Chi possiede e controlla Internet?

8 marzo 2016 • Digitale, Più recenti • by

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EurActiv/DP

Internet non è libera e priva di controllo. La sua infrastruttura è infatti controllata da una combinazione di aziende internazionali, politici e uomini d’affari, alcuni dei quali hanno legami con la criminalità, come rivela una nuova ricerca. Alcune società che controllano una parte maggioritaria del mercato, inoltre, nascondono l’identità dei loro proprietari dietro una rete di compagnie offshore e proxy, come hanno scoperto i ricercatori. Attraverso queste ramificazioni offshore, Internet – e l’accesso pubblico all’informazione – è spesso controllata da individui su cui pendono accuse di corruzione, evasione fiscale o frode.

Lo studio, Who are the Gatekeepers of the Internet?, è basato su una dettagliata investigazione delle ownership dei media ad opera di giornalisti e ricercatori accademici che hanno usato congiuntamente i dati per mappare i maggiori proprietari delle infrastrutture digitali (Internet, cavo e satellite) nell’Europa dell’Est e nel Caucaso Meridionale, in particolare in Armenia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina.

Internet in Romania, Serbia e Ucraina proviene dai paradisi fiscali.
In Romania, ad esempio, i ricercatori hanno analizzato i 15 maggiori fornitori di servizi web e hanno riscontrato come le identità di dieci dei proprietari fossero nascoste dietro complesse reti di sigle offshore (registrate nei paradisi fiscali) o intermediari oscuri. I collegamenti fra queste persone e le loro aziende sono visualizzabili sul sito del progetto, dove grafici dettagliati rivelano l’identità dei proprietari e anche la loro rete di affari e proprietà.

I ricercatori hanno poi anche scoperto che più di dieci delle 15 aziende individuate in Romania hanno anche strette connessioni politiche e che quasi la metà (sei su 15) dei provider di servizi Internet (Isp) è invece collegata a persone o aziende che attualmente si stanno difendendo in tribunale da accuse penali collegate a frode, corruzione, contraffazione di documenti o utilizzo illegale di proprietà statali. In confronto agli studi sugli altri Paesi, la Romania ha un numero particolarmente alto di individui o aziende coinvolte in processi di questo tipo. Questo è probabilmente un effetto dell’intensificazione delle azioni anticorruzione e non di un più alto livello di criminalità rispetto agli altri paesi dell’Europa Orientale o del Caucaso del Sud.

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Fig. 1: I più importanti fornitori di comunicazioni elettroniche in Romania. Immagine EurActive utilizzata con licenza

In Ucraina, invece, i 13 fornitori di servizi di comunicazione analizzati dai ricercatori inizialmente sembravano essere finanziati da investitori stranieri. Tuttavia, la maggior parte degli Isp di questo paese sono controllati invece da uomini d’affari ucraini che operano attraverso compagnie offshore con sede a Cipro e nelle Isole Vergini. Almeno metà delle aziende esaminate in Ucraina, inoltre, cela la propria ownership. Il vertice di almeno uno dei maggiori gruppi di telecomunicazioni del paese è stato collegato dalla polizia ad alcune reti criminali. Sebbene ci siano delle accuse connesse ad affari illegali svolti da alcuni proprietari di Isp, nessun solido legame con persone o compagnie con pendenze penali è stato identificato in questo caso. I tre principali protagonisti di Internet in Ucraina sono rappresentati nella figura che segue.

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Fig. 2: Fornitori leader delle comunicazioni elettroniche in Ucraina. Immagine EurActiv usata con licenza.

Dei dieci maggiori fornitori di servizi web in Serbia, invece, quattro occultano la propria ownership. “È interessante che così tanti Isp nazionali operino in segreto, dato il loro accesso illimitato ai dati strettamente personali degli utenti. Mentre le istituzioni statali controllano l’utilizzo e la condivisione di questi dati, non sembrano essere altrettanto interessate a chi controlla davvero gli Isp, alcuni dei quali scompaiono in un labirinto di compagnie offshore che oscurano i veri proprietari”, dicono a questo proposito i giornalisti serbi che hanno partecipato allo studio.

In Armenia e in Bulgaria i giornalisti hanno identificato dei collegamenti russi con la ownership degli Isp, in Moldavia, invece, lo Stato controlla larga parte del mercato, mentre in Serbia uno degli Isp è apparso nei file di Edward Snowden. Attraverso l’analisi di dati reali e l’investigazione svolta sui proprietari degli Isp in questa regione sensibile, il team di giornalisti e ricercatori spera di portare sull’agenda pubblica il tema del controllo delle infrastrutture e dell’accesso ai dati nell’Europa dell’Est e nel Caucaso Meridionale.

