questa volta affidato alla discussione parlamentare. Un provvedimento secondo me ugualmente sbagliato e che mi risulta abbia comunque scarse possibilità di essere approvato”.

 In Belgio invece Big G ha trovato un accordo con gli editori che ha permesso di sotterrare per il momento l’ascia di guerra, a che punto siamo invece in Italia?

“I grandi editori italiani mi pare siano in questo momento alla finesta ad osservare cosa accade nelle scaramucce in giro per l’Europa. Molti di loro – Carlo de Benedetti per primo – hanno più volte dichiarato la medesima guerreggiante intenzione di rivalersi nei confronti di Google che, in un momento di profonda crisi come questa, sembra essere un ottimo soggetto sul quale scaricare le colpe di ogni male. In realtà, come dico da tempo, se davvero Google fosse la ragione dei guai dell’industria editoriale e si arricchisse rubando contenuti ai quotidiani sul web basterebbero cinque minuti per impedire al motore di ricerca di indicizzarne le pagine (ricordo che ogni sito web è libero di rendersi invisibile ai motori di ricerca). Se non lo fanno è perché la disputa è del tutto ideologica e come tale potenzialmente pericolosa per tutti i cittadini che utilizzano il web per informarsi che non sono dispoti a riconoscere alla stampa una sorta di jus primae noctis sulle notizie”.

Come potrebbero i giornali italiani sfruttare l’indicizzazione esterna per porre un freno a una crisi che porta a decisioni come quella recente degli 800 esuberi a Rcs?

“È un tema complicato con molti aspetti differenti. Intanto il traffico dai motori o dai SN riduce in maniera sensibile la centralità della struttura gerachica della notizia. Se una buona parte dei tuoi lettori raggiunge gli articoli direttamente, saltando la homepage del sito, questa ovviamente perde di importanza, mentre diventano invece centrali i temi di SEO e di analisi del traffico. Tutto questo non è necessariamente una buona notizia per il giornalismo. Inoltre se il contesto economico oggi non consente grandi margini forse l’unica strada sensata è quella di immaginare ambienti protetti rigidamente a pagamento (se si hanno contenuti di valore da offrire ad un pubblico piccolo) o paywall deboli come quello proposto recentemente dal New York Times  se si ha un pubblico più generalista. Di sicuro non è facile, altrettanto certamente non sarà pretendendo soldi da Google che si risolveranno i propri grandi problemi di passaggio dalla carta al digitale”.

Un bilancio: quanto mi derubano e quanto traffico mi portano i search come google?

“Derubano è una espressione molto usata ma fastidiosa e senza senso. Se un contenuto protetto dal copyright è stato messo in rete liberamente da chi ne possiede i diritti  e viene ripreso altrove su Internet all’interno delle norme previste dal diritto di citazione (quello che con ogni probabilità accade su Google News) non è stato commesso alcun furto. Se si è convinti che si tratti di un furto ci si rivolge ad un tribunale e fino ad oggi, nessuno dei tanti che gridano “Al ladro” lo ha ancora fatto. Quanto alle percentuali di traffico variano molto da sito a sito. I siti web editoriali che hanno implementato legami importanti coi SN hanno oggi un accesso diretto alle proprie pagine non superiore al 30-40% il resto arriva dal search dei motori (in grandissima maggioranza da Google) e dai link sui social network”.

 

 

 

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