Non più giornalisti, ma freelancer e creatori di contenuti

7 giugno 2010 • Digitale • by

Richard Rosenblatt, fondatore di Demand Media

Associated Content e Demand Media, un mondo parallelo al giornalismo tradizionale che cambia le regole e i valori dell’industria editoriale

Strani tempi. Associated Content, una piattaforma editoriale per la produzione di contenuti del tutto sconosciuta al grande pubblico, fondata nel 2005 da Luke Beatty, viene acquisita da Yahoo!per un valore di 100 milioni di dollari; Newsweek, di proprietà del Washington Post, storico settimanale americano in cerca di acquirenti, ha un valore di ingaggio prossimo allo zero (vedi articolo di David Carr sul New York Times). Un paradosso e allo stesso tempo una testimonianza di quanto il valore della stampa tradizionale sia ormai di gran lunga inferiore alle attività para-giornalistiche che nascono su Internet.

Associated Content dichiara di avere attivi circa 300 mila collaboratori il cui compenso è stabilito in base al numero di click per view del singolo articolo. Mediamente significa che il singolo autore percepisce pochi dollari per pezzo. “Pubblichiamo soltanto ciò che la gente è interessata a laggere” è il motto di Associated Content. Un modello di business molto simile alla californiana Demand Media che fornisce contenuti a diversi siti e giornali (tra i quotidiani il fiore all’occhiello è Usa Today) avvalendosi di freelancers e contributors così come di contenuti originali proposti su propri siti di informazione verticale, come eHow.com, il sito di maggior successo che propone soluzioni alle più diverse domande, o come Livestrong.com, sito dedicato alla salute, alla cura e prevenzione dei tumori. “Non siamo giornalisti – dice Richard Rosenblatt (nella foto), fondatore di Demand Media. Gli unici che ci chiamano giornalisti sono i giornalisti. I nostri collaboratori sono freelancer, creatori di contenuti, esperti”.

Associated Content e Demand Media rappresentano esempi di successo di iniziative editoriali basate sulla logica dei social networks. Nulla di alternativo a quanto proposto dai giornali, ma sempre più gettonati e richiesti, dei veri e propri collettori di informazioni che rispondono a domande concrete che vengono poste dai cittadini. Un mondo parallelo al giornalismo tradizionale che riesce a stabilire un nuovo legame con i lettori: sono infatti questi ultimi a dettare l’agenda dei contenuti ad orientare la produzione in un senso o nell’altro. Come dice Rosenblatt, non è giornalismo, ma è pur sempre informazione sulla quale una società della grandezza di Yahoo! è disposta a investire una somma di gran lunga superiore a un classico del giornalismo come Newsweek, il cui valore è il debito accumulato nel corso del travolgente cambiamento imposto da Internet.

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