Perché è importante la trasparenza sui proprietari dei media?
Tra gli autori del progetto compaiono giornalisti investigativi provenienti da due reti internazionali, l’Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) e Rise Project, organizzazioni specializzate nel rintracciare collegamenti finanziari fra politica, criminalità organizzata e affari apparentemente legittimi. Gli autori si sono basati principalmente su informazioni disponibili al pubblico in paesi dove è in vigore una legislazione sulla libertà di informazione. In un articolo pubblicato nel Romanian Journal of Journalism and Communication, Manuela Preoteasa e Andrei Schwartz, due dei ricercatori che hanno partecipato allo studio, spiegano l’importanza fondamentale di conoscere chi possiede le aziende che controllano l’accesso all’informazione e alle opinioni.

“L’infrastruttura di Internet, composta dai provider di servizi (Isp) e dalle loro interconnessioni globali, presenta una serie di caratteristiche tecniche che hanno il potenziale di infrangere la libertà di espressione e di informazione”, scrivono i ricercatori. Tuttavia, nonostante la loro importanza sappiamo molto poco su chi controlla queste reti. Nel loro articolo, Preoteasa e Schwartz pongono in evidenza le preoccupazioni relative all’appartenenza e al controllo dell’infrastruttura di Internet e fanno diverse raccomandazioni:

(1) L’abilità dei proprietari degli Isp di limitare o bloccare il traffico da un particolare fornitore di contenuti a uno specifico pubblico
(2) La libertà di espressione, protetta dalla legge in molti paesi grazie agli interventi governativi, è potenzialmente vulnerabile a causa deli interventi delle aziende commerciali
(3) Per limitare l’abuso della libertà di espressione, come per esempio tutto ciò che attiene all’hate speech, bisogna attuare una cooperazione fra settore pubblico e privato che colleghi la visione del Governo o del Parlamento con le capacità tecniche degli Isp, al fine di bloccare, all’occorrenza, l’accesso a un particolare sito
(4) La collaborazione fra settore pubblico e privato è spesso usata, tuttavia, per limitare o bandire le voci degli oppositori politici su Internet – e ci sono esempi di recenti abusi in paesi con regimi autoritari o semi-autoritari
(5) Sul piano internazionale non ci sono iniziative atte a garantire una rete libera e sicura a tutti gli utenti. Le iniziative sono limitate ad alcuni paesi europei o agli Usa, come nel caso, ad esempio, della legislazione per la neutralità del web

Le possibili soluzioni
Basandosi su queste considerazioni e sulla preesistente letteratura sulla ownership dei media, Preoteasa e Schwartz suggeriscono tre concetti chiave per analizzare i proprietari dell’infrastruttura delle telecomunicazioni:

(1) La trasparenza delle strutture di proprietà (quanto è facile per i cittadini scoprire chi ha il controllo sulle loro connessioni a Internet)
(2) Affiliazioni politiche e
(3) Affiliazione ad altri gruppi di interesse o lobby

“Per essere chiari, identificare chi sono i proprietari di un’azienda mediatica e la natura dei suoi interessi non si traduce necessariamente nell’identificarne anche la loro interferenza con le attività editoriali”, scrivono comunque Preoteasa e Schwartz, “una simile intrusione è un caso di ‘dominio’ che per essere provato necessita di una conferma definitiva  del fatto che è stato dato un comando diretto atto a modificare la politica editoriale in un certo modo”. Who are the Gatekeepers of the Internet? conclude che diffondere dati sulle ownership dei media è cruciale al fine di tenere il pubblico informato, evidenziare potenziali rischi e mantenere la trasparenza in un settore tanto cruciale delle telecomunicazioni. Questo processo, se attuato, potrà inoltre aumentare il livello di tutela contro potenziali violazioni dei diritti fondamentali, come la libertà di parola o la libertà di informazione.

Il lavoro sul progetto sta andando avanti e il report finale includerà dati di 12 paesi dell’Europa dell’Est e della regione meridionale del Caucaso: Armenia, Bulgaria, Georgia, Ungheria, Croazia, Repubblica Ceca, Repubblica Moldava, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina.

Il report fa parte del Progetto Who are the Gatekeepers of the Internet?, realizzato da EurActiv Romania, Rise Project e Organized Crime and Corruption Reporting Project, con il supporto finanziario della Knight Foundation e della German Marshall Fund/the Black Sea Trust.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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