Rete e Creative Commons: Al Jazeera guarda avanti

29 aprile 2011 • Digitale • by

Mohamed Nanabhay è un trentunenne di origini indiane, nato in Scozia e cresciuto in Sudafrica, dove ha studiato Computer Sciences. Dal 2004 ha un ufficio al primo piano di una delle palazzine di Al Jazeera a Doha, dal quale dirige la versione in inglese del sito web dopo aver lavorato nel team New Media. Se il mondo ha visto le immagini della guerra a Gaza nel 2008 lo si deve soprattutto a lui. Durante quel conflitto Al Jazeera era l’unica televisione presente sul posto: tutti i network mondiali hanno ritrasmesso immagini delle sue troupe, intasando i centralini della sede operativa con richieste di utilizzo dei video. In quella occasione Nanabhay propose la sua iniziativa ai vertici dell’azienda: mettere tutto a disposizione sulweb  in Creative Commons.

“Queste sono notizie e le notizie non appartengono a nessuno: sono di tutti” dice Nanabhay intervistato di recente da Wired, spiegando la filosofia e l’intuizione alla base del suo lavoro ad Al Jazeera. Complice una conferenza del guru di internet e ideatore di Creative Commons Lawrence Lessig nel 2007 proprio a Doha, Al Jazeera ha deciso di rendere il suo materiale video gratuitamente disponibile online per i lettori, comprese le reti televisive concorrenti, tramite licenze CC che autorizzano l’utilizzo e il rimontaggio dei materiali, richiedendo esclusivamente la citazione della fonte. Una rivoluzione per il mondo della televisione, legato in modo strettissimo alla tradizionale impostazione del copyright e poco aperto all’innovazione. Per un network globale, poi, si trattava di una e vera e propria scommessa dal risultato più che incerto: aprire alla rete, alle sue condizioni e alle sue potenzialità, provando una strategia che nessun’altra emittente aveva mai tentato, seguendo criteri estranei al mercato televisivo. Per Nanabhay si è trattato di introdurre alcune dinamiche dell’etica hacker, come il lavoro per dedizione e la condivisione, all’interno di un’impresa mediatica, guidata da ben altre finalità.

L’archivio in CC di Al Jazeera oltre a essere un punto di riferimento per l’informazione online e una miniera di materiale sugli avvenimenti in Medio Oriente, si è dimostrato anche un’ottima idea in fatto di marketing: il traffico sul portale della tv del Qatar sarebbe aumentato circa del 500% nei giorni del lancio dell’archivio. Il direttore generale della televisione, Wadah Khanfar, inizialmente scettico nei confronti del progetto, si è dovuto ricredere confermando come lo status pionieristico di Al Jazeera nell’ambito dei Creative Commons abbia causato un ritorno di immagine impressionante e pubblicità virale. L’obiettivo strategico della televisione araba era aprirsi ai nuovi mercati negli USA, India e Africa, allargando la propria zona di influenza. Per Nanabhay il progetto prevedeva una componente più “filosofica” legata alla necessità di condividere la conoscenza tramite le risorse e l’apertura della rete e un’altra più strategica che sapesse coinvolgere un nuovo pubblico attorno ai servizi del canale tv del Qatar, oltre ad espandere Al Jazeera anche in nuovi mercati. Molte voci di Wikipedia si sono presto riempite di link a materiali provenienti dal nuovo archivio, rendendo quei contenuti disponibili a persone che non avrebbero mai visitato il sito di una televisione araba, additata fino a qualche anno fa di collusione con il terrorismo internazionale.

L’intervista a Mohamed Nanabhay è una lezione su come l’innovazione sia possibile, funzioni e porti risultati quando a perpetuarla è un management visionario, coraggioso e pronto a rispondere alle sollecitazioni della propria epoca. La strategia di Al Jazeera con Creative Commons può apparire rivoluzionaria, ma per Nanabhay si è trattato semplicemente di “creare nuovi bisogni. Abbiamo applicato la regola classica del marketing. L’archivio ci ha messo sulla mappa del mondo. Ci ha fatto entrare in così tante case. Non tutti i nostri video li diamo via gratuitamente. La gente, che ormai ci conosce, si scarica della roba gratis, e mentre lo sta facendo, nota anche altre cose, e le compra”.Le licenze Creative Commons esistono dal 2001 e si stanno diffondendo rapidamente come risposta al copyright classico e alla formula “tutti i diritti riservati”. Oltre ad Al Jazeera sono molte le istituzioni a offrire i propri contenuti in questo modo: Wikipedia si è dotata di una licenza nel giugno del 2009 e i contenuti del sito della Casa Bianca sono online con una CC dal giorno dell’insediamento di Obama. L’Italia, dove Creative Commons è approdata nel 2004 ed è guidata da Juan Carlos De Martin, è nelle prime posizioni mondiali per numero di adozioni e sono in Creative Commons, tra gli altri, il sito di Wired, gli inserti Tuttolibri e Tuttoscienze de La Stampa di Torino, il blog Giap del collettivo di scrittori Wu Ming, il sito della Polizia di Stato, nonché numerosi blog e siti web.

Fonte immagine: http://cc.aljazeera.net/

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